Ritorno dall'Africa

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Lesotho – Maseru, 31. Gennaio 2012  

Carissimi,
mentre scrivo queste righe sono seduto su scalino della casa e godo il clima mite di questa mattina. Sono arrivato in Maseru per gli ultimi giorni di questo tempo in Lesotho, mi aspettano incontri ufficiali e un corso di 4 giorni di fisioterapisti diplomati. Per la terza volta insegno a questo gruppo teorie e pratiche di fisioterapia avanzata, in particolare la cura di pazienti con problemi muscolo-scheletrici, tutti loro lavorano negli ospedali delle pianure; da quest’anno sono divisi in vari ospedali e iniziano a sviluppare i servizi di fisioterapia anche fuori della città capitale.
 

La realtà fra le pianure del Lesotho e quelle  delle alte montagne è ancora molto diversa, come fosse giorno e notte: per questo il mio impegno si concentra sulle zone rurali, gli ospedali in montagna e a portare i servizi di fisioterapia nei paesini sperduti. Il nostro incontro di questi giorni serve per studiare e farci sentire comunità di fisioterapisti, essendo pochi è fondamentale riunirci: pochi vuol dire dodici fisioterapisti qualificati con una trentina di assistenti fisioterapici per la nazione intera con 2 milioni di abitanti.

Un lungo viaggio di 8 ore in pullman ci ha portato ieri a Maseru, eravamo in tanti nel bus appiccicati, in piedi e qualcuno seduto in terra. Con divertimento è stato vissuto il momento dei bisogni fisici: stop in alta montagna, donne a destra uomini a sinistra…….il clackson richiamava tutti e via di nuovo coccolati con la musica gospel a tutta randa.

Nei giorni prima a Mokhotlong ho visitato una dei nostri allievi nel suo ospedale: momento di rendiconto e di verifica per guardare le conquiste e le difficoltà. Ci siamo fermati con qualcuno dei pazienti: un uomo coraggioso con una emiparesi seguito attentamente dalla figlia, una giovane mamma con poliartrite, una ragazza orfana a letto da dieci mesi pluriminorata a causa di malattie gravi…mi commuovo con le infermiere ormai possiamo soltanto accudirla, non ha speranze.
Fortunatamente ci sono altri pazienti non meno gravi ma con possibili vie d’uscita. La fisioterapia in questi ospedali deve affrontare spesso situazioni che non sono presenti nelle nostre istituzioni e questo implica di  essere formati a 360 gradi per affrontare sufficientemente il compito.

La visita in chiesa e trovare amici locali è stato un tuffo culturale meraviglioso.

Pochi giorni prima lasciavo Thaba Tseka, la strada di montagna è talmente stravolta dalle piogge e in alcuni punti sembrava il letto di un fiume: con la jeep dell’ospedale abbiamo potuto rischiare quest’avventura e ci siamo resi conto di quanto lontano dal nostro ospedale ci sono villaggi, quanti sacrifici devono fare  i malati per arrivare al Paray e a quanti non arrivi il nostro servizio di fisioterapia. 

Thuso-shows-wild-Fenell-2Il tempo di 7 settimane al Paray sembra volato ma come piccola squadra di fisioterapia abbiamo trattato tantissimi pazienti: mamme con bambini disabili, consulenze richieste dai dottori. In parallelo al lavoro ho insegnato alla scuola infermieri, due classi di giovani ragazze pimpanti orgogliose di avviarsi alla loro professione. Indimenticabili gli incontri con le donne del villaggio e i pomeriggi di studi sull’uso delle erbe tradizionali: a proposito di erbe quest’anno il giardino didattico delle erbe tradizionali dell’ospedale è diventato proprio bello. Quando insegno nel giardino ai giovani l’uso delle erbe non riesco più a difendermi da domande interessanti e curiose. Mi sta a cuore tutto quello che sto facendo qui, la sensibilità culturale e il valorizzare delle risorse locali:  per il basotho le erbe curative sono un dono di Dio e per questo vanno curate accolte e protette. 

Il lavoro quotidiano nell’ospedale ci ha permesso di imparare tante cose e che la sfida è grande: avevamo 7 pazienti con problemi neurologici gravi, tanti con traumi o problemi a seguito di operazioni, persone deboli con HIV e TBC. La maggioranza dei pazienti sono poverissimi e con la loro richiesta di aiuto portano anche la loro storia vicino a noi: per me, che arrivo da un altro contesto, è stato spesso emotivamente impegnativo e non sono mancate sere in cui tornavo a casa “bello cotto” e con la voglia di chiudere la giornata con il silenzio della notte.

Thaba Tseka ormai è diventata casa, il saluto della gente è stato di grande affetto augurandomi buona strada, benedicendomi e la consegna di tornare presto. Come regalo una nuova coperta con un disegno simbolico per la mia vita: due uomini che arano la terra con un bove. Come dicono i basotho questa missione è stata sotto una buona stella, tutto è andato bene e poche cose non ho potuto realizzare per motivi logistici.

Physio-DonnationLa stella è il nostro unirci intorno all’iniziativa e tutti voi offrite una mano in un modo o nell’altro. Il culmine di questa sensazione della solidarietà e pura generosità è stata la inaspettata donazione di “Wolrd Vision”: tre scatoloni enormi pieni di tutori, collari e busti, materiale di cui avevamo disperatamente bisogno. È meraviglioso di sapere di essere pensati in quello che portiamo avanti tutti i giorni per gli altri.

 

Prossima settimana torno a casa , questa volta con le valige quasi vuote.
Pieno è invece il programma per la prossima missione  dal 16 novembre 2012 al 5 Febbraio 2013: corsi in 3 scuole per infermieri, visite negli ospedali, 2 corsi nazionali e periodo intenso al Paray Hospital per l’insegnamneto clinico.

Di cuore vi ringrazio anche da parte di tutti quelli che avete aiutato

Thuso Wolfgang Fasser