Buon anno dall'Africa

 

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Alla vigilia di Capodanno ho ricevuto una lettera da Wolfgang. L'avevo sollecitato, già alla partenza, di tenermi informato sull'andamento della missione in Lestoho, sui suoi corsi di fisioterapia, sugli incontri con quel popolo così ricco di umanità e così vicino al sapore essenziale del vivere. Appena ho letto il resoconto di Wolfgang ho pensato che appartenesse a tutti noi, che fosse bello condividerlo per sentire qui, accanto a noi, in questi giorni di passaggio tra gli anni, l'amico non vedente che ci fa vedere l'Africa, e ci mette in contatto con un'umanità che ci permette di toccare con mano l'essenzialità della vita, che noi troppo spesso non riusciamo neanche ad avvicinare.
In Africa chiamano Wolfgang Ntate Thuso che vuol dire "fratello aiuto". Un'espressione che è valida anche per noi, per ciò che Wolfgang ci insegna e ci trasmette con la sua semplicità, con il suo essere così aperto ad ascoltare le infinite frequenze della vita. E allora, in attesa di averlo di nuovo qui da noi, lo abbracciamo a distanza, ascoltando le sue parole. E' il nostro modo per brindare al nuovo anno con lui. E di farlo anche tra di noi.
 

Massimo Orlandi



Carissimo fratello e famiglia, 

sono contento di raccontarvi di questo mio primo mese nel piccolo regno tra le montagne del Lesotho.
Il mio viaggio di 15 ore (volo da Zurigo con cambio a Johannesburg per Maseru) è andato tutto bene. Anche le due valigie sono arrivate con me e passate alla dogana senza problema – cosa che non potevo prendere per scontata. In una c’era tanto materiale medico – vitamine, altre medicine e libri per gli studenti, nell’altra una macchina da cucire.

Nelle prime due settimane sono stato in viaggio accompagnato dalla mia assistente locale Ausi Mamello. La conosco da quando è nata: è la figlia di una famiglia che frequento da trent’anni e gode della mia piena fiducia. Mamello mi aiuta ad organizzare, traduce dove necessario e mi accompagna nei vari ospedali. 

All’inizio siamo stati ospitati In una locanda di un convento di suore a Maseru dove ci siamo sentiti come a casa. Da lì, ogni giorno, partivamo in piccoli mezzi pubblici superpieni per le nostre mete:  ospedali di varie città, da Roma a Morija a Maseru,  e anche una casa di riposo, a Pitseng in una missione cattolica ai piedi delle montagne. Ho fatto buoni incontri con i responsabili di queste istituzioni e ho accompagnato le mie studentesse di fisioterapia al lavoro. I corsi di sensibilizzazione sul significato della fisioterapia che tengo da anni nella scuola per infermieri a Paray sono oggi ben conosciuti anche nelle altre città. Dovunque sono andato ho trovato orecchie aperte all’ascolto. Le direttrici delle scuole di Roma e Morija già il prossimo anno vogliono attivare questi corsi nelle loro scuole per insegnare alle giovani infermiere le competenze base della fisioterapia. Si tratta di tecniche per imparare ad esempio come sollevare un paziente immobilizzato, esercizi per pazienti con difficoltà di respiratorie o pratiche di routine per pazienti dopo un’operazione.  Il mio progetto di fisioterapia in Lesotho oggi beneficia molto del tempo che ho trascorso in questa mia seconda patria nell’arco di trent’anni: le direttrici di queste scuole e le infermiere responsabili degli ospedali sono ex-alunne dei miei corsi di 25 anni fa.

wolfgang_lesotho_2011_infermieriIl 7 dicembre, dopo 8 ore di viaggio in minibus, siamo arrivati sull’ altopiano del Lesotho a Thaba-Tseka. Il Paray Mission Hospital, da quel momento, la mia base. Insieme con i miei collaboratori Me Sophia, Me Khahliso e Ntate Fumanang, tutti e tre infermieri formati in fisioterapia, abbiamo ricevuto 11 partecipanti da diversi ospedali del Lesotho, per il corso nazionale di aggiornamento in fisioterapia. Il nostro tema è la fisoterapia in zone rurali: in particolare abbiamo trattato la tematica del bambino disabile, le deformità del piede e il trattamento delle estremità gonfiate. Abbiamo studiato e lavorato insieme per una settimana a scuola e in ospedale. 

 

 

In questo momento in ospedale ci sono tanti pazienti e tra loro molti casi per la riabilitazione. C’è la giovane donna Manipa: a causa della sieropositività si è ammalata di tubercolosi che ha infettato la spina dorsale e l’ha lasciata paralizzata. A casa la aspettano due figli. Suo marito è lontano nelle miniere in Sud Africa.  Un’anziana signora ha ustioni gravi a entrambe le gambe perché cucinando a fuoco aperto nella sua casa, le si è incendiata la gonna. È sulla buona strada e, sopportando i dolori, re-impara a camminare.  Un ragazzino è cascato dal suo asinello e si è rotto il gomito in varie parti. Ci vuole tempo per rendere di nuovo flessibile la sua articolazione. Tanti pazienti soffrono di infezioni HIV. Grazie alle moderne medicine che vengono messe a disposizione dall’organizzazione svizzera Solidarmed hanno buone chances di controllare la malattia e rifiorire di nuovo. Numerosi di loro hanno da combattere con dolori fisici, disturbi del sistema nervoso, paralisi e problemi respiratori. La fisioterapia è indicata per trattare tutto questo e risollevare i pazienti. Siamo soddisfatti e contenti di questo quarto corso nazionale di aggiornamento in fisioterapia e siamo già orientati al prossimo corso, nel dicembre 2012.
 

wolfgang_lesotho_2011Adesso siamo di fronte a varie settimane di insegnamento clinico a Paray, inoltre ci attenderanno brevi visite negli ospedali di Mantsonyane e Mamohao. In gennaio iniziano i corsi di sensibilizzazione alla fisioterapia per le infermiere qui alla scuola del Paray Mission Hospital. Mi fa molto piacere che nel programma c’è anche la visita al Mokhotlong Hospital: è lontano e dobbiamo salire fino a 3.000 metri attraversando zone molto sperdute. Là potremo pernottare a casa di una ex-insegnante della nostra scuola qui a Paray. 

I miei giorni sono riempiti con incontri preziosi e attività di senso profondo. Questo mi regala una emozione nutriente, la sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto.  Vivo con persone che sono diventate amiche e faccio quello che serve.  

Questo è diventato realtà grazie anche all'aiuto di ciascuno di voi. E ve ne ringrazio.
Mi farò sentire con gioia fra qualche settimana.
Vi saluto calorosamente e vi auguro un buon passaggio nell’anno nuovo.

Thuso Wolfgang

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