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Passaggio e passaggi

Mercoledì 04 Gennaio 2012 00:00

Il passaggio da un anno ad un altro può essere una buona occasione per riflettere sui tanti passaggi che la vita ci chiede, e di cui la Bibbia ci parla. Uno tra questi, forse il più famoso, è il passaggio del Mar Rosso. Siamo nel libro dell'Esodo, al capitolo 14, e il popolo di Israele è stato convinto da Mosè a fuggire dall'Egitto, cioè da una storia di schiavitù e sfruttamento. Quando ci mettiamo in movimento, quando siamo disposti a lasciare una terra che ci ha ospitati per più di 4 secoli, vuol dire che la fame di libertà e la sete di giustizia hanno finalmente fatto breccia nel cuore, anche attraverso lo star male.

Il popolo è accampato nel deserto, di fronte al Mar Rosso. È notte. La libertà sembra a portata di mano, è al di là del Mare, ma in mezzo c'è un muro d'acqua, un mostro primordiale che è pronto a divorare chi si attenti ad attraversarlo (così spesso è immaginato il mare nella Bibbia). Inoltre dietro di loro, si sente lo scalpitìo dei carri e dei cavalieri egiziani che stanno piombando sull'accampamento, pentiti di aver lasciato andare via il popolo degli schiavi ebrei, fonte per loro di arricchimento e di tranquillità sociale. Il popolo si sente in trappola: da una parte il Mare, dall'altra l'esercito più potente al mondo, pronto a soffocare ogni anelito di giustizia e di libertà. Inizia la mormorazione: che siamo venuti a fare qui, a morire nel deserto? Chi ce l'ha fatto fare a fidarci di Mosè, il “visionario”? Non sarebbe meglio arrendersi e tornare buoni buoni sottomessi al faraone? Lui almeno un lavoro, un piatto di minestra e un tetto l'aveva assicurato a tutti...

Per cinque volte gli Israeliti citano l'Egitto (vv. 11-12): è come se fossero ipnotizzati, non parlano d'altro! È l'Egitto di cui hanno paura, ma anche nostalgia, perché... si stava meglio quando si stava peggio! Ecco l'assurdità della paura: Israele ha nostalgia del mostro che sta arrivando per divorarlo! Dunque sarebbe stato meglio restare nella tomba dorata d'Egitto. Hai paura di chi ti maltratta, ma sei anche affascinato da quel suo potere suadente e dalle sue accattivanti lusinghe. Puoi essere così abbagliato da questa capacità seduttiva del potente da non accorgerti che per un pugno di sicurezze stai vendendo la tua libertà e dignità.

Quando la paura e la notte ti chiudono l'orizzonte, quando la speranza di una nuova vita sembra spezzarsi di fronte all'evidenza dei fatti, quando il passato ti chiama e ti seduce molto più del futuro, inizi a rimpiangere le tue gabbie dorate, le tue sicurezze a buon mercato, le tue dolci schiavitù e a maledire le tue partenze. E così la paura, l'oscurità, il rimpianto e la nostalgia del passato ti spingono a rinunciare ai tuoi passaggi vitali, quelli che ti restituiscono al sogno, alla libertà, alla verità dei tuoi desideri più veri. Spesso anche noi siamo più impegnati a evitare situazioni di pericolo e di sofferenza che a rispondere alla nostra chiamata e a metterci in cammino nella direzione dei nostri sogni. Ci sono passaggi che sono dolorosi e inevitabili, perchè insieme alla luce coabitano le notti tenebrose che cercano di frenare l'avvento della luce. Ma in questi passaggi assistiamo al miracolo della vita che ricomincia, rinasce, rifiorisce. Come in un parto. Dobbiamo solo avere il coraggio di fidarci e di compiere quel primo passo. Così fa Mosè. Lui si fida e va.

C'è un bel midrash ebraico di questo brano che dice che Mosè quando fece il primo passo non mise il piede all'asciutto, ma ancora nell'acqua, prima che si separassero le acque. Perché le acque si separino ci vuole la fiducia, bisogna che qualcuno faccia il primo passo della fiducia. Questa separazione delle acque è un nuovo atto creativo di Dio, per fare spazio alla vita. Dio è colui che ti apre una strada nuova nel deserto, una via di libertà e di vita quando sei stretto tra prospettive di morte. Dio è liberatore delle paure che paralizzano, che ci fanno assuefare al male, alla non dignità, allo sfruttamento dell'uomo sull'altro uomo, alle ingiustizie e disuguaglianze sociali. Dio apre nuove possibilità laddove meno te lo aspetti, nel cuore della notte del terrore. Ma solo la fiducia apre nuove strade; Dio alimenta la tua fiducia, ti invita a non avere paura della libertà a non barattare la tua felicità per un piatto di minestra riscaldata. Siamo liberi nella misura in cui scegliamo di non delegare ad altri il nostro sogno di felicità e di uscire da ogni situazione che ci comprime e degrada.

Il finale lo conosciamo... Israele passa, l'Egitto muore travolto dall'altro mostro, perchè alla fine i mostri si eliminano da soli. E di tutta la paura di soffrire, di morire, di non farcela, cosa è rimasto? Nulla. La felicità è alla nostra portata. C'è una “casa” che ci chiama, una terra di libertà e bellezza dove “scorre latte e miele” che ci invita ad entrare. La sofferenza è un passaggio a volte inevitabile, a volte no. Spesso non è la sofferenza a trattenerci dal rischiare, ma la paura di soffrire. È un problema mentale, di cuore e di anima. “La paura bussò alla porta. La fiducia andò ad aprire. Non c’era nessuno” (M.-L. King).

Questo è il passaggio che mi auguro possiamo compiere quest'anno.

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