Appuntamento: 1 Agosto 2021 ore 15:30

Vi aspettiamo alle ore 15.30 all’incontro in auditorium con con Claudia Francardi, Irene Sisi e Lucia Aterini per la presentazione del libro “La goccia che apre le ombre”.

Claudia Francardi, vedova di un carabiniere ucciso in servizio, è una delle due protagoniste della storia incredibile raccontata da Lucia Aterini nel libro La goccia che apre le ombre (Firenze, Libreria Editrice Fiorentina 2020, pagine 152, euro 16). L’altra è Irene Sisi, la madre dell’omicida.

È la mattina di Pasquetta del 2011, il 25 aprile di dieci anni fa, quando in provincia di Grosseto Matteo Gorelli viene fermato in auto per un controllo da due carabinieri: la reazione del giovane è una rabbia selvaggia che fa perdere un occhio a Domenico Marino e riduce in coma Antonio Santarelli, che morirà dopo oltre un anno — senza aver mai ripreso conoscenza — l’11 maggio 2012.

Un morto, un invalido, un orfano e un giovane condannato in via definitiva a vent’anni: è in questo coacervo di violenza, colpa e dolore che si incontrano le due donne, le cui vite vengono sconvolte nel medesimo istante pur trovandosi su parti opposte dello stesso baratro. Due donne comunque vittime che provano — e che riescono — a non subire passivamente il loro tragico destino («Ci siamo accolte e protette a vicenda per non annegare entrambe»), ma a costruire una storia portatrice di un messaggio rivoluzionario. Francardi e Sisi hanno infatti il cuore, l’intelligenza e la forza di riuscire a convertire la rabbia e l’odio in reciproco aiuto e vicinanza contro il vuoto di sentimenti e di valori che le circonda.

Il libro racconta dunque il cammino intrapreso dopo l’omicidio dalle due madri, prima in solitaria e ben presto insieme. Un cammino che non intende affatto cancellare il dolore (o la responsabilità), ma vuole dargli un senso per non moltiplicarlo nell’odio e nella vendetta. E nell’affrontarlo senza esitazioni, Francardi e Sisi sono capaci di trasformarlo.

Queste due artigiane della giustizia riparativa hanno fondato l’associazione AmiCainoAbele, come simbolo di due facce di una stessa medaglia, attraverso la quale — oltre ad aiutare se stesse — provano anche ad aiutare altre vittime. Il loro vissuto è diventato così un patrimonio per coloro che stanno da parti opposte. Da quella che ha subito violenza, e da quella che invece l’ha messa in pratica.