Una porta allargata ai bisogni del mondo (di Stefania Ermini)
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“Gianni!”
“Ciao
Stefania” “Sei
pronto per l’intervista telefonica?” Istanti
di silenzio, poi una comune risata. “Gianni,
non sono lì a percepire i colori, ad aspirare gli odori. Puoi descrivermi la
Comunità Santa Maria delle Grazie
?” Profusioni
di parole. Si intrecciano. Non vedo; ma sento la voce accogliente, calda,
ardente di Gianni Novello che
racconta la “sua” Comunità. Arrivato
in Calabria dopo l’esperienza del noviziato a Taizé presso frère Roger
Schultz, Gianni ha dato inizio ad
un cammino, ha dato forza ad una speranza. Quella di costruire una “casa” di
pace, con una porta allargata ai
bisogni del mondo. Afferro
nuovamente la voce appassionata di Gianni. Nello stesso momento in cui mi
preparo ad immaginare, schiudo lentamente gli occhi e Gianni mi accompagna nella
sua Comunità, luogo di preghiera e di accoglienza, a due 2 km da Rossano
Calabro sulle pendici dell’altopiano della Sila. La
sua descrizione incantata mi tiene sospesa tra cielo e terra, cullata
dall’aria e dal mare: “Da quassù
si vede il mare sai!” esclama Gianni, per tuffarmi nell’infinito. Sono
entrata nella “sua casa”. Gianni
ha dato voce di tenerezza a questo eremo del 1500, creando casa e Comunità nel
Natale del 1974, dopo che era stato abbandonato per qualche decennio. “Posso
chiederti come è nato in te questo desiderio di dare forma
all’accoglienza?” La
voce di Gianni rimanda a scorse memorie: “Sono stato uno dei primi frati
cattolici a Taizé. Sentivo la
necessità di vivere secondo le intuizioni ricevute. Viverle concretamente, in
mezzo alla gente. Cercavo un modo per unire idealità e fraternità. La mia
aspirazione era di vivere la fede tenendo le porte aperte”. “Sai”
-riprende con piglio veemente- “ero molto impegnato nei movimenti per la pace
come del resto lo sono adesso. Ma
in quegli anni, parlo del 1970, sentivo la necessità di offrire ai miei
compagni di impegno un luogo dove rifocillarsi, in cui rifornirsi di
energia spirituale. Perché il pericolo
è che lottando strenuamente, ti esaurisci”. Chiedeva
dunque una vita di Comunità, rispettosa delle differenze, pacifica, in cui il
lavoro e l’economia fossero a misura d’uomo, con la loro preghiera. Un nuovo
modo di concepire l’esistenza
umana. Scelse il Sud, Gianni, come terreno carico di frutti abbondanti. “Ero
molto innamorato del Sud. Sentivo che era più vicino alla maggioranza delle
situazioni del mondo. Avevo cercato un po’ in Puglia, in
Basilicata. Un giorno, in treno, trovai un giovane che
mi dichiarava le sue difficoltà circa la fede. Mi comunicava la sua
avversione per i preti, tranne che per uno: l’unico che sentiva più vicino al
suo modo di concepire la fede era il vescovo di Rossano Calabro. Pensai che se
un giovane mi parlava così bene di
un vescovo, questo poteva diventare
un punto di riferimento. Sono andato a parlarci e con lui ho iniziato il
progetto della Comunità Santa Maria delle Grazie”. Provo
ad accettare la mia impotenza nel vedere, ad immergermi nel solco profondo di
quel vivere semplicemente il quotidiano. Gianni alimenta la mia immaginazione
spiegandomi cosa avviene durante una giornata alla Comunità, come le persone
qui condividono alcuni progetti, come
l’uomo passa, è accolto, e silenziosamente
riparte. “La
giornata della comunità, nella quale vivono fisse tre persone, si dispiega
attraverso i tre momenti fondamentali
di preghiera. È la preghiera che diventa spazio. Diamo molta importanza anche
al silenzio, perché poche parole siano incastonate in questo insieme di
silenzio. Il mattino è dedicato al lavoro mentre il pomeriggio più
all’attività comunitaria. Oltre alle tre persone che vivono fisse nella
comunità, ce ne sono altre che pur non vivendo con noi, ne fanno parte. Con
loro ci troviamo il sabato o la
domenica o condividiamo qualche attività particolare” . “Inoltre
-aggiunge- a Pasqua e in estate facciamo degli incontri di approfondimento
biblico o sulla pace. Da qualche
anno poi dedichiamo una settimana al tema “Spirito, arte, pace” dando
appuntamento in qualche altra regione fuori da Rossano. Cerchiamo di
conciliare la dimensione spirituale, alla bellezza e all’arte. Chiamiamo questa
settimana “Visitazione”. È
ispirata al tema di Maria che si reca dalla cugina
Elisabetta per comunicarle qualcosa di bello che
le è capitato nella vita. Così questa settimana vuole avere come scopo
quello di andare in una regione
diversa ogni anno alla scoperta di segni di speranza”. Sento
ancora accoglienza nel “fare casa” di Gianni: “L’accoglienza ti permette
di vivere un confronto, di vivere
nella sincerità della vita. Noi non ci siamo specializzati a far casa con un
tipo di persone piuttosto che con un altro. Il fare casa è aprirsi alle
persone che incontriamo lungo il cammino della vita. Fare casa vuol dire fare
amicizia, ad esempio con la persona che incontri a fare la spesa. Fare casa vuol
dire fare solidarietà con una persona che ti confida la sua vita. Fare casa
vuol dire accogliere l’immigrato che bussa alla tua porta. Far casa vuol dire
sentire che c’è uno spazio d’ascolto nella famiglia”. Occorre
dunque dilatare lo sguardo sino ad abbracciare le esigenze dell’intera
famiglia umana. “Nella società
è l’urgenza da imparare nuovamente” riprende Gianni “pena
l’inaridimento di sentimenti, di emozioni. Noto sempre di più come i bambini
piccoli e i giovani hanno bisogno di sentire che la loro famiglia non è chiusa
nelle mura di quattro persone, ma che queste persone appartengono a mondi
moltiplicati, che fanno casa con tanti altri. Riscoprire
la famiglia personale, ma anche la
famiglia comunitaria che ha uno sguardo su valori forti”. Inno
concreto alla vita, cantato ogni giorno nell’accogliere la vita nascente,
nell’accarezzare la vita ferita, nell’accompagnare la vita agonizzante, nel
dare sorriso e dignità al mondo. Ecco il messaggio lanciato dalla Comunità
Santa Maria. La
voce delicata di Gianni mi ha aperto la porta alla “sua” Comunità, mi ha
fatto accomodare, distendere,
ascoltare. “Hai bisogno di nient’altro?”
mi sussurra Gianni. “No. Grazie del tempo che mi
hai dedicato” rispondo. Lo
spazio, la distanza. Tutto è stato colmato dalla sua voce sottile. Riapro gli occhi. Sento ancora il profumo del mare, sospesa tra aria e terra. Sento ancora il profumo di una “casa” di pace, con una porta allargata ai bisogni del mondo, dove l’uomo che passa fa famiglia con l’uomo che trova. |
Fraternità Monastica S.Maria delle Grazie
Contrada S.Maria delle Grazie, 8 - Rossano Calabro (CS)