Due... perchè non una?

Due... perchè non una?
La parabola di due spiccioli e una povera vedova (Mc 12,38-44) 

 

Gli uomini si lasciano ingannare dall'apparenza. La povera vedova vive la sostanza. Mi colpisce lo scarto incolmabile, il contrasto così evidente (e sottolineato) tra la mentalità degli scribi e quella della vedova. Loro così attenti al sembrare, al prestigio delle apparenze; lei così centrata sull'essenziale, così solida e libera da compiere gesti di straordinaria potenza con la leggerezza e l'umiltà dei piccoli, con gesti nascosti e sobri, apparentemente irrilevanti, ma che invece sollevano e mandano avanti il mondo intero.

Hai gettato due monete, non ne avevi molte, come i ricchi che le gettavano nella tromba per farsi belli, ne hai gettate due sole. Ma erano le tue uniche due monete...
Perchè non ne hai gettata una? Avresti fatto come il ricco Zaccheo folgorato da Gesù a Gerico che aveva deciso di dare la metà dei suoi beni ai poveri... Tu invece hai deciso di gettare nel tesoro tutto quello che avevi. Hai gettato il necessario, perchè hai gettato la tua stessa possibilità di vivere, la tua stessa vita! Donna imprevidente e folle, vedova priva di assistenza e impoverita, cosa ti rende così ricca da gettare tutto quello che ti farebbe vivere?
Perchè non tenertene una di queste monete? Tu dici: “O tutto o niente”! Sei sempre stata così...sprovveduta o lo sei diventata?
Donna anziana e sola, per nulla preoccupata del futuro, forse hai già compiuto tante volte questo gesto che Gesù ora ha notato. Per te il futuro è oggi, è ora, non è garantito da quello che conservi, in banca o nella dispensa. O forse hai talmente poco che non hai più nulla da perdere, sei talmente leggera che puoi volare. Per te Dio, la Vita è più grande dei nostri calcoli, delle nostre assicurazioni sulla vita, delle nostre ossessive misurazioni. Cos'altro c'è da guadagnare se hai già il Tesoro, la Perla preziosa? A cosa ti servono quelle due monete se sai di avere tutto ciò che basta a vivere?
Insegnaci, cara, il segreto di tanta libertà... potessimo imparare davvero da te a sapere vivere fidandoci della vita, al di là delle sue logiche spesso incomprensibili.

Voglio osservare tutto di quel tuo gesto, perchè in quel tuo gesto io ci vedo la salvezza dell'Universo intero... Se c'è qualcuno che è capace di una tale fiducia, di un tale abbandono, di un tale affidamento, allora c'è speranza, la vita è ancora un'avventura degna di essere vissuta.
Mi piace quel tuo ripiegare il braccio nella sacca di stoffa grezza legata al tuo fianco, quello slegare il nodo, aprire il fazzoletto, prendere la prima monetina, guardarla per un attimo e poi allungando la mano lasciarla cadere delicatamente, senza fare troppo rumore, nella tromba del tesoro, dopo aver aspettato di essere rimasta da sola (che poi se ci fosse pure qualcuno a spiarti che guardi pure! a te non interessa quello che giudicano gli altri, tu non dipendi da quegli sguardi indiscreti); e poi prendere l'altra moneta, stringerla nella mano aggrinzita e callosa, poi aprirla dopo aver guardato verso il Santo dei Santi e chiudendo gli occhi lasciandola cadere nel tesoro. Ti si legge nel viso la gioia del sapere che queste due monetine aiuteranno qualcuno che ha più bisogno di te e dunque non ti appartengono più. Perchè i beni, nella tua folle filosofia di vita, appartengono a chi ne ha bisogno.

Quel giorno ci fu qualcuno che ti osservò, ma non per criticare la pochezza del tuo gesto, o magari pensando... “se quella vedova è finita così in miseria, si vede che deve essersi comportata male davanti al Signore, sennò Lui non l'avrebbe lasciata in quelle condizioni!”; quel giorno, degli occhi attenti furono attratti dal tuo nascondimento, seguirono curiosi i tuoi gesti e le tue mani per imparare tutto da quel tuo cuore innamorato e libero, da quel coraggio e da quella incommensurabile fiducia. Quella volta lo sguardo che ti seguì fu di pura ammirazione, quasi di turbamento, un vero “scandalo della speranza” (E. Ronchi). Erano gli occhi attenti di Gesù.

Mi piace pensare che le due donne che aiutarono più di tutti Gesù nella sua ultima settimana di vita furono quella che lo unse di preziosissimo nardo nella casa di Simone (Mc 14,3-9), e tu, donna vedova che Gesù intravide nel Tempio prima della sua passione (Mc 12,38-44). Due donne tanto umili da rimanere per sempre senza nome, che avete però saputo liberare il cuore di Gesù dalla paura di morire, ungerlo con la sovrabbondanza dell'amore, addolcirgli la morte e spingerlo, contro ogni logica, alla fiducia e all'abbandono. Gesù ha imparato da donne come voi, ha assorbito la vostra capacità di “amare senza misura”, dando “tutto quello che aveva per vivere”.

Grazie, anonima maestra del mio maestro, per non aver voluto conservare per te uno dei due spiccioli, per essere stata capace di “perdere la vita” e guadagnare il mondo intero con la forza smisurata dell'amore! 

 

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