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La Madonna del latte

Lunedì 12 Dicembre 2011 00:00
madonna_latte

 

La Madonna del latte
di Angelo Casati *

Arrivo ogni anno a Natale con il fiato corto. Ma anche, e forse ancor più, con il fiato sospeso.
Il fiato corto è fiato di fatica. Fatica a reggere. Il fiato sospeso è fiato di contemplazione. Di occhi sgranati. Il fiato lo sospendi o lo trattieni perché neppure il più esile fruscio possa violare l'incantamento. Penso al fiato sospeso nella grotta della nascita. Penso al fiato sospeso di Maria, fiato delle mani che toccano e non toccano il bambino. Era suo o non era suo? Baciava, ma solo sfiorando. Penso al fiato sospeso di Giuseppe.. Quel bambino era da proteggere, quella moglie, ragazza madre, era da custodire. E teneva il fiato. Capiva e non capiva. 

Fiato sospeso, fiato caldo di una grotta che ogni anno veniamo a visitare. Ma perché dura questo nostro fiato ancora oggi sospeso, ancora oggi caldo? Perché dopo il migrare di generazioni e generazioni nella storia? Perché Dio ha visitato la nostra terra, ha cancellato la distanza. Facendosi carne: "il Verbo si è fatto carne". E si gridò allo scandalo e non poteva non succedere. Scandalo e buona notizia, evangelo. Ma se non patisci lo scandalo, se l'evento non ti lascia con il fiato sospeso, non è vero Natale. Sarai come tanti cristiani che, a protezione di scandalo, pensano che Gesù fosse un po' uomo e un po' no, che toccasse la terra e non la toccasse. E invece no. La toccava, era fatto di terra. Come noi. E il bambino si attaccava al seno, come i nostri bambini. Un Dio che ha bisogno di latte.

Ti dirò che per me Natale fu anche un pomeriggio di fine novembre quando entrai in una casa di piazza Bernini, una delle tante case ospitali di questo avvento. Notai un attimo di esitazione sul volto della mamma. "Nicoletta" mi disse "sta allattando il bambino", ma subito la vidi affacciarsi nella sala con il suo bimbo che le succhiava il seno. Gli occhi erano bellissimi e felici. Come gli occhi di una Madonna. La mente mi corse quella mattina alle raffigurazioni della Madonna del latte. "Una Madonna da nascondere" così il titolo di un libro di uno scrittore lecchese, Natale Perego, che parla di questa iconografia della Madonna che ebbe la sua massima fioritura a cavallo tra il quattrocento e il cinquecento, registrando poi una progressiva costante emarginazione quasi fosse un soggetto religioso sconveniente, imbarazzante, da accantonare. Si preferì dare a Maria gesti e movenze che forse mai le appartennero e velare invece un gesto che di certo fu suo. Ma ritenuto troppo umano, troppo terrestre, quasi un eccesso di incarnazione. Il bambino che succhiava il seno di Nicoletta mi riportò al cuore la Madonna del latte, ora in esilio nell'iconografia religiosa. Ma non solo. In esilio, mi sembra di capire, anche nella spiritualità, legata per lo più alle mani giunte e molto meno, quasi mai, a un seno che allatta. Quasi un processo di disincarnazione, di disumanizzazione. Di Dio e della spiritualità. E di conseguenza un attentato alla buona notizia. Di un Dio che tocca la terra ed è nutrito dalla terra. 

Più volte, andando per case in questa lunga vigilia di Natale, entrando, osservando, ascoltando, mi è passato e ripassato nel cuore il sospetto che al Dio dell'incarnazione, al Dio che prende casa si stia rispondendo con una religione fuori dalle case, fuori da ciò che accade nella casa e nel cuore. Con documenti e interventi nati nei palazzi freddi e lontani e non nell'inquieta vita delle donne e degli uomini del nostro tempo, fuori da una vera appassionata frequentazione della loro vita. E si ripropone la distanza. Proprio là dove buona notizia era che la distanza era stata cancellata. 

Forse è per questo che mi sembra di cogliere sempre più nell'aria che respiriamo un invito urgente e forte: ritornate a fare come faceva lui, Gesù, lui non era l'uomo delle piazze, le piazze odorano di esibizione. Era l'uomo delle strade, dove ci si fa compagni di viaggio, compagni delle domande della vita, scrutatore di volti, delle tristezze e delle gioie dei volti. Lui uomo delle case: "Oggi voglio fermarmi in casa tua". E a tavola lo trovi con i pubblicani e i peccatori. 

Entrando nelle case, osservando ascoltando, avverto e misuro con sgomento tutta la distanza che per colpa nostra si è ricreata tra il Verbo e la carne dell'umanità.Penso sia venuta l'ora, e sia questa, in cui si debba riprendere con serietà e coraggio la via che il Verbo facendosi carne ci ha lasciato. Meno esternazioni e più condivisione delle speranze e delle gioie, dei drammi e delle sofferenze delle donne e degli uomini del nostro tempo.
 


*L'intervento è tratto da “Fiato sospeso fiato caldo”, in Sussulti di speranza, edizioni Ancora, 2009

 

   

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