
«Quello che vogliamo fare è “vivere con la porta aperta”, disponibili ad accogliere tutto quello che capita, situazioni, persone, bisogni, richieste, e con la volontà di condividere un pezzo di strada. Nella consapevolezza che, spesso, siamo noi i primi ad avere bisogno di essere accolti dagli altri»
Bruno Volpi
“Per cosa ci si è amati, per che cosa si è deciso di spendere una vita insieme? Solo per condividere la fatica della sera?” Parte da una provocazione e un invito l'incontro con Bruno e Enrica Volpi. La provocazione è a guardare dall'interno la vita delle coppie, la vita delle famiglie: ci è davvero sufficiente aver investito per un rapporto che vive di briciole, di stanchezza, di tempi residui, sottratti al lavoro e agli impegni? E da qui l'invito: perché non pensare a una famiglia che respiri, a una famiglia nella quale il lavoro si prenda una parte ma non ci schiacci, perché non pensare a aprirsi ad altre famiglie, ai bisogni del sociale, alla condivisione? Bruno e Enrica testimoniano che questa possibilità esiste: è nella loro vita e nel sogno che hanno realizzato di vivere, pur mantenendo pienamente la loro identità di famiglia e i loro spazi, in vicinanza e comunione con altre famiglie.
Un sogno che si è allargato a tutto il Paese: oggi sono almeno 150 le famiglie che hanno condiviso la scelta di Bruno e Enrica costituendo i cosiddetti condomini solidali, nuclei formati da 3-4 famiglie che pur vivendo autonomamente, sono collegate da un legame di condivisione e accoglienza, e c'è una associazione, "Mondo di comunità e famiglia" che ne raccoglie molte di più: sono tutte quelle famiglie che dedicano almeno un giorno al mese a incontrarsi a condividere a stare insieme (per saperne di più www.comunitaefamiglia.org e, in Toscana, acftoscana.wordpress.com).
C'è una sintonia profonda tra il cammino raccontato da Bruno e Enrico e la ricerca di Romena di individuare spazi di vita più autentici, dove ciascuno possa esprimere se stesso incontrando l'altro. Questa coppia di nonni porta un contributo forte e energico rivolto a ciascuno: “Ricordate - dice Bruno - che quella della famiglia è una vocazione completa”. Perchè la famiglia di cui parlano non è un soggetto chiuso in se stesso, ma aperto, in dialogo capace di attivare energie preziose, di dare risposte ai bisogni sociali del territorio in cui opera.
Fondante per questa coppia di brianzoli è stato il contagio dell'Africa: appena sposati, ci hanno vissuto per otto anni, tornando a casa con cinque figli (“4 li abbiamo fatti noi, una bimba l'abbiamo trovata lì già fatta”) e tre insegnamenti : “Che bisogna "perdere tempo" nelle relazioni", che se fai, semplicemente, quello che sai fare senza pretendere, non ti mancherà mai niente, e soprattutto che la carità non è un obbligo ma uno stile di vita”. Quando sono tornati hanno tradotto questa spinta in due sole parole: porte aperte. E sono nati i condomini solidali, restituendo un fascino comunitario, il sapore di un villaggio o di un cortile di una volta, a un luogo, il condomino, che spesso sa di grigio, dove le famiglie vivono troppo isolate. Oggi Bruno e Enrica continuano a contagiare tante famiglie del loro sogno:"Ricordate – dicono - che la famiglia é il luogo della tenerezza e dell'amore. Così era nei vostri sogni: e allora fidatevi dei sogni, non restate isolati" .
All'incontro di Romena hanno partecipato tante famiglie dell'associazione e i tre nuclei del condominio solidale “Il sogno di Figline Valdarno”. Nell'occasione abbiamo sperimentato anche una forma di accoglienza per i bambini: mentre gli adulti seguivano l'incontro in pieve i piccoli si sono ritrovati nella sala del camino insieme ai burattinai Andrea e Gabriele e con l'attenzione di fratelli e sorelle maggiori. Una esperienza da riproporre in futuro per permettere a tante famiglie di poter vivere Romena, e ai bambini di poter trovare spazi e momenti tutti per loro.
“Non è finito l'incontro - abbiamo detto a Bruno e Enrica salutandoli - Oggi è cominciato, con voi, un nuovo cammino”.
È possibile vedere il video completo dell'incontro cliccando qui
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