Il viaggio di Adama

Adama Danso era un ragazzo di 22 anni che veniva da Sotokoi, villaggio del Gambia, il più piccolo dei paesi del Continente Africano che fa da sottile sponda all’omonimo fiume. Era in Italia per richiedere protezione da tutto ciò che aveva subìto durante la sua vita, per sfuggire all’incertezza del domani, per costruirsi una vita migliore…

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Era ospitato in una delle strutture dell’Associazione Tahomà dedicate all’accoglienza dei richiedenti asilo. Un sogno, non diverso da quello di tanti suoi coetanei e connazionali, che ha costretto Adama al più pericoloso dei viaggi per raggiungerlo: la traversata del Mediterraneo e non solo.

Prima di poter vedere quel mare che lo separava dalla speranza per il futuro, Adama ha toccato con mano le peggiori atrocità in Libia, inevitabile luogo di transito per tutti coloro che cercano l’Europa e un futuro. In Libia, Adama ha sofferto in silenzio con la consapevolezza che se avesse osato opporsi a tutte quelle atrocità, avrebbe perso anche la possibilità di salire sul barcone.
Arrivò poi il momento di salpare, e Adama iniziò così il suo viaggio della speranza. Ma un naufragio ha travolto con violenza i sogni e la vita di uomini, donne e bambini stipati e compressi dentro al barcone. Adama si ritrovò solo, in mezzo al mare freddo, circondato da corpi silenziosi e troppo pesanti.
Determinato e fermo, nuotò indietro, per aggrapparsi di nuovo a quelle coste infernali della Libia. Nuotò veloce, nuotò senza mai smettere, perché voleva e sapeva salvarsi e soprattutto voleva ripartire e inseguire il suo sogno, raggiungere l’Italia.

Ma il sogno di Adama è annegato. È annegato con lui nelle acque gelide che, fino a quel giorno, lo avevano protetto, le acque dell’Archiano, il fiume che scorre lungo Partina, in Casentino, dove abitava. Il destino ha deciso che la sua determinazione, la sua fermezza, la sua gioia di vivere non l’avrebbero aiutato a salvarsi, non gli avrebbero dato la forza di nuotare e di risalire in superficie, di rivedere la luce.
Il suo sorriso risplende ancora ai nostri occhi e le sue parole risuonano ancora nei cuori di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Un dono, perché Adama era, ed è, tutt’ora, in grado di toccare il nostro cuore e la nostra vita.
Adama avrebbe potuto conquistare tutti i mondi che voleva, perché aveva lo spirito giusto. Aveva colto le necessità e i bisogni della comunità che lo stava ospitando e si adoperava ogni giorno affinchè tutto potesse prendere una piega migliore. Adama dava volto alla parte più bella e vera dell’essere umano. La sua voglia di vivere e la sua umanità contagiavano chiunque.
E’ stato l’amico d’infanzia, a prepararlo per il suo ultimo viaggio col rito musulmano del bagno funebre, sotto gli occhi degli amici persi nel dolore, ma attenti affinché ogni dettaglio fosse al posto giusto, per salutarlo nella maniera più dignitosa e dentro un abbraccio pieno di tenerezza, forza e silenzio.
Come un angelo, dolcemente avvolto da un lenzuolo bianco, Adama ha accolto il pianto e la sofferenza di tutte le persone che gli hanno voluto bene e che con lui hanno condiviso momenti difficili da dimenticare.
Adama era, ed è ancora, parte di una comunità, ma soprattutto di una grande famiglia che lo ha accolto e accompagnato e a cui lui stesso ha dato tanto. Ha lasciato in eredità il suo entusiasmo e la sua voglia di fare.
L’Associazione Tahomà si è sentita in dovere di abbracciare ogni persona che appartiene alla famiglia di Adama. Lo scorso 22 Luglio al teatro Dovizi di Bibbiena, tutte le comunità, italiane e straniere, persone che lo conoscevano e che non lo conoscevano, si sono strette in un abbraccio per celebrare la memoria di quel ragazzo che tanto ha saputo donare a tutti, una Comunità che ha teso la mano senza voltarsi dall’altra parte.

Il dono che ci ha lasciato è il desiderio di scoprire, incontrare, conoscere, condividere e sognare insieme. Domenica il Teatro era il dipinto di un mondo meraviglioso, un mondo possibile, fatto di dialogo, di abbracci, di pace , di speranza.
Il mondo che Adama ha cercato di costruire ogni giorno.

Che la terra ti sia lieve!

Edvige Mazziotti

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