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La Fraternità Dicono di noi PORTO DI TERRA - Casentino 2000

PORTO DI TERRA - Casentino 2000

Venerdì 18 Febbraio 2011 17:14

Cos'è che spinge migliaia di viandanti della nostra epoca verso la Fraternità di Romena? Siamo andati a scoprirlo...
nostro servizio

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Cosa succede oggi a Romena?
E' una domenica pomeriggio qualsiasi e la domanda arriva prima ancora della pieve. Sugli ultimi tornanti le auto sono già in fila, ordinate una accanto all'altra. Un matrimonio? Una festa? O cos'altro tiene in vita la pieve romanica la cui parrocchia non arriva a cento anime? Può bastare la sola curiosità a spingere verso l'ingresso. II portone è semiaperto. La chiesa è piena di gente, molti sono seduti per terra sul grande tappeto che copre la navata centrale. Ascoltano un prete, seduto sui gradini accanto a un'icona. Sono le 5 del pomeriggio di un giorno di luglio, e ci chiediamo perché tanti giovani siano qui, in silenzio, a pregare, invece che a sfogarsi d'estate in un luogo di ordinario divertimento. Forse è per la nudità di questa pieve, per la sua pietra accarezzata dalle candele. Forse è per quel rito così semplice eppure così pieno di emozione. O forse è per don Luigi, che qui tutti chiamano Gigi, il prete, e per le sue parole che senza compiere molti giri, ti spuntano addosso. La domanda non compie molti giri. Ha solo bisogno di aspettare la fine della messa. Gigi, gli chiediamo, perché tutta questa gente ha scelto di venire qui oggi? "'Perché in un mondo tanto caotico e individualista c'è bisogno di luoghi dove riuscire a incontrare se stessi e gli altri, dove respirare un po' di autenticità e riuscire a dire 'ti voglio bene'. In questa pieve così essenziale eppure così armonica apprendiamo ogni domenica una lezione importante: che alla dimensione dell'aggiungere, che è tipica di una società consumista, occorre sostituire la dimensione del togliere perché è così, senza pregiudizi e smanie di avere, che è possibile ritrovare i valori più essenziali e autentici. Questo è ciò che io stesso, sulla mia pelle, ho imparato incontrando Romena nel mio cammino di prete". Ma che cosa c'è in comune tra questa pieve, che sembra sbocciata nel verde della campagna casentinese, e la storia di questo sacerdote quarantenne, fuori dagli schemi, che ha rivitalizzato la pieve, facendo nascere qui una fraternità. "Lo vedi quel capitello? Gigi lo indica con la mano - C'è scritto che questa chiesa fu edificata in tempore famis, in tempo di carestia. Durante un periodo difficile, in cui non c'era da mangiare, nasceva questo luogo bellissimo. E' quello che è successo a me. Undici anni fa ho vissuto un periodo di profonda crisi spirituale: da quella crisi è nata in me l'idea di costruire una fraternità qui a Romena. Molto spesso· attribuiamo alle crisi solo un valore negativo. E invece una crisi è anche altro: è una opportunità di crescita. Questo è un altro dei valori che coltiviamo qui a Romena".

La Fraternità cresce
La messa è finita. Ma questo, qui a Romena, significa semplicemente che il pomeriggio di incontro continua all'esterno, nel grande parco verde, o all'interno, nei locali della fraternità. Se la guardi dall'alto è una bella tavolozza di colori. Se ti avvicini è un pullulare di volti, di sorrisi, di abbracci. "Con la Fraternità - spiega Gigi Romena è in fondo tornata a svolgere il ruolo che aveva tanti secoli fa. Allora era un punto di sosta per i pellegrini che dal nord d'Europa andavano verso Roma, oggi è un punto d'incontro per i yjandanti del nostro tempo che vengono qui, si fermano per un fine settimana, e poi ripartono". Al primo piano della canonica un enorme libro di legno accoglie decine e decine di foto di gruppo: ecco i viandanti: "Sono cinquemila in tutto le persone che in questi dieci anni hanno frequentato le nostre attività. Molti vengono dalla Toscana, ma tanti anche da altre zone, da Roma come da Padova, da Torino come da Salerno. L'unico motore di questi anni è stato uno spontaneo passaparola: Romena si è fatta conoscere perchè coloro che sono venuti qui hanno voluto condividere questa esperienza con i propri familiari, con i propri amici. E così una grande ricchezza di Romena è che qui vengono persone di tutte le età, provenienti da ogni tipo di esperienza. Insomma questo è per me un porto, un porto di terra". La visita ora ci conduce in una grande sala con un tavolo ovale: Gigi lo ha progettato cosi perché da qualsiasi punto del tavolo ciascuno possa vedere tutti gli altri. E' il luogo dove si svolgono molti degli incontri. E' anche l'occasione giusta per arrivare al cuore della nostra curiosità: in cosa consistono i corsi di Romena? "Il cammino dei corsi riflette quello della parabola del figliol prodigo. Il primo corso, quello che praticamente tutte le persone che vedi qui hanno frequentato, riguarda la fase in cui il figliol prodigo, dopo un lungo peregrinare, 'rientra in se stesso'. Il primo corso ha quindi come obiettivo quello di incontrare noi stessi, anche attraverso l'esperienza degli altri. E' quindi un. corso sull'uomo, e non ha di per sé un contenuto religioso. li secondo corso ha invece un contenuto più spirituale: nella parabola rappresenta l'abbraccio del figliol prodigo con il padre cioè la volontà di abbracciare un Dio: è quindi un corso in cui cerchiamo la spiritualità, ma la cerchiamo nel quotidiano, attraverso il respiro d'infinito che nasce dalle piccole cose. Infine c'è il terzo corso: il figliol prodigo dopo riabbraccio con il padre, è pronto ad andare verso gli altri: è il corso del servizio, dell'incontro con i bisogni e le necessità del nostro prossimo. Tutti questi corsi sono sviluppati da me e da Don Gianni che da sei anni condivide il cammino di Romena, ma anche da molti altri collaboratori".

Il sogno di Romena
E' vero che sabato arriva Alex Zanotelli?" "Posso segnare mia sorella al primo corso?" "Quando c'è il ritrovo del gruppo assistenti?" Nella segreteria della fraternità il viavai di persone è ininterrotto. Notizie e richieste si intrecciano senza frenesia, ma anche senza sosta. E' un armonico flusso che però offre chiaro, il segno che la fraternità si sviluppa, cresce, va avanti. Basta sfogliare un numero della rivista di Romena (è un trimestrale che viene mandato a tutti i corsisti e a tutti coloro che lo richiedono) per capire quanto articolata sia la vita della Fraternità: oltre ai corsi, ci sono gli incontri con personalità del nostro tempo (vi hanno partecipato personaggi come Luigi Ciotti e Giancarlo Caselli, Luigi Bettazzi e Arturo Paoli) le veglie di preghiera itineranti (quest'anno toccheranno dodici città) c'è anche una sede decentrata, a Firenze, dove una sessantina di collaboratori di Romena hanno dato vita alla Compagnia delle arti di Romena, la cui finalità è quella di mettere in scena spettacoli e animazioni in luoghi dove 'un sorriso può essere davvero prezioso, come case di riposo, ospedali, centri handicap. "La grande sfida di Romena - spiega Gigi è quella di continuare il suo cammino stando però sempre attenti a non perdere il contatto con le proprie radici. Per noi è fondamentale che la fraternità possa svilupparsi, entrare in contatto con tante persone, ma è ancor più importante che non si perda mai il fuoco degli inizi". E i rapporti con il resto della Chiesa? Come viene considerata questa esperienza di frontiera? "Il Vescovo di Fiesole ha sostenuto questa esperienza sin dagli inizi. Questo ci ha permesso di costruire la fraternità con grande libertà. Romena, è bene precisarlo, non è un'isola spirituale, non è un luogo a sé. Noi ci sentiamo parte di quella rete invisibile di persone, realtà, associazioni che ogni giorno, senza clamori, testimoniano la voglia di un mondo diverso, meno egoista e più attento all'uomo". Solo ora riesco a leggere un cartellino in legno all'ingresso della Fraternità. Sopra c'è una frase di Giovanni Vannucci: "In questo piccolo spazio vorrei che ogni uomo si sentisse a casa sua e, libero da costrizioni, potesse raggiungere la conoscenza di se stesso e incamminarsi nella sua strada forte e fiducioso. Vorrei che fosse una sosta di pace, di riflessione per ogni viandante che vi giunge, un posto dove l'ideale diventa realtà e dove la gioia è il frutto spontaneo". Gigi, è questo Romena? "Questa frase riflette il nostro sogno, quello che coltiviamo ogni giorno. Vedi, alcuni anni fa è venuto a trovarci l'Abbè Pierre, il fondatore di Emmaus. Gli abbiamo chiesto di darci un consigilo per la nostra fraternità. 'Preoccupatevi sempre di lasciare un vetro rotto nella vostra fraternità' ci ha detto. Poi ha spiegato: 'le comunità piccole sono una grande risorsa per la chiesa. Ma è necessario che sappiano rimanere aperte al disagio, aperte all'altro: se si lasciano vedere le proprie ferite, i propri vetri rotti, è più facile che una persona che cerca aiuto senta di potersi fermare'. Ecco, così vorremmo che fosse Romena. Un luogo di cui ci si possa fidare, in cui si senta di poter essere accolti. Dove in qualsiasi momento si possa trovare un po' di silenzio, una parola, un abbraccio".

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