Mi sta a cuore

Gigi 1-100"Mi sta a cuore" è  la rubrica mensile di don Luigi Verdi, fondatore della fraternità di Romena

 

Ricomincio da qui

Gigi mani che murano

“Alla soglia dei venticinque anni di Romena, voglio ricominciare da qui. Da queste mie mani nude che murano pietre, che si sporcano di calce e polvere”.

 

Sì, voglio fermarmi, e provare dopo questi anni meravigliosi a potare, come ci dicono i contadini, perché, se non poti, il nuovo non nasce.
Ci diceva l ‘Abbè Pierrè: “Vogliate ogni tanto tutto spegnere perché rivivano le stelle e vi indichino la strada”.  
Aveva ragione, bisogna, a volte, ripartire da zero.
Affrontare ad “orecchio nudo” gli altri e quello che hai vissuto fino ad ora. Reimparare ad ascoltare.
Voglio ri-ascoltare queste mura di Romena e farmi raccontare  il tempo che abbiamo  perso, le falsità rimaste nascoste, gli spiriti liberi lasciati andar via senza accorgercene. Voglio spostare il baricentro oltre me stesso e vedere dove sono davvero. Ogni presa di coscienza è infatti un punto di partenza.
Rinnovarmi e rinnovarci, allora, e chiederci se ancora le nostre scelte sono calate nella realtà, se sono capaci di aprire nuove strade o ci fanno stagnare.  
Spesso la fretta ci porta a non affrontare i problemi che stanno dietro la crisi, e che rimossi velocemente sono come veleni non smaltiti.
Fermarsi, per avere un tempo che veglia su ciò che non si vede, per andare al di là del visibile, per inventare nuove strade, per progettare nuovi percorsi, per ricreare e ricrearsi.
Fermarsi, per liberarci dai vincoli del già visto, del già conosciuto,  e ritrovare la freschezza dell’inizio, libero da ciò che credevo di sapere, e da quello che credevo di avere.

Vorrei riavvicinarmi alle otto parole della “via della resurrezione” con grande silenzio e togliendomi le scarpe. Vorrei “vivere” quella via della resurrezione e di nuovo, partorire me stesso, passare la cruna dell’ago per entrare in una nuova tappa della mia vita e della vita della fraternità, imparare a morire per risorgere in una nuova vita, silenziosamente senza drammatizzare nulla.

Tornare attento a ciò che stiamo vivendo, agli incontri che facciamo, a come preghiamo, alla musica che ascoltiamo per trasformare il nostro fare in gesti sacri.

Spesso ci sono cose essenziali tanto vicine da diventare quasi invisibili. Non sempre ciò che cerchiamo è lontano, spesso ci è accanto, “abita con noi”, è parte del nostro quotidiano.
Tornare ad “esserci” è più importante di tutte le cose che possiamo fare, la presenza è la cosa più creativa che esista.
E’ difficile recuperare la libertà dentro, è difficile disintossicarci dentro, è difficile espellere i faraoni che ci comandano dentro, perché la nostra è una generazione iper-psichica e iper-emotiva. Non siamo ancora riusciti a elaborare un pensiero che metta insieme
l’ideale e l’esistenza di tutti i giorni, l’amore e la solidarietà concreta.
Spesso i nostri sentimenti più veri, vengono usurati dall’abitudine e rinascono quando appaiono nuove visioni, nuovi ideali. Io credo che tutte le nostre tristezze siano momenti di tensione, che noi sentiamo come paralisi, perché non udiamo più vivere i nostri sentimenti repressi.

Ho voglia di ripartire dalla vita, per ritrovare il coraggio di percorrere strade che nessuno ha percorso, di pensare idee che nessuno ha ancora pensato.
La libertà contiene la radice “Hfsh” che vuol dire: cercare. Ecco, voglio continuare a cercare, a far rivivere il soffio della vita che è in me, avanzare nello spazio ove la vita continua.

Ci vuole tempo, e non bastano venticinque anni, affinché la nostra vita si impregni di bellezza. Bisogna, rimanere a lungo incompiuti perché qualcosa di bello e di duraturo cresca in noi.
Vorrei che chi viene a Romena non sentisse la nostalgia di tornare a Romena, ma la nostalgia e la voglia di essere a casa dappertutto.

Luigi Verdi

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