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Sguardi su Romena

giorgio_bonati-100Giorgio Bonati, frate cappuccino, l'ultimo giunto in fraternità, si sta regalando un periodo di tempo alla scoperta di Romena e dunque osserva e racconta...

Maggio 2012

Mercoledì 16 Maggio 2012 09:35

Un’altra domenica di cielo coperto e nel pomeriggio pure uggiosa! Che ci sia qualche attrazione fatale in questi ultimi tempi tra la festa e le nubi? Che senso ha nel giorno del riposo doversene stare a casa e dipendere dal tempo che se la ride annaffiando i nostri campi? Ai posteri l’ardua sentenza!

Questa primavera che ci fa passare dai 30 gradi di sabato ai 15 di domenica è proprio pazza, come dev’essere, naturalmente! Ed io continuo ad incantarmi di papaveri. I ‘fiori della strada’ li chiamo, dato che amano insanguinare i cigli, come avessero bisogno di mettersi in mostra, di farsi guardare, ammirare; ma con sto rosso infuocato dipinto addosso non ne avrebbero alcun bisogno: chissà, forse è proprio per la loro delicatezza e fragilità che incantano!
Maggio-2012_Pagina_1_Immagine_0001

Stamane poi, dopo un’infiorata rosso porpora di qualche metro incastonata sul muro accanto alla strada, ecco un campo di frumento allungarsi sulla destra: una distesa dipinta d’oro a pois rosso! E’ stata la visione di un istante, e avrei voluto inchiodare l’auto e starmene li incantato a godere la vista di questo quadro che nessuno mai potrebbe dipingere, se non fosse che a Romena mi attendevano per la lode del mattino. La lode della sera precedente ci aveva riuniti sotto il caco, al tramonto, seduti sull’erba, in cerchio, con annessa risata al racconto della storiella di Gesù alla partita di calcio…il sogno di ogni lode!

La giornata era iniziata col sole che ci baciava calorosamente e noi a ripararci all’ombra del gelso ai piedi della ‘croce vuota’ e lasciare che parole ancor più calde invadessero il cuore: “Anima la tua vita di ardore gioioso: berrai al calice della grazia divina ed avrai la chiave del Mistero. Se adempirai tutta la Legge e i precetti, e non raggiungerai la gioia e l’ardore, non saprai nulla del senso della vita.” Parole di un ebreo, parole universali, come quelle di ogni preghiera, qualsiasi sia la fonte, la provenienza, la fede.

Maggio-2012_Pagina_2_Immagine_0001Parole bellissime come quelle di un musulmano che abbiamo usato alla lode serale al tramonto: “Voglio gridare il tuo Nome, come l'innamorato che delira chiamando l'amata. Voglio gridare il tuo Nome nei cieli, insieme a Gesù, sul monte Sinai vicino a Mosè, accanto a Giobbe lo sventurato, a Giacobbe piangente, a Maometto tuo amico. Voglio gridare il tuo Nome nelle lingue degli uomini, con le colombe che tubano, nel canto dell'usignolo, nell'invocazione di chi ti ama e t'invoca, voglio gridarti: mio Dio!” Di fronte a parole così, perché ancora a pensare che la preghiera di qualcuno possa esser meglio di un’altra, che la verità possa abitare in una sola casa, che la mia fede sia superiore a quell’altra?

Ed ecco nelle parole di Vannucci pregate domenica mattina la risposta alle domande iniziali: “Dacci la gioia silenziosa e piena di pace della zolla che si offre all’acqua che la vivifica e la rende feconda. Donaci la capacità di fondere e mescolare la terra nostra con l’acqua del tuo Spirito e di generare in noi vita nuova che si esprima in luce e bellezza.”

Devo dire la verità: nella vita ho pregato, abbastanza, in diversi modi e situazioni…ma mai con parole così belle, così vive, così uniche. Nella preghiera ognuno deve trovare il proprio luogo, lo spazio, la forma, e posso dire che la modalità usata a Romena è quella che preferisco, perché ogni parola mi arriva, mi tocca, mi parla, mi entra e mi addolcisce il cuore, disseta quella parte di me che cerca Dio, che lo vuol sentire accanto, dentro, vicino, vivo! Io voglio parlare con questo Dio, un po’ come Abramo, che nell’ora più calda del giorno, come quel giorno al pozzo la samaritana e Gesù, alle querce di Mamre ospita tre stranieri non sapendo all’inizio che sono Dio e prepara il meglio che ha per farli sentire a casa, quasi, a parti invertite, fosse lui il Padre buono che accoglie il figlio prodigo. Dio sta andando a distruggere Sodoma e Gomorra e Abramo legge sul viso di Dio la tristezza, forse la non voglia di dover far quel viaggio e l’uomo Abramo, dopo averli rifocillati col meglio che ha, termina con quel “rinfrancatevi il cuore”. Grande uomo Abramo, che dice a Dio: fermati un attimo, non ti vedo bene, riposati, mangia, bevi e parliamone. Non c’è molta fede in Abramo e Sara che ridono di nascosto delle promesse di Dio, ma tanta umanità, attenzione e accoglienza.

Quando Gianni ci avvicina così alla Parola, quasi a farcela toccare, a rendercela viva, a farci comprendere l’umanità di Dio, il suo esserci amico…io non chiedo altro, vorrei fermarmi e godere la Parola!

Romena intanto si sta mettendo nuovi abiti: tre amici in tre giorni hanno imbiancato la casa, abbiamo tolto i letti a castello così nessuno dovrà più scalarli; la fattoria invece si appresta a farsi abitare, penso abbia una voglia matta di poter abbracciare anch’essa qualcuno che la viva. Insomma, manca poco, molto poco e finalmente Gigi sarà contento di fermarsi qualche attimo ad ammirare il lungo lavoro.

Maggio-2012_Pagina_3_Immagine_0001I gattini invece stanno prendendo il volo: non hanno imparato a volare ovviamente, ma in questi giorni lasceranno Romena per allietare altri luoghi…ma ormai sono grandicelli e pronti per nuove esperienze!

Giorni di Romena

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Le rubriche:

  • Mi sta a cuore   di  Luigi Verdi
  • Ritratti   di  Massimo Orlandi
  • Il rischio di amare   di  Maria Teresa Abignente
  • Echi di Quorle  di  Wolfgang Fasser
  • Frammenti  di  Giosuè Boesch
  • La Tenda e la Vela  di Luca Buccheri
  • Sguardi su Romena di Giorgio Bonati

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