Echi di Quorle

wolfgang_1-100Wolfgang Fasser, fisioterapista e musicoterapeuta, è non vedente a causa di una malattia genetica. Collaboratore della fraternità di Romena, dal 2009 è custode di accoglienza e di silenzio della casa di Quorle.

Wolfgang ha scritto due libri che raccontano la sua esperienza: "Invisibile agli occhi" con Massimo Orlandi e "Tsela Tsoeu - Ritorno in Lesotho" in cui racconta la sua esperienza in Africa

 

In questa rubrica Wolfgang condivide le riflessioni e gli audio degli incontri tenuti a Quorle ma anche in altre occasioni. Cliccando su "Archivio Echi di Quorle" in fondo alla pagina troverete disponibili tutti i contenuti precedenti.

Lettera dall'Africa di fine anno 2017

Cari tutti,
ecco qualche notizia dell’undicesimo anno continuativo della missione Physio in Lesotho!

Appena sono sceso dall’aereo, l’Africa mi ha aperto le braccia. Questa è la sensazione che ritrovo ogni volta che ritorno qui : la gente del Lesotho mi riceve con accoglienza e semplicità e , quando arrivo,mi sento come se fossi partito il giorno prima.
Ho passato le prime 3 settimane con Chantal Jauslin, fisioterapista svizzera con trent’anni di esperienza. Chantal ha già partecipato un paio di anni fa a una missione medica in Congo come volontaria.
Il nostro porto di arrivo è Maseru , la capitale, dove riceviamo ospitalità al convento delle suore Sisters of Charity.
Il primo giorno abbiamo sbrigato questioni burocratiche al Lesotho Medical Council che per fortuna si sono risolte straordinariamente in poco tempo non avendo trovato le solite lunghe file di attesa.
La prima nostra tappa è Seboche, ospedale missionario che raggiungiamo a bordo di una jeep.
Io mi metto sul retro con i capelli al vento bagnato anche da un po’ di pioggia che,per fortuna ,non è troppo abbondante.
Il Seboche Hospital si trova nel Nord del paese in una zona rurale ai piedi delle montagne.
La prima settimana è stata dedicata all’insegnamento alle sei assistenti di riabilitazione , poi abbiamo dato un corso di formazione alle operatrici sanitarie dei villaggi( Village Health workers).
I partecipanti hanno accolto con gioia il libretto Physio skills in home based care che ho scritto appositamente quest’autunno con la collaborazione di John Engeler e la supervisione linguistica di una collega fisioterapista australiana.
In seguito abbiamo insegnato un paio di giorni ai guaritori tradizionali della regione.
Per me è importante dare dei corsi che tengano conto del contesto culturale e che possano dialogare con le conoscenze mediche tradizionali.
In termini più odierni occidentali direi che ho concepito l’insegnamento secondo una prospettiva olistica . Ho inserito indicazioni pratiche e semplici sull’uso di 5 erbe curative facilmente reperibili intorno a casa.
In questi giorni di studio non sono mancati canti , danze e testimonianze dai toni accesi ed entusiastici tipico di alcuni predicatori ( tipo gospel).
Sono rimasto toccato poiché il consiglio degli anziani, riconosciuti come saggi per l’intera comunità, hanno ufficialmente dichiarato prezioso e valido il mio insegnamento.
Il loro parere ha quindi portato i medici tradizionali, sciamani e i giovani a partecipare al corso.
Mi rendo conto ancora una volta che il lavoro portato qui avanti per un lungo arco di tempo porta ora i suoi frutti.
Insegno in quel luogo da nove anni ed è solo dopo aver dimostrato la mia fedeltà e costanza nel tempo che il riconoscimento dalle autorità tradizionali è arrivato.

Dopo Seboche abbiamo proseguito per Shlotse dove abbiamo lavorato per 2 ospedali e un centro di accoglienza per suore anziane.
Indimenticabili ed intensi i momenti passati a fianco dei numerosissimi pazienti.
Le sfide sono continue poiché il numero dei pazienti con problemi neurologici aumenta in maniera vertiginosa di anno in anno a causa della presenza importante dell’HIV e della tubercolosi.
I casi sono impegnativi , anche per i fisioterapisti specializzati nel settore.
Abbiamo lavorato con tanti ragazzi cerebrolesi ,sfortunatamente non seguiti e con pazienti affetti da linfoedemi gravi. Anche in questo contesto l’accoglienza è stata calorosa: appena il primario del l’ospedale di Maputsue ci incontra come prima cosa ci chiede se abbiamo ricevuto da bere e da mangiare.

In seguito a questa full immersion nel mondo della disabilità, abbiamo fatto tappa in una realtà altrettanto commovente: Pitseng Hospital.
Una classica missione cattolica nell’hinterland di Leribe.
Hanno annunciato la nostra venuta durante la messa della settimana precedente al mio arrivo.
Abbiamo visto piu’ di cento pazienti , tutti in condizioni di grande povertà.
Sono arrivati a piedi, a cavallo e , i più fortunati ,con il pulmino.
In un rondavel ( costruzione tipica a forma rotonda) abbiamo messo due seggiole, un materasso per terra una bacinella e i nostri utensili ed ecco pronto lo studio di fisioterapia!
Chantal ,che lavorava parallelamente a me, era affiancata da una suora che faceva da interprete sesotho/ inglese per poter capire i pazienti.
Ogni tanto arrivavano meravigliosi profumini di pane, provenienti da un fornaio non lontano. Come sfondo sonoro, il chiocciare delle galline che ruspavano giusto lì , fuori dalla porticella.
In quei giorni abbiamo ricevuto la visita di due rappresentanti del Ministero per lo sviluppo sociale che sono venuti a vedere il lavoro. Hanno particolarmente apprezzato il nostro operato e in seguito a questo incontro, la Ministra mi ha telefonato e convocato per un appuntamento nel mese di gennaio a Maseru, la capitale.
Abbiamo concluso il soggiorno a Pitseng accompagnati dai canti di adiorazione una Chiesa di devoti a Santa Maria di Fatima.
Pitseng è stata l’ultima tappa per Chantal. Avremmo dovuto passare per Maseru insieme. Io avrei poi proseguito per Thaba Tseka. Ci avevano detto che la strada per Thaba tseka era chiusa. In realtà , chiedendo bene, abbiamo scoperto che la strada era aperta e che quel messaggio era in realtà volto a scoraggiarmi a prendere i mezzi di trasporto.
Verificata la fattibilità del tragitto, ho portato con me Chantal in quest’ultimo pezzo di strada passando attraverso strade di alta montagna dai panorami suggestivi.
E’ così che anche Chantal ha potuto godere questi bei paesaggi e ha potuto conoscere la famiglia di Mantsei a Thaba Tseka, dalla quale sarei stato ospite da lì in poi per un mese.
Chantal ha proseguito il giorno seguente per Maseru dove ha incontrato Elena che arrivava dall’Italia per la seconda parte della missione.
Elena ,Chantal, insieme ai nostri amici - conduttori/ taxisti nei vari transfert- Mammello e Pitso, sono andati , come di consueto a prendere cappuccino e brioche nel baretto fighetto dell’ambasciata francese.
Questo è ormai il nostro piccolo rituale di partenza e/o arrivo con i nostri amici che non vedono l’ora di rimpinzarsi e scoprire deliziosi piatti occidentali, leggermente “africanizzati”.
Chantal parte contenta di un’esperienza molto ricca.
Le sono grato di aver scelto di dedicare le sue ferie a questo lavoro di volontariato. E’ stata una bella collaborazione!

Le foto inviate da Wolfgang

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Continuo questo racconto a quattro mani con Elena che mi raggiunge a Thaba Tseka.
Qui viviamo in una casa con una famiglia che quest’anno ospita anche due bambini che sono in vacanza da scuola.
Ci godiamo così la presenza di due bambini sono inizialmente silenziosissimi e timidi, che vengono a sbirciare dalla porta della nostra camera per ascoltare come parliamo, vedere come ci vestiamo, capire come ci” muoviamo” nella vita quotidiana.
I pasti saranno il momento piu’ agognato: abbiamo portato qualche cibo nostro in modo da avere un apporto nutritivo un pochino più completo.
Ogni piccolo alimento sarà una forte attrazione per i nostri ospiti che saranno così introdotti ad alcuni alimenti per loro sconosciuti: olio d’oliva, sardine in scatola, quinoa…
Non mancherà a volte l’insalata ( inesistente qui!) che ha piantato la nostra ospite Mantsei nell’orto di casa con i semi portati da Quorle. Qui non piace quasi a nessuno ma per noi è una goduria poterla mangiare qui! E’ raro mangiare verdure fresche . Capita ma sono immerse nella maionese o nel ketchup…

Eccoci al lavoro:
La prima settimana di Thaba Tseka è dedicata allo stage nazionale di fisioterapia che si tiene al Paray Hospital.
Abbiamo 26 partecipanti da 15 diversi ospedali e da 3 health center.
Ci sono anche due fisioterapisti dell’ospedale militare di Maseru.
Abbiamo affrontato vari temi di cui la maggior parte proposti da noi ed alcuni richiesti dagli studenti dello scorso anno.
Abbiamo fatto studi sul movimento corporeo, sulla percezione ,sul tocco e sulle fasi di sviluppo motorio e sulla loro applicazione nelle pratiche cliniche.
Per quanto riguarda le pratiche fisioterapiche abbiamo trattato:
- il trattamento delle vittime di violenza, qui molto numerose
- il trattamento dei bambini cerebrolesi
- il trattamento dei pazienti neurolesi, in largo aumento

Non sono mancati i momenti danzati , sempre molto apprezzati.
Per puro divertimento abbiamo addirittura proposto il ballo popolare della quadriglia che abbiamo poi rifatto per il giorno finale dello stage che coincideva con la celebrazione dei
-30 anni di lavoro continuativo di fisioterapia al Paray Hospital,
- 10 anni dello stage nazionale di fisioterapia
- consegna “ufficiale” degli attestati dello stage da parte dello staff della direzione dell’ospedale.

Grida di gioia e di risate per il gruppo della quadriglia: occasione rara per uomini e donne di darsi la mano in pubblico. Il “non plus ultra” è stata la mossa finale con cui le donne si siedono sopra le braccia incrociate degli uomini!
Alle volte gli incontri culturali sono davvero difficoltosi ma alle volte sono davvero esilaranti. Penso che anche per loro vederci “sculettare all’africana” debba essere spettacolo non da poco!
Non è mancata la torta decorata da Sister Justina, cuoca d’eccellenza nonché pasticcera DOC per varie occasioni di festa.
Anche per lo stage, l’impegno di tanti anni dà i suoi frutti: i partecipanti aumentano di anno in anno, sempre piu’ numerosi gli ospedali che postulano per la formazione.
Quest’anno abbiamo avuto anche un gruppo nutrito di uomini e di giovani.
Un gruppo motivato e presente che ha dimostrato entusiasmo e voglia di imparare. Una bella soddisfazione per tutti.
La settimana seguente abbiamo iniziato la pratica clinica nei reparti dell’ospedale e nell’ambulatorio fisioterapico.

Le giornate di lavoro iniziano sempre con un momento collettivo gioioso : preghiera , canto, ritmi
Una pratica eccezionale per sintonizzarsi, unire i cuori e le anime; per incominciare una giornata INSIEME, in armonia. Così si inizia davvero la giornata di lavoro in un altro modo!
Il lavoro è intenso: c’è un incremento forte dei pazienti neurolesi a causa di pressione alta, obesità, incidenti d’auto, aggressioni, di infezioni in patologie da HIV o tubercolosi.
Il Paray Hospital ha approvato il progetto di un nuovo reparto di fisioterapia!
Verrà costruita una casa nel cortile antistante all’attuale piccolo ambulatorio e di fronte al Shelter, reparto di mamme in attesa del parto.
All’interno della casa ci saranno una classe, un piccolo ufficio, una stanza per gli esercizi e due stanze per i trattamenti nonché uno spazio esterno adibito a esercizi all’aperto.
I disegni della nostra amica Lida Belova, ex architetto, sono stati approvati con qualche leggera modifica dovuta a posizionamento attuale cavi di tensione elettrica.
Siamo felici e entusiasti e con noi anche la direttrice dell’ospedale( “this project is like my baby!”)
Il cantiere dovrebbe cominiciare in gennaio. Vi terremo al corrente!
La costruzione di un primo vero e proprio reparto di fisioterapia nelle highlands rappresenta un evento di grande importanza che avrà sicuramente ripercussioni positive sugli altri ospedali rurali.
Siamo diventati un centro di riferimento.
Sono infatti venuti un paio di pazienti dalla capitale fino al Paray per farsi venire a trattare in fisioterapia.
Anche la presenza dei due partecipanti dell’ospedale militare di Maseru, particolarmente reputato, è un segno di riconoscimento della qualità della nostra attività clinica.
Siamo davvero contenti che l’impegno costante di lunghi anni stia portando i suoi frutti.

Eccoci all’ultimo giorno prima di Natale.
Siamo contenti di essere lontani dal Natale consumistico occidentale , dai lustrini, dallo spreco.
Qui al Natale quasi non si vede se non nelle Tv purtroppo quasi perennemente accese nelle case.
E’ prevista una grande preghiera collettiva il 23 dicembre con tutti i dipendenti dell’ospedale e tutti i pazienti.
Siamo in tanti tutti accalcati sotto il balcone tettoia che attornia i vari reparti.
Piove a dirotto.
Tanti canti ritmati , a voce piena, tanto ardore, tante preghiere sentite: quelle piu’ sommesse e quelle piu’ di invocazione ad alta voce, quasi urlate.
Tante donne prendono la parola davanti a tutti per condividere una prghiera tra cui una di 75 anni, piccola tarchiata da un’ orazione dagli accenti degni di un accanito sindacalista, di un saltimbanco da piazza, di un oratore da colosseo, da un artista del vecchio teatro di avanspettacolo.
Un trasporto , una carica, un capacità di trasportare la folla , un susseguirsi di botte e risposte tra lei, oratrice carismatica, e il pubblico di oranti e … per finire … un alleluja con tanto di défilé in fila indiana lungo i vari reparti.
Come ultimo week end con Elena abbiamo deciso di andare a salutare Me Mathabo e la sua famiglia.
Il paese dello sciamano Ntate Tseare ,maestro di Wolfgang ormai defunto da parecchi anni.
Elena ci teneva a salutare quel posto speciale , quella gente così bella.
Fino allo scorso anno si arrivava solo a piedi percorrendo una stradina sterrata e poi uno scosceso sentierino pietroso,
Si aveva davvero la sensazione di arrampicarsi su per la montagna.
Da quest’anno c’è la strada sterrata di montagna e in poco tempo si arriva su a 3000 metri.
Prima di arrivare al paesino, grandi cicogne ci volano sopra la testa.
Nonostante Wolfgang, detto Ntate Thuso( padre aiuto),torni qui a inizio gennaio per le giornate di consultazione , qualche paziente arriva comunque.

Nella piccola capanna dove lavorava Tseare( che onore!) abbiamo sistemato due sedie: una per il paziente e una per esporre tutti i rimedi omeopatici , fitoterapici e non,
Anche qualche pillolina allopatica proveniente da Emilio nostro amico di Roma, medico di famiglia.
Un materasso per terra sotto il dipinto murale dei guaritori tradizionali: 3 serpenti. Anche nella mitologia greca ci sono i serpenti che ritroviamo arrotolati attorno al bastone di Esculapio, tuttora simbolo della nostra medicina…
Arrivano pazienti di tutti i tipi, alcuni fedelissimi che aspettano questo appuntamento annuale.
Io faccio un po’ l’infermierina e un po’ la dispensatrice di esercizi da rifare poi regolarmente a casa.
Gli ospedali sono lontani. Alcuni vanno rispediti lì.
Lì ancor piu’ di qui , alcuni pazienti gravi sono troppo recalcitranti all’ospedale e corrono rischi vitali.
Wolfgang per fortuna riesce con gentilezza a metterli davanti ai fatti e ad incitarli a seguire i medici ospedalieri.
Non manca , come si fa tradizionalmente, qualche consiglio di naturopatia familiare realizzabile qui ( impacchi di cipolle, tisane di ortica,…) e qualche atto di medicina “simbolica” per loro così importante e i rimedi tradizionali sesothiani.

In attesa della cena aspettiamo sulle piccole panche di cemento sul piazzale davanti a una casettina diventata il piccolo spaccio alimentare del paesino sperduto.
La terra è spazzata alla perfezione come fosse un tappeto persiano.
Si sta.Si scambia qualche parola.
Si sta.
Qualche vicino arriva per stare lì, a stare,insieme, nel crepuscolo,”mantsibuia”.
Bello “stare” , re-stare a godersi il tempo lento di quel passaggio dove le ombre si allungano e le montagne sono abbracciate dalla luce d’oro.
Inizia a far fresco. Ci portano le coperte tradizionali che si portano tradizionalmente a mo’ di mantello.
Il pastore indossa sempre i suoi stivali di gomma . il suo passamontagna abbassato, la sua coperta/ mantello e il suo bastone di perline .E’ una figura che non puo’ non evocare le nostre antiche figure mitiche di cavalieri.
Indossare quella coperta dà un sensazione di portare qualcosa di regale e ci riporta alla sensazione di quando ci si travestiva da bambini.
E tutti stiamo lì ,con i nostri mantelli, immersi nell’imbrunire.
E’ sempre bellissimo quassù :vista mozzafiato sulle cime e poi gran cielo stellato.
Chissà perché . i cieli africani sembrano sempre più grandi dei nostri…
Forse perché l’orizzonte è spesso privo di abitazioni e le catene di montagne verdi si susseguono a perdita d’occhio..
Facciamo cena con la polenta e i fagioli e piselli in scatola con la maionese e ketchup. Siamo in tanti. Bambini ovunque, la bisnonna, le nipoti arrivati da Sudafrica o dalla capitale. e l’immancabile amico ubriacone. C’è posto per tutti. Chi a terra ,chi seduto sulle poche sedie. Man mano ,dopo cena, i bambini crollano letteralmente dal sonno . Quando fai girare lo sguardo li trovi qui e là sparsi addormentati sul pavimento sotto lo scialle della nonna.
Qui si vive moltissimo seduti per terra( come piace a elena!).
Qui c’è proprio il senso della comunità, della tribù nella sua più nobile accezione e per un momento anche noi ne facciamo parte.
Si organizzano i vari giacigli.
Fuori è buio. Non c’è corrente elettrica. Si accende solo qualche lampada caricata con il generatore per qualche ora .Il silenzio delle montagne ci abbraccia.
Di fianco alla nostra, ci sono altre due capanne.
Essendo gli ospiti d’onore , Ntate Bonan ,unico figlio maschio ci lascia il suo rondavel, capanna rotonda con il solito letto cinese alto 1m 20,molle e dondolante quasi come una gondola.
La mattina dopo ancora qualche paziente arriva. Finito il lavoro beviamo una tazza di Motoho bevanda di mais fermentato.
Poi ci danno il Mofao: del cibo- in questo caso un pezzo di pane e 2 carote- che possa essere di nutrimento per il viaggio per noi. Un pezzo va sempre destinato a coloro che ci aspettano a casa.
Mofao è il nome della merenda ma anche il nome dell’esperienza di condivisione che si fa arrivando al punto di arrivo ortando i racconti dell’esperiena vissuta.
Sempre è presente lo spirito della comunità , della condivisione.
Torniamo a valle, il pulmino ci porta fino al ponte del gran fiume terroso Madibamatsu.
Facciamo un bagnetto. La mancanza di acqua corrente ci fa desiderare di immergerci almeno fino alla cintura,
Poi su su sotto il gran sole del mezzogiorno ci incamminiamo di ritorno verso Thaba Tseka con un ragazzino che si affianca silenzioso ai nostri passi dopo qualche scambio di parola.
Domani è Natale.
Elena prepara la valigia , fa grandi bucati e sistema la casa per Wolfgang che resta.
Arrivano Mammello e Pitso e riportano Elena a Maseru che avrà l’aereo l’indomani mattina.
Percorriamo sette passi di montagna.
Purtroppo un incidente d’auto ci farà arrivare tardi. Una macchina proveniente dall’altro lato della strada ci è venuta addosso. Siamo riusciti a schivarla è si è danneggiata la fiancata.
Per fortuna niente di grave, un po’ di paura: qui la gente guida veloce e male e spesso anche ubriaca e le macchine sono spesso molto scassate e strapiene di passeggeri. C’è un tasso mostruoso di incidenti stradali…Che dire… siamo stati davvero fortunati!
Arriva la polizia: infinite le trattazioni ,prendono appunti su una agenda, niente moduli da compilare. Bisogna solo sperare che la polizia che, a detta di tutti, è particolarmente corrotta porti fino in fondo la faccenda e difenda il giusto. E’ tutto molto confuso e nebuloso.
È stata anche questa un’occasione di confronto sulle modalità di comportamento in caso di urgenza: diversissima la gestione delle emozioni in pubblico rispetto a noi italiani.
Nessuno alza la voce anche quando il colpevole si tira indietro sulla sua responsabilità.
Il giorno seguente fortunatamente abbiamo notizie positive e corrette rispetto alla denuncia della polizia .Ci assicureremo che il tutto vada a buon fine.


Si conclude la seconda parte della missione.
La terza parte prevde l’arrivo di Elisa dalla Svizzera.
Wolfgang è ancora a Thaba Tseka al Paray Hospital e rimane lì ancora un paio di settimane.
Poi ripasserà a Talebhalla e Mapepeng, villaggio degli amici sciamani per poi proseguire nel Sud verso altri ospedali

E così questa lettera porta un po’ di questo “mofao” a voi.
Il nutrimento che ci porta questa gente Basotho, la condivisione con voi dei racconti di questo viaggio fatto di tante tappe, tanti incontri.

Il lavoro della missione è frutto di volontariato.
I costi vengono sostenuti da un cerchio solidale di cui fanno parte alcuni di voi lettori ai quali siamo immensamente grati.
I fondi servono a coprire i costi dello stage di formazione, a finanziare i trasporti per i pazienti piu’ bisognosi che necessitano cure in ospedali lontani dalle proprie abitazioni,
a sostenere costi di eventuali operazioni chirurgiche ortopediche fondamentali, a sostenere bambini in stato di povertà per le spese scolastiche e di tante altre azioni di sostegno alla povertà….
Una parte delle donazioni passate di Physio in Lesotho vanno a coprire le spese del nuovo centro di fisioterapia al Paray Hospital, ai quali si aggiungono i finanziamenti dell’ospedale e il contributo della congregazione delle Sisters of Charity of Ottawa.

 

Un abbraccio a tutti voi e un augurio di serenità per questo fine anno
Wolfgang e Elena

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