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La vittoria di Ghibaudo

Giovedì 28 Aprile 2011 13:50

giro-italia Un corridore senza fama. Il gesto ingenuo ma perfido di alcuni ragazzini. Il suo andare oltre.
Un piccolo flashback che però parla al presente, ai milioni di "nessuno" che hanno cominciato a scrivere una pagina diversa nella nostra storia. A partire dai recenti referendum.

 

E' successo stamani, alla partenza della tappa. Stavo accompagnando la bici, immerso nei miei pensieri. A un certo punto si sono avvicinati alcuni ragazzini. Avevano in mano carta e penna per gli autografi. “Guarda chi è questo qui?” Ha detto uno al compagno che stringeva una pagina della Gazzetta dello sport. “Dunque, numero 108...corrisponde a Ghibaudo”. “No, questo non lo conosce nessuno. Andiamo via...”
Se volete vi presto la mia pelle. Mi piacerebbe farvi provare come mi sono sentito.
 

Il flashback risale a diversi anni fa. Partenza del giro d'Italia da Poppi. Una meravigliosa mattina di maggio, il piazzale del castello affollato di gente e di colori. Mille fotografie da scattare e una sola che ti riesce di conservare nella mente. Quella con il pettorale 108. Quella del corridore colpevole di non essere famoso.
Non lo vidi neanche in faccia: il suo ritratto è solo in quella pennellata acida che colpì lui, ma il cui destinatario poteva essere chiunque; e per chiunque quel colpo ("non sei nessuno") sarebbe stato durissimo da reggere.

La retorica del racconto imporrebbe un finale di tappa a braccia alzate. Non andò così. Ghibaudo reagì a quello schiaffo fingendo di non essersene accorto. Salì sulla bici e spinse lievemente i pedali districandosi nella folla. E poi via. Quel giorno macinò duecento chilometri e passa di asfalto e di sudore, quel giorno fu parte di quella nuvola colorata che riempì gli occhi e il cuore della gente, accalcata ai bordi di ogni strada.
Esserci. Fu quello il suo modo di vincere.

Dedico questo piccolo episodio a tutti coloro che, di recente, in Italia, hanno creduto che si potesse cambiare qualcosa. Non da soli, ma tutti insieme. Lo dedico a chi ha creduto che si potessero muovere milioni di persone a scegliere sul futuro proprio e dei propri figli su questioni decisive: l'acqua, l'energia, la giustizia.
Non era scontato che andasse così, lo era semmai il contrario. 
E invece, ciascuno è idealmente salito sulla sua bicicletta e, pur consapevole che rischiava di non arrivare da nessuna parte, ha cominciato a pedalare. Milioni di Ghibaudo hanno trasformato la loro personale inadeguatezza in una eccezionale forza collettiva.

Quello che è accaduto è un segnale meraviglioso della forza che hanno i  grandi orizzonti quando li seguiamo senza farci condizionare dai nostri limiti individuali. Sono le prime tracce di una nuova era solidale che finalmente incrina il regno dell'individualismo, che comincia a smontare la logica seducente ma falsa del successo come misura delle persone.

Per la fase che abbiamo vissuto sin qui il valore di Ghibaudo corrispondeva alla sua fama.  E se la fama era inesistente, lui diventava invisibile. Per questo i ragazzini non si erano neanche preoccupati di non farsi sentire da lui.
Nel mondo che vorremmo, in quel mondo di cui i referendum hanno mostrato la possibilità, invece, Ghibaudo vince. Vince non perché va più veloce degli altri, ma perché va insieme agli altri.
E se vince lui, vinciamo anche noi. Noi come lui. Noi che siamo lui.

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