Il cammino inarrestabile dei migranti (di Erri de Luca)

 

«Nascesse oggi sarebbe in una barca di immigrati insieme a Maria, gettato a mare in vista della costa di Puglia o Calabria». Gesù, secondo Erri de Luca, nasce ogni giorno al largo dei nostri mari. È tra gli ultimi del mondo, che cercano un riparo. È tra gli invincibili, cioè tra coloro che, pur costantemente vinti, sono sempre pronti a rialzarsi.

Erri, in che modo la Bibbia, libro che frequenti assiduamente, si occupa di chi bussa alla nostra porta e ci chiede accoglienza?
“Che dà allo straniero pane e vestito” questo dice di sé la divinità nella Scrittura sacra. E alla creatura umana dice “e amerai lo straniero perché stranieri foste in terra d’Egitto”. Circa cento volte la Bibbia scrive la tutela dello straniero. Insiste la divinità col verbo amare, con il più forte sentimento e la più potente energia del corpo umano. Amare, che fa del bene prima di tutto a chi ama prima di far del bene all’altro, allo straniero.
Non è certo così che oggi vengono accolti i tanti stranieri che bussano alla nostra porta. Vorrei che tu mi dicessi qualcosa di una parola che rispecchia bene i nostri tempi. La parola “clandestino”.
“Clandestino” è una parola che non rimanda a un reato penale, ma solo a un disagio amministrativo. Indica non un criminale, ma una persona che deve mettersi in regola con alcune pratiche. Il problema è che con questa parola si vuole bollare tutta l’umanità che si sposta a piedi per il mondo in cerca di una vita migliore. Per me è una parola neutra dal punto di vista legale, nobile dal punto di vista umano.
Hai dedicato un tuo recente spettacolo agli “invincibili”, cioè a quei vinti come Don Chisciotte che per il fatto stesso di essere costantemente vinti sono, in fondo, imbattibili. Anche i migranti di oggi sono invincibili?
Questa nozione di invincibile me l’ha suggerita un poeta turco, Nazim Hikmet che chiama Chisciotte “il cavaliere invincibile degli assetati”. Lì per lì mi sono detto: “Ma come gli viene in mente? Che razza di invincibile potrebbe essere mai Chisciotte se è un vinto a oltranza?”. Invece è così, ha ragione Hikmet, gli invincibili sono quelli che, continuamente battuti, senza potersi arrendere mai, si rialzano in piedi e sono pronti a battersi di nuovo.
Oggi gli invincibili sono i migranti, perché nessuno può fermare chi viaggia a piedi. I migranti partono su qualsiasi imbarcazione, da qualsiasi sponda e compiono un viaggio di sola andata, senza biglietto, tantomeno quello di ritorno. Sono questi gli invincibili, quelli che non possono essere sbaragliati. Nessuna polizia, niente e nessuno può essere peggio di quello che già gli è stato fatto e per il quale si sono decisi a togliersi di casa, abbandonare tutto e percorrere il mondo a piedi.
Che cosa unisce, secondo te, questi milioni di migranti?
Il coraggio sfegatato. Ci vuole uno straordinario coraggio a strapparsi dal proprio posto e cercarne un altro, qualunque sia. Il problema è che oggi non avvertiamo questo coraggio, non lo riconosciamo. Oggi avvertiamo piuttosto la paura.
Di cosa è fatta questa paura?
La paura è un sentimento politico, che si può cavalcare e che produce maggioranze. La paura però acceca, fa dimenticare tutto, nasconde provenienza e appartenenza, ci fa sentire dei nati ieri senza passato. La paura, poi, spinge a misure che non sono utili, perché né sbarramenti, né espulsioni, né naufragi fermeranno un’ondata migratoria che arriverà comunque e che ci cambierà i connotati.
Secondo te questo atteggiamento di paura contiene del razzismo?
Il razzismo da noi è come la mafia, non esiste. Nessuno lo ammette. Invece c’è un anticipo di razzismo, non quello catastrofico che si è manifestato nella prima metà del Novecento, ma uno strisciante, secondo, imbarazzato, ma efficace lo stesso.
Cosa si può fare, Erri?
Occorre programmare sistematicamente il sentimento della fraternità. Non quello della tolleranza che è insuf-ficiente. La tolleranza è qualcosa che qualcuno si deve sforzare di suscitare dentro di sé. No, la fraternità, questo è l’argomento all’ordine del giorno.

* La conversazione è tratta dall’incontro di Massimo Orlandi con Erri de Luca in occasione del meeting di San Rossore, Pisa, del 2008.


Invincibile non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte, 

chi mai rinuncia a battersi di nuovo.
Erri De Luca