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Sulle orme di Dante
Strada facendo si va incontro naturalmente ai molti siti che portano l’impronta delle memorie e dei versi di Dante. Ancora sussiste la torre di Romena. Colà il
Bresciano, Mastro Adamo ad istigazione del Conte di Romena, fabbricava fiorini falsi con lo stemma della repubblica, e veniva abbruciato in un luogo, che a ricordo di quest’avvenimento chiamasi la Consuma e chi di là passa suol gittarvi sopra una pietra.
(da: Viaggio in Casentino sulle orme di Dante di Theodor Hell -1841)
La rigida giustizia che mi fruga
tragge cagion del loco ov’io peccai,
a metter più li miei sospiri in fuga.
Ivi è Romena, là dov’io falsai
a legge suggellata del Batista,
per ch’io il corpo su arso lasciai.
(Inferno- Canto XXX 70, 75)
Maestro Adamo falsificò nel castello di Romena, i fiorini d’oro. Fu scoperto a Firenze mentre spacciava le monete false e fu mandato al rogo nel 1281.

Una descrizione da romanzo gotico
… Persino l’aspetto selvaggio e davvero singolare di quel luogo (Pratovecchio) non era scevro di fascino, soprattutto perché sulla cima di una collinetta che dominava il paese sorgevano i ruderi di castello chiamato Romena, un tempo proprietà di una stirpe di Conti con lo stesso nome (i Conti Guidi), che Dante ha reso immortale menzionando come noti tagliagole un Guido ed un Alessandro di quella casata. Bastò questo, naturalmente, a farci fissare le fosche pareti, senza dubbio, lorde di sangue, con tutto l’effetto che la suggestione romantica sa ispirare. Fu però l’ultima cosa che attirò la nostra attenzione dopo aver lasciato
Pratovecchio.
(da: A cavallo dalla Consuma a Pratovecchio e Camaldoli di Frances
Trollope - 1841)

Romena, nome di origine etrusca
Romena, nome di origine etrusca e sede importante di etrusca popolazione. L’importanza storica e monumentale di Romena, la sua felice posizione, e soprattutto i ricordi danteschi, che si collegano a quell’antico castello ne fanno meta quotidiana e gradita di tutti quelli (e sono molti) che vengono nel Casentino (Chiamato il paese più dantesco d’Italia), e specialmente di quei dotti stranieri che da Firenze si partono sol per vedere Romena.
(da Guida del Casentino, di Carlo Beni, ristampa 1958 per i tipi di Giorgi & Gamberi)


Cade la sera. Nasce
la luna dalla Verna
cruda, roseo nimbo
di tal ch’effonde pace
senza parola dire.
Pace hanno tutti i gioghi.
Si fa più dolce il lungo
dorso del Pratomagno
come se blandimento
d’amica mano l’induca a sopor lento.
Su i pianori selvosi
ardon le carbonaie,
solenni fuochi in vista.
L’Arno luce tra i pioppi.
Stormire grande ad ogni
Soffio, vince il corale
ploro de’ flauti alati
che la gramigna asconde.
E non s’ode altra voce.
Dai monti l’acqua corre a questa foce.
Gabriele D’Annunzio,
Romena, 16 agosto 1902 - mezzanotte
(Alcyone, I tributari, 51- 70)

Il Casentino di Miss Noyes
Le torri sbrecciate
Di tutte le roccaforti in rovina del Casentino è Romena quella che ha l’aspetto più tragico. Le torri sbrecciate, che si innalzano sopra le aride terrazze che circondano il colle più in basso, sembrano mostrare non la lenta rovina del tempo, bensì una distruzione improvvisa piombata su di loro a causa dei loro peccati. È come se il calore dei fuochi illeciti, con i quali Maestro Adamo coniò i fiorini falsi per i malvagi Conti, avesse calcinato le pietre del Castello.
Da tutta la Vallata si possono vedere distintamente queste torri desolate erigersi, solitarie e distanti, e non sembrano godere come tutto il resto della Valle del dolce influsso della luce e dell’aria. Se un giorno sereno ci fosse una sola nuvoletta nel cielo, Romena sarebbe dietro ad essa, nera sullo sfondo, in mezzo allo splendore oro e porpora dintorno.
(da: Il Casentino e la sua storia di Ella Noyes - Londra, 1905)
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