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Prefazione "Beati coloro che hanno l'audacia di sognare e sono disposti a pagare il prezzo necessario perché il loro sogno prenda corpo nella storia" Card. Suenens
In questi tempi in cui la fedeltà, la gioia e la speranza non hanno peso né durata, non basta più il coraggio velato dell'anticonformismo, occorre il coraggio quasi infantile di una nuova immediatezza, di una nuova spontaneità critica. Non si deve temere di dire che non è giusto che vengano considerati fedeli soltanto coloro che come discepoli si riuniscono a porte chiuse e tendine tirate.
Non è giusto che quelli che s'avventurano in terra straniera, non per spegnere il lucignolo fumigante ma per ravvivarlo, vengano fatti passare per sognatori.
Non è giusto che vengano considerati fedeli soltanto coloro che celano le inquietudini invece di guarirle.
Questa post modernità, oltre la crisi della politica e della società fa emergere che è in crisi un cristianesimo soffocato in un ricettario di miracoli e prosperità, in un rifugio spiritualista di fronte al male e alla
sofferenza, in soluzioni preconfezionate dove manca acqua viva.
C'è la percezione di essere ancora alle soglie del cristianesimo e che manchi il battesimo del "fuoco".
Il cristianesimo non è una spiegazione del mondo e della vita, non ha risposte "ultime", è un impatto col vento, è la fede non di chi ha certezze ma di chi è capace di chiudere gli occhi e procedere al buio, di chi ha l'umiltà, come dice Antonietta, di "appoggiarsi".
Dobbiamo cercare Dio e l'uomo con cuore umile e con intelligenza viva, e ciò presuppone una convivenza lunga e disarmata con la gente e con Dio.
La convivenza ha lo scopo di aiutarci a rimanere in ascolto per molto tempo, con lucidità ed affetto dell'universo, della gente e della loro esperienza religiosa.
Per il moralista la vita umana è un complicato sistema di virtù e vizi e in mezzo a ciò c'è l'amore, che è unicamente una delle virtù. Ma per il mistico non esiste tutto questo sistema complicato e l'amore è tutto, non separa il grano dalla zizzania perché sa che colui che vive lottando contro la stessa vita agonizza.
Il mistico conosce Dio per amore, il poeta sperimenta le cose per la risonanza che esse hanno in lui.
Antonietta, toccata da Dio, vive una dimensione mistica e poetica e balza alla ricerca dell'evidenza e dell'unione. Lo stesso desiderio di unione di Dio che non può riposare finché tutto il creato, come figlio prodigo, non ritorni alla sua tenerezza.
È un tempo che propone opere e progetti, decaloghi e programmi di vita, e di questa pesantezza non se ne può più. In questo tempo, due piccole realtà, quella di Antonietta in Bolivia e la fraternità di Romena in Toscana, si incontrano in cammino, senza cercarsi, nella leggerezza dell'essere portati dal vento.
Due piccole realtà che cercano il risorto che non è più tra i morti, e lo cercano alle prime luci dell'alba, col fiato in gola, in sussurri lievi di parole.
Fedeli alle parole del risorto: "non trattenermi", non irrigidirmi, parole tutte a togliere peso, a sciogliere, non a legare, ad aprire, non a chiudere.
Questo libro nasce da due incontri di Antonietta a Romena.
Li abbiamo chiamati "Semplicemente vivere". È da questa minima fedeltà alla vita che vogliamo ripartire, con un sogno comune, quello di liberare la speranza. Quella speranza che ama ogni segno di vita nuova ed è sempre pronta a favorire i germogli di quel che è pronto per nascere.
Speranza è la resurrezione che non è la creazione di un'altra realtà, ma la trasformazione di questa realtà in una più grande pienezza di vita.
La speranza è una maniera di essere, non il facile ottimismo ma il coraggio, la nobiltà d'animo, la grazia costosa, l'umanizzazione della realtà.
Non inseguiamo la u-topia, il non luogo, bensi la eu-topia, un luogo altro, un buon luogo. Un luogo in cui siano raccolti tutti a partire dal fragile presente del giorno per giorno, rispondendo con responsabilità all'impegno quotidiano.
"Le donne e i poveri fanno gesti mentre la politica e la chiesa fanno le
opere", ci dice Antonietta. Quando faremo il bilancio del nostro lungo servizio a Dio, ci renderemo conto che la nostra opera suprema è stata
"quel poco di bene".
Antonietta fedele al "poco", pronta all'eterno peregrinare e a un amore da mendicanti.
Antonietta donna del mare che ama tutte le strade e tutti i silenzi, sposata continuamente col cielo, con l'aria, col vento marino.
Antonietta ha raccolto resistenza, spazio, ali e per questo non sopporta fedi incasellate e chi propone itinerari di santità.
Gesù le ha permesso di respirare, le ha mostrato, che non si deve aver paura e che la forza dello spirito traccia il cammino.
Ho bisogno di amici e amiche, che come Antonietta, mi aiutino a sopportare il percorso del Dio vivente che è tutto un "adesso", che come Zaccheo sono saliti sul sicomoro, l'albero della pazzia e del coraggio, alla ricerca di uno sguardo e di una intimità di casa e un calore di cena, che come Gesù si incarnano per vedere se l'uomo è davvero lontano mille miglia da Dio o se è solo ad un passo e che il compito che abbiamo, è fare quel passo con ogni uomo.
Luigi Verdi
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