Dicono di noi
DON LUIGI SUI GIOVANI - Avvenire
Questi giovani chiedono senso
Idee verso la Domenica delle Palme. «I ragazzi hanno un mondo davanti che non gli piace. Occorre offrire loro una proposta ricca di passioni»
di Luigi Verdi* - Avvenire, 16 marzo 2006
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Sono attratto dalla forza fragile della gioventù. I giovani sono dei provocatori, indecisi e inquieti, al centro della tempesta, infastiditi dall'incertezza di noi adulti. I giovani hanno un mondo davanti a loro che non gli piace: per questo lo subiscono, lo ripetono, ma non lo amano. Occorre offrire una proposta di cammino per coloro che vivono la fase della vita più ricca di conflitti, di sogni, di passioni, di scelte di vita. A questi "figli prodighi" Gesù propone un percorso per poter ritrovare amore a se stessi, alla vita e a Dio. Un cammino che passa dal rientrare in se stessi,per poi far pace con Dio e ritrovare un luogo che li faccia sentire a casa. Sono anni che ai giovani si cerca di uccidere l'intelligenza, togliendo loro la capacità di leggere dentro se stessi e dentro gli avvenimenti. E stato loro appesantito il cuore con dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Quello che mi stupisce è che nonostante tutto, la qualità dei loro sentimenti resti viva: amano, odiano, si emozionano, si indignano, hanno tenerezza e profondità. . Bisogna ricordarci che il male è banale, nasce dalla monotonia e dalla routine, dal ripetere la vita come un rito, ma che la perla preziosa è dentro l'acqua e che lo spirito vi soffierà, prima o poi, per farla riemergere. Per questo quando li avviciniamo dobbiamo andare oltre i problemi se vogliamo ìncontrarli, dobbiamo apprendere il loro linguaggio, diventare uno di loro e capire che prima di gettare il seme occorre dissodare il terreno, che più che aggiungere messaggi e idee occorre togliere le maschere e la paura.
La civiltà dell'immagine ha affossato quella della parola, le immagini si subiscono e basta; i ragazzi si esprimono con frasi slegate, parolacce e rìsatìne.senza saper spiegare cosa provano davvero o da che parte stanno. Per questo verso di loro non servono interventi straordinari ma una strategia dell'attenzione. I giovani vivono una rivoluzione spirituale silenziosa, hanno sete di qualcosa di diverso, sono in cerca di una speranza e di un ideale di vita, di una spiritualità fondata su qualcuno. E' una generazione in transizione che tenta di passare dall'aver timore e soggezione di Dio all'esserne innamorati. Dio è semplicità. Il loro non essere ipocriti, il non sprecare parole, l'avere il cuore dov'è il loro tesoro li rende semplici e più vicini a Dio di quanto pensino loro e possiamo pensare noi. L'uomo oggi disperde il miracolo della vita in ogni modo e credo che la generale insoddisfazione dei giovani nasca dal fatto che vivono a caso, disattenti, senza un senso. Occorre creare le condizioni perché possano incontrare davvero se stessi e gli altri e attraverso questa ritrovata autenticità incontrare Dio che, meglio di noi, gli fa percepire il il senso per cui sono al mondo, li fa sentire "unici" e non un numero. Luoghi che li facciano sentire a casa. Prima di rimproverarli bisogna amarli: il dono più prezioso che possiamo offrire a chi si ama è la nostra felicità e la nostra vera presenza. La casa che cercano i giovani è un luogo dove gli altri non giudicano, non chiedono troppo, in cui si è se stessi in cui Dio entra come un soffio di amicizia e di libertà. Le città, le ìmmagini e le idee oggi si trasformano più rapidamente del cuore dei giovani, per questo credo che quello che può cambiare i giovani sono gli incontri, non le idee, sono luoghi sinceri, che li facciano sentire a casa, non spazi da attivisti e intellettuali. I ragazzi non possono sopportare troppa realtà ma neppure troppi sogni, hanno bisogno di una "realtà vivente", nella quale i sogni si realizzino a patto che siano forgiati da un desiderio autentico, a patto che sappiano respirare aria di concretezza.
* responsabile della Fraternità di Romena
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