• Home
  • La Fraternità
    • Il nostro cammino
    • La pieve
    • Attività e incontri
    • Chi siamo
    • Don Luigi Verdi
    • Dicono di noi
    • Galleria fotografica
    • Romena Notizie
    • Il Vangelo della domenica
    • Archivio News ed Eventi
    • Germogli
      • Archivio "Germogli"
    • Lode del Mattino e della Sera
    • Mi sta a cuore
      • Archivio "Mi sta a cuore"
    • Ritratti
      • Archivio "Ritratti"
    • Il rischio di amare
      • Archivio "Il rischio di amare"
    • Echi di Quorle
      • Archivio "Echi di Quorle"
    • Frammenti
      • Archivio "Frammenti"
    • Giorni di Romena
    • La Tenda e la Vela
      • Archivio "La Tenda e la Vela"
    • Podcast
    • Sguardi su Romena
      • Archivio "Sguardi su Romena"
    • Tempo di Quaresima
      • Archivio "Tempo di Quaresima"
    • Notizie Speciali
  • Attività
    • Corsi
      • Corsi base
      • Corsi per approfondire
      • Tempo di Fraternità
      • Calendario
    • Veglie
    • Incontri
    • Viaggi
    • Casa editrice
    • Gruppo Nain
    • Compagnia delle arti
  • Pubblicazioni
    • Libri
    • Come acquistare i libri
    • Musica
    • Giornalino
      • Archivio
    • Agenda
    • Biografie
  • I luoghi di Romena
    • Cosa sono
    • Luoghi
      • Quorle
      • San Pancrazio
    • Persone
      • Gianni Novello
      • Thomas Muller
      • Gianni Marmorini
      • Luca Buccheri
  • Contatti
    • Accoglienza
    • Iscrizione ai corsi
    • Come arrivare
    • Sostenere la Fraternità
    • Richiesta giornalino
    • Newsletter
    • Links
 
 
 
 
 
 
 
 
  • 0

Il mistero della fragilità

Mercoledì 30 Novembre 2011 00:00
icona_nativita_04-590 

 

Il mistero della fragilità
di Angelo Casati  

Oggi scrivo di padri, di madri e di bambini. E non solo perché le sere stanno allungando le ombre e l'aria odora, come già fosse vigilia di Natale. Scrivo di padri, di madri, di bambini perché questi miei giorni sono affollati di volti. Di padri, di madri e di bambini.

Oggi mi sono incantato, ultimo e non ultimo di innumerevoli incantamenti, per come Stefano teneva tra le braccia Maddalena, la sua piccola cucciola, e per come Elisa, la madre, la teneva negli occhi neri. Dopo giornate a sapore di attese e di nascite, di grembi colmi e di sconfinamenti alla luce di bimbi. Dopo visite in chiesa di giovani donne incinte, a rischio di nascita, che affidano un grembo alla tua preghiera – mancano pochi giorni, mancano solo ore – ecco ora gli annunci che bucano lunghe attese: è un bimbo, è una bimba, è una coppia di gemelli. Ora tutti messi alla luce e hanno un nome. E anche lui, come tutti, ed era figlio di Dio, messo alla luce, lui che era la luce, dopo avere abitato nove mesi di tenerezza d'ombra. Anche lui in un gesto di affidamento, che è la vita.

E ci furono mani quella notte, ci furono fasce e la mangiatoia. Come se Dio non avesse chiesto di più per nascere. Come se volesse insegnare che la vita è consegnarsi ad una promessa. Se non ti affidi, muori in un grembo. Se, prima di uscire alla luce, vuoi il programma, non uscirai mai. Esci affidandoti.

Senza un atto di fiducia rimaniamo nel grembo. Senza un atto di fiducia nella vita, la vita senza aggettivi, la vita così come accadrà. Insegnamento prezioso che sta nell'umido degli occhi di ogni bambino, in quello sguardo senza ombre e senza pretesa. Insegnamento urgente per un tempo come il nostro che sta segnalandosi come la stagione di una accentuata diffidenza, come la stagione del calcolo esasperato, del controllo ossessivo. Anche per questo le barche rimangono a riva. Non si accetta l'avventura di traversate a rischio di vento e di flutti, a rischio dell'imprevedibile. A riva, le vele afflosciate, senza respiro di vento, senza trascinamento di passione.

Mi sembra oggi di leggere una sorta di esitazione a confidare, ad abbandonarsi. Non voglio entrare nei motivi di questo disagio che sono molteplici e possono avere anche una loro serietà. Può essere una sfida lasciare il sicuro, la terra in cui stai, il paese conosciuto, per un viaggio che non puoi immaginare. Abbandonandoti. Ma immaginiamo come sarebbe triste, triste e spenta, una generazione che si muovesse solo a una condizione: avere una garanzia in mano.

La vita, dicevo, ha nel suo "dna" l'abbandonarsi. Gesù ci propone il bambino, non certo per la sua innocenza che non potremmo imitare, ma per la sua capacità di abbandonarsi. È così che si cresce nella vita. Se da piccoli non ci fossimo affidati, saremmo ancora al nastro di partenza. È dando fiducia che noi cresciamo e viviamo. Viene dagli occhi umidi dei bimbi questo invito a lasciare, a rischiare, ad aver fiducia. Pena l'intristirsi in un porto da cui non si ha mai il coraggio di salpare.

Ma la Nascita, le nascite ci fanno chini anche su un altro mistero, quello delle fragilità. Su un mistero di fragilità si chinarono nella notte Maria e Giuseppe. Ogni madre e ogni padre chini, come ad adorare una vita che è soffio in pochi palmi di mani, le tue mani. Sfiori e quasi è paura di stringere, tanto la carne ha segno di debolezza. Ma il mistero della fragilità, che abita ogni nascita di un cucciolo d'uomo, si inarcò a dismisura, la notte delle notti, e sembravano chinarsi i cieli in un trasalire di stelle. O era forse dare nomi di cieli e di stelle al trasalire degli occhi e del cuore che navigavano nel mistero delle notte? Mistero di una fragilità umana sposata da Dio. Che Dio avesse scelto per la sua visita alla terra non la modalità fragorosa e solenne, accecante, privilegio degli dei pagani, ma l'ingresso nel segno della debolezza e della fragilità, era sì segno da far stupire gli occhi e il cielo.

Da quella notte Dio diede appuntamento nella fragilità degli umani. Purtroppo lungo i secoli si persistette a cercarlo da altre parti, anche le chiese lo cercarono e ancora lo cercano da altre parti, nel segno di modelli vincenti, in modelli disumani di perfezione. Ma è perdere l'appuntamento. Che è nella debolezza e nella fragilità. Non vergognartene. Né della tua né di quella degli altri. Dio l'ha sposata, sposata per sempre, quella notte. E tutta la vita, la sua – leggi il vangelo – fu un chinarsi sul mistero della fragilità. Ha dato appuntamento, non cercarlo altrove, mancheresti l'appuntamento con Dio. Che è nella fragilità della carne di un neonato. Guardalo, non occorre altro per amarlo. È ancora nudo dei mille orpelli umani, non ha altro titolo che quello di un essere umano, un titolo che appartiene a tutti, il vero grande titolo, il solo che Dio ha onorato.

Ogni essere umano da onorare dunque nella sua fragilità e debolezza, da amare nudo, per come è, soffio del vivente in una fragile tenda di carne. Non ti è chiesto altro, non altri prerequisiti, perché tu possa chinarti e adorare il mistero. Anche questo è un insegnamento urgente, in controtendenza in stagioni di disprezzo o di obnubilamento del rispetto. Sacro per ogni creatura.

Va custodita una luce negli occhi. La Nascita, le nascite raccontano, ogni volta che accadono, questo mistero di una fragilità d'amare, di cui prendersi cura, da custodire. Creare vicinanza sembra essere invito buono, profumo di pane nei nostri inquieti giorni. Non sempre, quasi mai, ci sarà dato di togliere dalle spalle dell'altro il peso della vita. Neppure a Gesù riuscì tanto! Non sempre poté i miracoli, ma sempre raccontò con i suoi occhi la vicinanza. Ora tocca a noi raccontarla. Con i nostri occhi.

* Il testo di Angelo Casati è tratto dal sito www.sullasoglia.it

   

Menu Principale

  • Home
  • La Fraternità
    • Il nostro cammino
    • La pieve
    • Attività e incontri
    • Chi siamo
    • Don Luigi Verdi
    • Dicono di noi
    • Galleria fotografica
    • Romena Notizie
    • Il Vangelo della domenica
    • Archivio News ed Eventi
    • Germogli
      • Archivio "Germogli"
    • Lode del Mattino e della Sera
    • Mi sta a cuore
    • Ritratti
    • Il rischio di amare
    • Echi di Quorle
    • Frammenti
    • Giorni di Romena
    • La Tenda e la Vela
    • Podcast
    • Sguardi su Romena
    • Tempo di Quaresima
    • Notizie Speciali
  • Attività
  • Pubblicazioni
  • I luoghi di Romena
  • Contatti

Giorni di Romena

  • Il Vangelo della domenica
  • Lode del Mattino e della Sera
  • Germogli

Le rubriche:

  • Mi sta a cuore   di  Luigi Verdi
  • Ritratti   di  Massimo Orlandi
  • Il rischio di amare   di  Maria Teresa Abignente
  • Echi di Quorle  di  Wolfgang Fasser
  • Frammenti  di  Giosuè Boesch
  • La Tenda e la Vela  di Luca Buccheri
  • Sguardi su Romena di Giorgio Bonati

Podcast della Fraternità

podcast_logo-60LE REGISTRAZIONI DEGLI INCONTRI
DA ASCOLTARE O SCARICARE


Ultimo audio caricato:

• 22.04.2012 Agnese Moro - Dalla ferita al perdono

VAI ALLA PAGINA PODCAST

Cerca nel sito

Archivio News

Contatti & Info

FRATERNITÀ di ROMENA
Come Arrivare 
(mappa)
52015 Pratovecchio (AR)
Tel. 0575-582060
E-mail: mail@romena.it

Iscrizione Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter

Modulo per iscrizione

Torna in alto
Realizzazione sito web: koris