Via del campo di De Andrè.
Ho preso questa canzone perchè lui ha cantato, in fondo, i dannati della terra, dando a loro molto di più di una "goccia di splendore". Fabrizio sceglie di cantarere quelli che "Se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo" e a questa umanità De Andrè presta la sua voce perchè il loro mondo possa sopravvivere almeno come identità. Perchè il problema dei feriti e delle persone che sono rimaste ferite, la cosa veramente terribile, è che rischiano di non essere più nulla, di perdere l'identità.
De Andrè non è un rivoluzionario, non vuol cambiare un granchè i poteri: De Andrè ha una sua religiosità laica che si concretizza nell'aver fatto dell'umanità l'oggetto di un amore infinito. È pietà per gli assassini, è pietà per chi sulla croce sbiancò come un giglio, per chi non ha sorriso, per i drogati, per le prostitute, per i bambini che dormono sul "letto del Sand Creek", per il bandito sardo "senza luna senza stelle e senza fortuna", per le spose bambine dei rom che vanno a caritare.
È pietà per chiunque viaggi in direzioni ostinate e contrarie. È il suo impegno semplice ad esserci, a dare sostegno alle persone. Le sue canzoni raccontano storie d'amore e di morte, di perdenti, di vinti e lui un giorno dirà che " I forti scelgono per se stessi i deboli per l'umanità". I forti cercano sempre di pensare a sè, i deboli hanno sempre un messaggio che è molto universale e un'altra volta dirà che "Dio mi ha fatto nascere perchè voleva partorire un senso": sentite che bellezza questa religiosità laica di De Andrè, ha capito il nocciolo della vita!
Dio ci ha partorito perchè voleva partorire da noi un senso: bellissima la sua attenzione a un pescatore che non giudica ma sfama, a Piero che muore per non uccidere, a Tito il buon ladrone che non ha osservato nemmeno uno dei comandamenti ma sotto quella croce ha imparato l'amore. E a Marinella, la bambina prostituta buttata nel fiume, dirà una delle cose più belle: "Ho scritto questa canzone per addolcirgli la morte" . E, meraviglioso, per Luigi Tenco che si suicidò dirà "Ascolta la sua voce o Dio, che ora canta nel vento, o Dio di misericordia vedrai sarai contento" aggiungendo che Dio accoglierà i suicidi dando loro un bacio sulla fronte.
E allora il dolore, il dolore della gente quando è vero grida e interroga, il dolore pone una domanda dal di dentro, il dolore non accetta prediche, il dolore non accetta risposte facili, il dolore chiede solo di stargli accanto. Abbiamo provato in questi anni a non dare nè prediche nè risposte, nè ai genitori che hanno perso i figli nè a nessun altro: abbiamo solo detto camminiamo con voi.
E conta, vi assicuro conta molto l'accento con cui dici le cose a chi è ferito, fa la differenza e fa la verità l'accento di quello che dici, lo sguardo e i silenzi che hai con loro.
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