Settembre 2016 - Liberi come le allodole

 

echi quorle settembre 2016

 

Diario eremo di lavoro del 2, 3 e 4 settembre 2016 – liberi come le allodole
di Marina Biasi

Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
oltre il sole e l'etere, al di là dei confini delle sfere stellate,
anima mia tu ti muovi con agilità,
….
tu solchi  gaiamente, l'immensità profonda
…..
felice chi può con un colpo d'ala vigoroso
slanciarsi verso  campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole,
verso i cieli al mattino spiccano un volo
- che plana sulla vita e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

Elevazione – C. Baudelaire


Voglio iniziare questo diario con alcuni versi di Baudelaire che fanno eco al tema proposto: liberi come le allodole! Ciascuno di noi è arrivato a Quorle con i propri pensieri e fatiche, sapendo di trovare quell'accoglienza che gli avrebbe consentito di “elevarsi”, almeno per qualche giorno, verso i cieli del mattino …
In serata si sono avvicendati gli arrivi, in un caldo clima tardo estivo; abbiamo sistemato i letti e dato una mano in cucina per la preparazione della cena, che si è svolta con la consueta allegria e curiosità reciproca.
Il tema della libertà si è intrecciato con il lavoro materiale che ci ha visti impegnati nella preparazione della festa di domenica pomeriggio, resa ancora più speciale dal ritorno a Quorle, dopo trent'anni, del vescovo di Fiesole.

Wolfgang-Vescovo_Meini-Quorle_2016-1.jpgWolfgang-Vescovo_Meini-Quorle_2016-2.jpgWolfgang-Vescovo_Meini-Quorle_2016-3.jpg

Per guidare la nostra riflessione sulla libertà, Wolfgang è partito dalla metafora dell'allodola, la “messaggera dell'alba”, che solca i cieli all'annuncio del giorno col suo volo leggero e col suo canto sempre nuovo e libero. Come le allodole, siamo stati invitati ad andare lontano, senza attaccarci a quelle cose che possono diventare zavorra pesante. Cerchiamo di meditare, poi, sulle parole di Krishnamurti, che ci esorta all'intelligenza del qui ed ora, a lasciar andare quel che non ci fa sentire liberi, anche se ciò significa stare nell'incertezza: se proviamo a lasciar andare alcune sicurezze interne e esterne, possiamo liberarci, pur vivendo l'insicurezza. Se vogliamo cambiare il mondo, partiamo da noi stessi (secondo l'esortazione di Gandhi), assumiamoci la responsabilità di fare questo passo di libertà, di compiere una scelta netta e radicale che può portare al cambiamento. In questo, possiamo guardare all'esperienza di Linda Bimbi e al suo impegno per i diritti e la pace: è proprio nel momento della chiusura e del dolore che possiamo operare la liberazione attraverso un passo, una parola, un movimento che sia liberazione di sé e degli altri.
La libertà, tuttavia, non è una via facile: a volte, essere “prigionieri” di se stessi o degli altri è più semplice che diventare liberi. Ma proprio per sostenere l'incertezza della continua instabilità, siamo spinti al movimento.
Wolfgang ci ha fatto poi conoscere le parole di un poeta originario del Camerun, Ndjok Ngana, in particolare la sua poesia “Prigione”, che ci ha davvero aperto gli occhi sul tema della libertà e sul senso che essa può avere ogni giorno nelle nostre vite::

Vivere una sola vita,
in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo è prigione

Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia,
amare una sola persona è prigione

Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà,
conoscere una sola logica è prigione

Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza,
avere un solo essere è prigione.


Ciascuno e ciascuna di noi ha cercato di portare queste riflessioni nel suo lavoro durante la vita quotidiana a Quorle, aprendosi agli incontri e alle possibilità che la condivisione offre. Wofgang ci ha offerto anche altri spunti di pensiero, in particolare, ci ha invitato a disegnare un rombo, ai cui vertici scrivere le seguenti parole: pace, libertà, riconciliazione, spazio per crescere. Proviamo a portare questo rombo nella nostra vita: non saremo liberi, se non siamo in pace con noi stessi, se non ci siamo riconciliati con i ruderi e i naufragi della nostra esistenza, se non ci creiamo uno spazio mentale in cui poterci muovere e espandere.  Nello stesso tempo, proviamo a portare il rombo anche nel rapporto con gli altri: pace con le altre persone, fermando spade e accuse, riconciliarsi, trovare spazi creativi per esprimersi nella relazione; laddove non vi è libertà, laddove non vi è spazio, non si può fiorire, al massimo si può sopravvivere. Impariamo così a pensare più grande, andare oltre ai pregiudizi verso se stessi e gli altri, ciò ci può davvero portare a pensieri fecondi.
Un'altra sollecitazione che abbiamo accolto, è stata quella di vivere le nostre giornate con la semplicità, la leggerezza e la gratitudine. Senza complicarci troppo la vita, lasciando quello che ci ostacola e ci tiene ancorati a pensieri pesanti, a lotte estenuanti e così librarci con la leggerezza dell'allodola. Essere semplici e leggeri con noi stessi e con gli altri; solo così potremmo vivere nella bellezza e nella gratitudine verso la vita.
Infine, Wolfgang ci ha invitato a ricercare i semi della libertà nella nostra storia, nella nostra biografia, per far rinascere quelle tracce del bambino e della bambina che ancora vivono dentro di noi.


Quant'è bello essere bambino
piccolo piccolo,
ma capace di pensare.

È bella l'innocenza
che si perde pian piano
con la vecchiaia;

bella l'ignoranza
che si scioglie lentamente
nel rimpianto;

quant'è bello offendere
senza ferire,
e sbagliare senza colpa;

amare con il cuore
e non con il calcolo

aiutare con amore
e non come prestito

quant'è bello essere bambino
per rispondere alla domanda:
che cosa vorresti se fossi ricco?
“essere ricco è già avere troppo”,

e dormire tranquillo
quando viene la notte.

Quant'è bello essere bambino

Bambino - Ndjok Ngana


Queste riflessioni e poesie si sono alternate con le camminate al primo mattino, con il tempo del lavoro, della preparazione dei pasti, della condivisione piena.
Siamo così arrivati alla festa della domenica: passeggiata nei dintorni di Quorle, arrivi degli ospiti e degli amici, pranzo all'aperto all'ombra del grande gelso dietro la canonica, messa nella chiesa con il vescovo e don Luca.
E poi, giunge il momento dei saluti, delle partenze, del ritorno alle proprie case, alle proprie famiglie, al proprio lavoro, ai propri amici, anche alle proprie solitudini o fatiche; ma risuonano in noi le parole intense che Wolfgang ci ha donato e che ci accompagneranno lungo la strada di ritorno. In attesa di incontrarci ancora.

Prendiamoci cura
della piccola fiamma
che arde
nell'oscurità


AdmirorGallery 5.0.0, author/s Vasiljevski & Kekeljevic.