LA GIOIA SEMPLICE - Il Tirreno

C'è gioia anche nel poco
Don Luigi Verdi l'uomo che ridona il sorriso ai più sfortunati
di Gianfranco Micali - IL TIRRENO, 5 gennaio 2010

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Oggi c'è un punto sul quale tutti concordano: viviamo un'epoca confusa, e per tanti, per troppi, anche molto infelice. Cosi parlare di "ricerca della felicità" può apparire, in certi casi, persino stridente. Ma forse è stato cosi in ogni periodo storico, specie nei momenti più bui e difficili. Un cammino che proveremo perciò a intraprendere con alcune guide del nostro tempo, uomini e donne che in mezzo al frastuono contemporaneo e allo "choc" del futur hanno trovato il modo di riflettere con l'aiuto dei grandi pensieri del passato. Uomini e donne che ci parleranno poco della loro felicità e moltissimo di quella degli altri.

Don Luigi Verdi è l'uomo che a prima vista può sembrare il meno indicato a parlare di felicità.Da lui accorrono le persone più infelici della terra: i genitori che hanno perso un figlio. Il luogo più gelido e remoto dal quale cominciare il nostro cammino. Eppure alla Pieve di Romena, sede della sua comunità nel Casentino, incontri persone segnate dalla vita e volti nei quali la speranza ha ripreso a fiorire. Un miracolo persino più grande che conquistare la felicità.

«lo non sono un guru e la mia non è una comunità che protegga o faccia da mamma», spiega Don Luigi. «Io penso che la saggezza spinga a rendere le persone babbi e mamme. di se stessi. L'aiuto che si può dare alle persone è accogliere il dolore,-accogliere la fatica di vivere. L'accoglienza è il primo punto: il secondo è disarmare il meccanismo che distrugge la persona, perché quando sei depresso, distrutto, i tuoi occhi vedono soltanto il negativo, non riescono a scorgere una possibilità nuova. Terzo ridare lo zaino e continuare a farli camminare. Di più sarebbe ingannevole, se vuoi farlo al posto loro.
Non deve essere facile nella realtà questo per corso per chi è disperato e non ha più futuro, nulla in cui credere...
«Il nulla non esiste. Esiste che sei giù e sei sfinito quando tutti i punti di riferimento della tua vita sono crollati. Ma qualcosa ti rimane, qualcosa che è magari la tua dignità di persona, le tue due o tre cose: un angelo accanto, un pezzo di pane,un po' d'acqua. La definizione più bella di cristianesimo è "portare avanti la vita".. Un babbo e una mamma disperati, all'inizio non riescono neppure a piangere, infuriati con il mondo, con Dio, con la vita e poi... Che fai? Li accogli, li calmi, fai riaprire gli occhi, e magari cominciano a piangere... La prima fase del pianto, dolcissimo, con lacrime che si asciugano subito da sole. C'è una seconda fase in cui cominciano ad asciugarsi le lacrime, velocemente, per non farsi vedere... Piano piano crei un momento di fiducia, di apertura, di calore, scorrono le lacrime e loro non le asciugano, più. Ecco questo passaggio che è sempre un passaggio di liberazione, dalla disperazione non all'orgoglio ma alla speranza. E la speranza non è mai una certezza, è solo un passo in più, come a dire: guarda, intanto colgo un fiore, apro gli occhi, ricomincio per esempio a sorridere, una cosa che non si permettevano più. Non è un passaggio dalla disperazione all'orgoglio. Anche nel vangelo quando Gesù dice: "Coraggio alzati", non è l'alzarsi di colpo. Noi siamo troppo prepotenti, per cui siamo disperati e allora combattiamo con la vita. No, calma, io l'intendo come quando uno si sveglia alla mattina, e si distende, è qualcosa di lento,un momento in cui riacquisti un po' di energie, di pace.

Che cosa pensa della felicità, lei che vede così spesso il suo esatto contrario?
«La felicità sta nel godere di quello che c'è, altrimenti diventa qualcosa di strano che ti spinge chissà dove. E soprattutto la felicità esiste per chi smette di cercarla. Se hai l'ansia di inseguirla non la troverai mai. La felicità risiede in quello che abbiamo, nella capacità di ricomporre anche gli scarti, le fatiche di una giornata, nel metterle insieme, aggiungendo un po' più di fiducia, di speranza, un pezzettino più d'amore. Consiste nell'abitare la vita, e trovare piccoli segni di gioia. Una cosa che noto oggi invece è che tutti scappano dalla vita. C'è chi arriva a drogarsi Trovo persone esaltate che pensano di essere Dio. E invece, se ci si pensa bene, che cos'è la felicità? Il dare una carezza in più, fare una battuta scherzosa, lo stare in compagnia delle persone care, la saggezza di ricominciare da quello che c'è nonostante le delusioni, i fallimenti. Le persone più felici che quelle che vivono di nulla, di piccoli gesti che diventano grandi».

Ma questo non può diventare un adagiarsi invece che felicità?
«Al contrario. Non é possibile raggiungere la felicità senza fatica. Naturalmente non mi riferisco a felicità banali o di gioia effimera, inutile. Una gioia vera non può essere: io sono felice di me o di qualcosa di me. E' quando io sono felice di me, degli altri, dell'armonia del mondo. Tutti noi vediamo in giro molta superficialità: la gente sorride spesso ma non ha dentro una felicità profonda. Si comunica con l'apparenza. C'è qualcosa in questo tempo che è debole e si nota tanta malinconia che ci attornia. San Francesco, geniale, diceva che il peggiore di tutti i mali era la malinconia. Perché la malinconia vuol dire che io pretendo sempre e smetto di dire grazie. Per questo vediamo persone sempre più sole e più mute. Quando io chiedo ai giovani: ma di che cosa avete paura? L'ottanta per cento, se scavi profondamente, ti dicono che è la solitudine. In profondo silenzio. Io ho seguito genitori di ragazzi che si sono suicidati, e i loro dolori erano muti. Le persone con grandi dolori non riescono ad esprimerli, li tengono dentro. C'è questa pubblicità imbecille che dice quanto sono belli gli occhi e la bocca di una donna.Ed invece non sono belli gli occhi, ma lo sguardo, Non è bella la bocca, ma il sorriso. Questo poi è un mondo che ha ucciso la responsabilità e la consapevolezza. La colpa è sempre degli altri. Del babbo, della mamma e della soeìetà».

«Uno cresce se si prende la responsabilità, se affronta la vita, si alza, e cammìna... Se continua a pensare alle colpe degli altri o alle ferite che ha avuto, non può crescere. No, prima di tutto mi prendo una responsabilità, e su quella divento vero... E poi senti le persone parlare, e sembra di essere al bar. Si parla degli extracomunitari, dei gay, dell'amore, della giustizia , di qualunque cosa, e sembra di essere al bar. Oggi è tutto troppo immaginato, mentre se devo capire, io devo conoscere. Nel tempo di Abramo era normale ammazzare i nemici. E· Dio, per fargli capire quanto ciò fosse terribile e ingiusto, gli chiese di uccidere suo figlio Isacco. Ecco, quando sei toccato profondamente, in qualcosa. che riguarda la vita di chi ti è caro...allora capisci... Oggi c'è poca consapevolezza. Ci sono ritmi veloci e folli, e non c'è più pazienza e resistenza. In una parola: fedeltà alla vita. S'incrina una storia d'amore e si butta via, s'incrina una amicizia e si butta via. Un mondo che tende ad addormentarsi e che non cammina più, dimenticando che la felicità risiede nel cammino».

In quale direzione?

«Non aspettando che il mondo cambi. Io.voglio che il mio babbo sia più vero, comincio io a essere più  vero. Voglio che il mio babbo mi sorrida, comincìo io a sorridere. La felicità è sforzo e va guadagnata, e deve riuscire a trasformarsi in tenerezza. I momenti più alti, rari e intensi sono quellì di tenerezza. Perché la tenerezza è l'unica cosa che ferma il tempo. Come fermò il tempo quella carezza di Papa Giovanni, quando -disse: "Guardate, com'è bella stasera la luna". Quello· è secondo me uno dei momenti più alti della nostra storia. Ecco, in un tempo di crisi come oggi da che si riparte? Dalla  felicità? Che dici a questi ragazzi? "Siate felici...". Non gli serve. Occorre smettere di dar loro sogni senza vita, e dare invece due o tre cose. La tenerezza, prima di tutto. Ne hanno bisogno da morire. Tu vedi questi ragazzi duri, feroci, violenti, ma la violenza è sempre l'impatto della paura e dell'egoismo. La paura del diverso, di tutto. Dentro hanno però un bisogno di tenerezza da svenarsi dentro. Se li disarmi scopri una debolezza allucinante. La tenerezza però non è la sdolcinatura, è come una goccia d'oro sulle ferite, una carezza su una lacrima. Ecco, io penso che la tenerezza è la bellezza che salverà il mondo».

C'è chi può obiettare che forse siamo troppo piccoli per poter cambiare il mondo, e rischiamo cosi di diventare ancora più delusi.
È infelice chi frena la vita... Si ammala,chi frena la vita. Occorre sempre trovare la forza per ricominciare. La dimensione alta, profonda, te la devi guadagnare vivendo... Più. Sei vero, ti senti unico e non hai bisogno di appesantirti della banalità e più diventi alto.... La vita è anche una questione di fame. Quando la gente ha fame, si muove. Io vedo che anche quelli che sembrano più sicuri, quando arriva la il dolore, la crisi vera,quindi la fame di qualcosa, si muovono. Per cui io non saprei dire la ricetta della felicità, ma so che nel momento vero sì rìacqulstano i valori autentici. Noi preti dovremmo stare un po' più calmi nel voler convertire il mondo. Dovremo piuttosto esserci quando l'amore si risveglierà. E si risveglia sempre. Me ne accorgo, stando qui, in un porto di mare... La gente ha rovinato la sua vita, si è persa, ha voluto far l'egoista, il prepotente. Poi arriva la fame, e in quel momento di fame gli dai qualcosa per ricominciare a camminare. Ma non tanto di più di un pezzo di pane, un po' d'acqua e l'angelo, che è fondamentale. Perché alle persone alle quali non basta un pezzo di pane, un po' d'acqua, un angelo accanto, un giorno nuovo da vivere, tu puoi dare qualunque cosa e non basterà mal nulla...»

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