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Agar e la sorgente che ti legge dentro

Lunedì 31 Ottobre 2011 00:00

Nel deserto Abramo contava le stelle e si fidava di Dio: «tale sarà la tua discendenza»; ma ad un certo punto ha iniziato ad ascoltare altre voci: «Dieci anni sono troppi... adesso ci penso io!». Come noi, un po' ci fidiamo delle profonde intuizioni e dei sogni che abbiamo nel cuore, un po' no e ci affidiamo alle parole degli altri o alle scorciatoie del "buon senso". Così Abramo, su invito di Sara, sua moglie Sara, che era sterile, va a letto con Agar, la schiava egiziana (una sorta di moglie di riserva), che resta incinta. «Quando si accorse di essere incinta la sua padrona [Sara] non contò più nulla per lei» (Gen 16,4). Agar comincia a fare la "spaccona" e Sara a starci male. Allora Sara trova una maniera per fargliela pagare e convince Abramo a consegnarle la schiava: «È in tuo potere: falle ciò che ti pare». Sara comincia a maltrattare la sua schiava e fa in modo che se ne vada... antica forma di mobbing.

Agar scappa via e si ritrova in fuga, solitaria, nel deserto. Non è una bella situazione per una donna incinta fuggire nel deserto; Agar scappa per morire, lei e il futuro che porta in grembo. Ritiene che non ci sia più speranza, che non ci siano più prospettive di futuro. La ritrova un angelo del Signore (cioè  l'accompagnamento di Dio nella vita di ogni persona) ad una sorgente del Neghev.
L'angelo le va incontro: «Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?» Questa è la domanda della nostra vita. Per chi la sa ascoltare questa è una domanda profondissima: la mia esistenza da dove proviene? Verso dove sono diretto? Deve essere bello essere chiamati per nome in un posto sperduto, specie quando si è soli e disperati! Essere riconosciuti quando meno te l'aspetti, ma soprattutto sentirsi conosciuti dentro. C'è qualcuno che ci conosce, ci chiama per nome; una parola, il nome di ciascuno, che racchiude una vita da sempre pensata, da sempre amata, e che aspetta di essere realizzata. Nei nostri fallimenti e smarrimenti, qualcuno ci attende per farci entrare nella nostra sorgente interiore.

La voce le dice che sta scappando dalla padrona e la invita a ritornare da lei. Ma chi vorrebbe tornarci da quella strega lì? Poi l'angelo aggiunge una parola di consolazione: «Ti darò una discendenza...». Non è vero che per te è la fine! La vita è davanti a te, è dentro di te: quel figlio che ti porti dentro, Ismaele (che vuol dire "il Signore ha ascoltato"), significa che qualcuno ha ascoltato il tuo grido, la tua afflizione.

Questa parola che senti risuonare è carica di una forza, di un'energia che ti cambia dentro, al livello di coscienza. Salvezza è passare dalla merda alla vita! Scopri che c'è uno che ascolta il tuo grido, la tua desolazione, la tua afflizione. Io sto ascoltando uno che mentre mi parla, mi ascolta. Si ha voglia di ascoltare Dio, perché è umile, ha tempo per noi, mentre parla ci ascolta nel profondo; è bello ascoltare chi ci ha già ascoltato. Eppure Agar lo chiama «Dio della visione». Perché in effetti si guarda con le orecchie! Se ci accorgiamo di essere ascoltati, guardati dentro, il nostro sguardo sul mondo cambia. Il pozzo si chiama «Lacai-Roi», cioè "il Vivente mi guarda".

In ebraico "sorgente" si dice allo stesso modo di "occhi" ('ayin). Se ci guardiamo coi soli nostri occhi può essere un'esperienza desolante e pericolosa: Agar si sente una schifezza e vuole farla finita. Invece ora si accorge che quella sorgente è un occhio che la sta guardando, leggendo dentro, amando, e chi la guarda è il Dio vivente. L'occhio è attingere dal mistero di profondità dell'altra persona. Guarda la sorgente: ti rimanda sempre più indietro. Negli occhi si legge il cuore. Se la relazione non funziona non riusciamo a guardarci negli occhi, a sostenere lo sguardo. Guardando negli occhi una persona ci accorgiamo che siamo davanti ad un mistero, di fronte al quale possiamo solo stare sulla soglia... in punta di piedi.

Solo ora Agar può accettare di ritornare dalla sua padrona e da Abramo. Torna al suo posto. Perché nella vita c'è un posto anche per te. Dove ha preso la forza? È stato l'incontro con il Vivente che ha parlato al suo cuore e che lei ha ascoltato. Agar l'Egiziana, la non credente, idolatra, pagana, avverte nella sua coscienza questa presenza divina delicata e penetrante. Ormai ha scoperto la sorgente della vita. Da quel suo sì alla vita nasce la vita, Ismaele, cioè il figlio di una parola gridata e ascoltata. Noi siamo creati per vivere e dare vita, per benedire, per imparare dall'amore ad amare, non per fuggire, nasconderci, morire. Da dove vieni? Dove vai? Non vado nella morte ma verso il Vivente.

E tu con quale occhio ti guardi? Con quello impietoso delle tue sconfitte, amarezze, delusioni? Con quello narcisistico dei tuoi successi, conquiste, consensi? Oppure con l'occhio che ti guarda in profondità, nella tua sorgente interiore, e legge la tua voglia di vivere, sognare, amare, essere te stesso?

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