Dicono di noi
INTERVISTA A DON LUIGI - Avvenire
IN PREGHIERA
«I giovani? Cuori semplici alla riceca di sé e di Dio»
di Daniela Pozzoli - AVVENIRE, 3 marzo 2007
Incontro con don Luigi Verdi, che nella «sua» pieve in Toscana vede passare centinaia di ragazzi che chiedono di imparare a pregare: «La maggior parte sa percepire ciò che è autentico. Quando si toccano queste corde, è naturale per loro avvicinarsi alla spiritualità. In Quaresima proviamo a essere essenziali, fedeli»
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«Rivoluzionari», «fragili ma sinceri», «in ricerca», «innamorati di Dio»: sono le caratteristiche salienti dei ragazzi che don Gigi Verdi incontra - a centinaia - ogni anno nella fraternità di Romena, pieve medievale nel Casentino, guidata da lui e da alcuni amici-collaboratori tra cui sacerdoti, psicologi, genitori, intellettuali che insieme organizzano corsi per «ritrovare se stessi» in un cammino umano e spirituale. I corsi da 30 partecipanti si tengono ogni fine settimana e sono un osservatorio sulle nuove generazioni. «No, non esagero - sostiene don Luigi - la maggiorparte dei giovani che incontro e che provengono da varie parti d'Italia sanno percepire ciò che è autentico e semplice. Quando la spiritualità tocca queste corde, allora è naturale per loro avvicinarsi anche alla preghiera. Questi ragazzi, infatti, coltivano una rivoluzione spirituale silenziosa, che è sete di qualcosa di diverso, di una speranza e di un ideale di vita che vada oltre, e che allo stesso tempo gli permetta di leggere meglio la realtà».
Che idea si è fatto dei ragazzi di oggi?
«Non un'idea, ma tante idee: i giovani sono un mosaico in movimento, nessuna definizione può giustamente, contenerli. Quello che percepisco è i loro disorientamento: vivono in un mondo che non gli piace e che finiscono per subire. Per di più gli adulti, soprattutto i genitori, si rapportano a loro col linguaggio dell'incertezza, spesso senza dare chiari e leggibili punti di riferimento e quindi alimentando questa loro indecisione. Questo sbandamento. questo sentirsi costantemente" in mezzo alla tempesta", fa sì che questi ragazzi non riescano a mettere in contatto il cuore con la mente e la mente col comportamento: la conseguenza è che si sentono indecisi, e ancor più impazienti perché non riescono a misurare il peso dei propri desideri».
Coltivano la spiritualità o qualche giorno in un monastero è «di moda»?
«I gìovanì sentono davvero Il bisogno di innamorarsi di Dio. I ritiri possono offrire una risposta al bisogno di incontro e di condivisione».
Che rapporto hanno con la preghiera?
«E'un bisogno. Forse, rispetto agli adulti, hanno una minor consapevolezza del valore che può avere questo spazio di silenzio e di accoglienza di Dio, però sanno gettare la maschera prima e meglio di noi. Oggi si fatica a pregare proprio a causa del "disordine della mente" e della vita che conduciamo. La via spirituale e la preghiera ci permettono di vedere il caos che abbiamo dentro, fatto di impressioni, di rumore, di cose in un continuo vortice. E a volte tutto questo fa paura. Il governo di noi stessi costa oggi più fatica di sempre; la lotta contro questo disordine è l'inizio del nostro abbandonarsi a Dio».
Come conciliano il tempo frenetico dello studio o del lavoro con la preghiera?
«Il vero bisogno non è quello di codificare uno spazio ma di aprirsi a un bisogno: diceva Charles de Foucauld: "Dio è colui che si incontra quando il cuore è povero e si ha fame". La preghiera non si insegna, si vive. Per questo bisogna che la preghiera divenga per i giovani non uno dei momenti delle loro intense gìornate, ma un luogo dove sei solo e non puoi barare, dove ti accorgi di quanto vali».
Che peso ha oggi il sacramento della riconciliazione?
«E' la bussola che può riorientare nella condizione di smarrimento. Il figliol prodigo ci insegna che per tornare a Dio, occorre innanzitutto "tornare in se stessi", ritrovare il nostro orizzonte personale. Così i giovani hanno forte la necessità di uno sguardo su se stessi, di questa attenzione alle radici delle loro fragilità che è necessaria per maturare. Questo guardarsi e anche abbracciarsi dentro è il primo passo, la condizione necessaria per riabbracciare, con tenerezza e rinnovata fiducia, Dio».
Che proposte fate per la Quaresima?
«Tornare a essere lenti, essenziali, fedeli. La condizione per trovare Dio è avere un cuore semplice. In questa Quaresima, perciò, quello che proponiamo è di alimentare la nostra giornata con una preghiera breve e semplice, in cui ogni gesto corrisponda a un vero sentire, e anche di far sì che i nostri spazi di intimità si aprano agli altri, e rendano lo spazio che viviamo quello di una casa profumata e aperta al mondo».
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