Siamo tutti sulla stessa… arca!

Agli inizi della creazione Dio si accorge che la sua ultima creazione, l'Adam, cioè l'essere umano, non gli è venuto proprio bene; infatti l'episodio di Caino e Abele mostra che l'Adam è incline alla violenza e all'istinto distruttivo. Allora Dio le prova tutte per cercare di arginare questa violenza, sempre più dilagante nel mondo, ma alla fine, sconfitto, decide di estirpare la malvagità distruggendo la terra e tutti i violenti che la abitano attraverso il diluvio. È il racconto che ci consegna il primo libro della Bibbia, la Genesi, dai capitoli 6 al 9.

Non si tratta di un testo “storico”, non ci vuole cioè raccontare cosa è accaduto in un tempo passato, ma risponde alla domanda del “perchè” della violenza e del male. Cerca di dare il significato sapienziale dei fenomeni che accadono, ed è rivolto a chiunque si ponga le stesse domande di senso.
Consiglio la lettura del testo e segnalo 10 punti che ci possono aiutare a entrare nel suo messaggio.


1)    LA VIOLENZA SOPRA OGNI LIMITE. Le parole che Dio pronuncia nel constatare il fallimento del suo tentativo e il dilagare della violenza sono molto significative: «Il Signore vide che era molta la malvagità dell’uomo sulla terra e che ogni pensiero concepito dal cuore dell’uomo non era altro che male tutto il giorno» (6,5). Con questa espressione il narratore biblico intende suggerire l’idea di una totalità raggiunta dal male, come se si fosse varcata una soglia di tipo qualitativo: non si sta dicendo semplicemente che c’è il male nel mondo, e neanche che ce n’è molto, ma che il male ha superato ogni limite, che ce n’è troppo! Si è arrivati ad un punto tale che la terra non riesce più a contenerlo. 

2)    IL PENTIMENTO DI DIO. Allora Dio si pente di aver creato l’uomo: «Il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e ne provò afflizione nel suo cuore» (6,6). Il verbo ebraico significa allo stesso tempo “afflizione” e “irritazione”: Dio è consapevole che il suo progetto non ha funzionato, che ha in un certo senso “fallito”. È bello pensare a un Dio che ci ripensa, che si “converte”, che tenta e ritenta, che non ha la soluzione per tutto e subito. Cosa fa Dio di fronte al fallimento? Non si scoraggia, ma si inventa una soluzione creativa: deve fare qualcosa che possa allo stesso tempo distruggere il male senza distruggere la vita. Decide allora di operare una sorta di “distruzione creativa” (Bovati), un giudizio di condanna che sia allo stesso tempo un’azione di salvezza. Ecco allora che Dio si “inventa” il diluvio e l’arca. Dio decide dunque di non distruggere tutto e tutti: Noè, la sua famiglia e tutto quello che entrerà nell’arca vivrà (6,18-20). Chi è Noè?

3)    BELLA FAMIGLIA: NOE' FIGLIO DI... LAMECH! Interessante: Noè è figlio di Lamech (cf. 5,28-29). La Bibbia, le genealogie, ci hanno abituati a vedere come il bene e il male, i giusti e i peccatori, si alternino: dopo il buono Enoc la genealogia di Adamo pone il sanguinario e vendicatore Lamech, dal quale però nascerà il “giusto” Noè, il cui nome ha qualcosa della radice della parola “consolazione”. Vi è qui una probabile allusione al fatto che, dopo il diluvio, Noè diventa coltivatore e produttore di quel vino (cf. 9,20) che consola e rallegra il cuore degli uomini. È bello pensare che da un genitore violento e sanguinario può nascere un uomo giusto, da una storia ferita e tortuosa può nascere un santo. È bello ricordare che il palermitano Peppino Impastato ebbe la forza di ribellarsi alla mafia, pur essendo di famiglia mafiosa, e non risparmiò di lottare al prezzo della sua vita per questa causa (fu ucciso dalla mafia nel 1978 e la sua storia è stata raccontata nel film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”). Fa bene sapere che non siamo chiusi dentro i meccanismi ereditari di causa effetto, quasi come se le nostre radici potessero toglierci la libertà di essere diversi, di prendere strade diverse. Fa bene sapere che, come direbbe De Andrè,“ dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. E da Noè nasceranno i fiori di una nuova umanità.

4)    COS'E' IL DILUVIO? Il diluvio è il ritorno al caos originario, il ricongiungersi delle acque di sopra (i cieli) con le acque di sotto (i mari) che Dio aveva creato per separazione (“Dio dice: Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque. Dio fa il firmamento e separa le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento” (Gen 1,6-7). Il male, La violenza, il peccato non sono altro che un ritorno al caos originario, a quella indistinzione che massifica e uniforma la realtà rendendola piatta, omologata, incapace di esprimere la propria unicità e potenzialità. Il diluvio è sì, nel linguaggio biblico, un “castigo divino”, ma è soprattutto la conseguenza del male che l'uomo compie. È come se la Bibbia dicesse: se vai avanti così, tutto si rivolterà contro, ti sommergerà e tu sarai travolto! Il male fa male, e si ritorce contro se stessi e contro gli altri. Ma ad un certo punto il male cessa per implosione e crolla su se stesso.

5)    COS'E' L'ARCA? Essa rappresenta il desiderio di Dio di non far finire la vita, ma di distruggere il male attraverso una nuova creazione. Ci sono dei segnali chiari in tal senso: il vento/ Spirito che sospinge e abbassa le acque per far terminare il diluvio è lo stesso che aleggia sulle acque della creazione “in principio”, alla fondazione del mondo (Gen 1,2). L’arca che galleggia sulle acque, invece di essere sommersa dalle acque della morte, simboleggia la vita che riesce non solo a sopravvivere, ma anche ad essere sollevata in alto (in effetti l’arca si ferma su di un monte).

6)    Manteniamo la “BIODIVERSITA'” (ANIMALI PURI E IMPURI). Notiamo che la scelta di salvare gli animali è per coppie, in cui la differenza di genere è chiaramente orientata alla possibilità di continuare la vita (moltiplicatevi e siate fecondi, 9,7). La scelta degli animali cade su tutte le specie, animali puri e impuri. Quando è in gioco la vita e la sua biodiversità, non c'è più posto per sottili distinzioni. Anche ciò che è impuro è adatto a continuare la vita (Dio non è puritano!).

7)    IL TEMPO INTERMEDIO. La costruzione dell'arca segue delle regole molto minuziose, con dettagli che possono sembrare superflui, in realtà si vuol sottolineare che c'è un'obbedienza di fondo alla Parola di Dio, come a dire “se ti fidi, vivrai”. Un’obbedienza che va al di là di quello che può restare oscuro e incomprensibile o sembrare superfluo. I tempi della costruzione dell'arca sono prolungati, c'è un “tempo intermedio” tra la parola che decreta la fine e la sua attuazione che rappresenta il tempo della pazienza e della fiducia di Dio, quello in cui è possibile ancora un cambiamento di mentalità e di comportamento. Vi sarà poi il tempo del lento defluire delle acque, ci vogliono 7 mesi perchè l'arca si areni sulle cime del monte Ararat... è il tempo della pazienza e della fiducia dell'uomo. L'uomo è già in qualche modo salvo, dentro l'arca, ma occorre tempo e pazienza perchè essa diventi cosmica ed eterna.

8)    BITUME e PERDONO: Noè ha l'ordine di consolidare l'arca con il bitume dentro e fuori (Gen 6,14). In ebraico la parola “bitume” è kòper ed è la stessa parola che significa “perdono”. Che relazione c'è tra le due? Il bitume ha il compito in una barca di renderla impermeabile, a tenuta stagna. Il perdono è il bitume del cuore, ciò che non permette all'effluvio di pensieri, rabbia e sensi di colpa legati alle ferite dell'anima di dilagare nel cuore, di sommergerlo. Per arginare questo diluvio interiore di pensieri negativi, tensioni che irrigidiscono, bisogna vivere un processo di riconciliazione con se stessi e con l'altro. Vivere in pace e armonia con se stessi e con il mondo che ci circonda significa diventare uno con la propria storia ferita, accettare di non aver saputo o potuto agire diversamente, lasciare ogni tentazione di risentimento, vittimismo e vendetta nei confronti dell'altro (e di se stessi), evitare di cercare in ogni situazione conflittuale o faticosa dei colpevoli. “Il perdono è la possibilità di rompere con la logica della violenza che fa della vittima un carnefice” (P. Dautais). Anche perchè ciò che io faccio all'altro, in realtà lo faccio a me stesso.

9)    ARCOBALENO DI PACE. Dio, cessato il diluvio, decide di cambiare logica e di abbandonare definitivamente la violenza come mezzo di trasformazione “forzata” dei cuori. Attua così un patto unilaterale, un'alleanza eterna in cui si impegna a non fare più del male alle sue creature ma a cercare altre strade (nonviolente) per arrivare a salvarle. L’arcobaleno (keshet) è il segno cosmico visibile di questo nuovo “patto” tra Dio e la terra e rappresenta la sua decisione di deporre l'arco di guerra sulle nubi e di non combattere più la battaglia contro il male con le sue stesse armi. Ogni volta che vedrà questo grande segno nel cielo, Dio si ricorderà di questa decisione di non distruggere più l’uomo, gli esseri viventi e la terra; sarà dunque il segno dell’alleanza unilaterale stipulata da Dio con Noè e tutti gli esseri viventi usciti dall’arca (9,9-10), in cui Dio si impegna a salvare incondizionatamente le sue creature.

10)     NUOVA DIETA ALIMENTARE. Si abbandona il regime alimentare del giardino di Eden: adesso sarà possibile mangiare carne (ma non il sangue, cioè la vita!). Questo significa la presa d’atto da parte di Dio che questa violenza esiste nel cuore dell’uomo e che per arginarla è necessario accettarla e in qualche misura permetterla. Sembra allora che la nuova strategia divina nel modo di affrontare la violenza sia quella di concederle uno spazio, quasi un “laboratorio” in cui possa essere analizzata e delimitata. Verrà però un giorno in cui «il lupo e l’agnello pascoleranno insieme, il leone mangerà paglia come un bue», e soprattutto i popoli «forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo» (Is 65,25; 2,4).

Spesso di fronte ai “diluvi”  della nostra vita cosa pensiamo? Di essere maledetti, di essere stati abbandonati, ci sentiamo soli e inutili, incapaci di reagire, pensando che tutto sia finito, che i problemi ci stanno sommergendo e facendo sparire... In quei momenti ricordiamoci che c'è sempre un'ARCA, da costruire nell'obbedienza ad una Parola che magari non comprendiamo subito, e che dietro quella distruzione c'è il desiderio di rinnovare, dare una svolta, ricostruire in modo nuovo l'esistenza. A volte gli sbagli che facciamo ci portano al fallimento, - perchè ogni sbaglio si paga! -, ma il diluvio non è l'ultima parola, c'è una barca, un'arca che preserva il meglio di noi e della vita pronta a sbarcare sui nuovi mondi purificati e a ricominciare a vivere. Vivere non individualmente, ma insieme agli altri, perchè – come diceva Antonietta Potente - “che me ne importa di salvarmi da sola se non si salvano tutti?”. C'è un'arca che ci salva, ma non da soli. (Luca Bucchéri)

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