Dio è profumo

 

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È scoppiata la primavera, finalmente! Si inonda l'aria di nuovi profumi. L'inverno, che sembrava interminabile, lascia il campo a questa nuova esplosione di Vita, che ci ricorda che la morte è preparazione alla vita. Gesù è risorto. Sembra una frase fatta, ormai non fa vibrare più nulla. Invece di pronunciarla stancamente nel Credo e nelle litanie, dovremmo farla nostra, viverla sulla nostra pelle, svuotando i nostri sepolcri, rotolando via le nostre pietre tombali che non fanno più circolare vita, che rinchiudono e soffocano nei nostri circoli chiusi che puzzano di morte.  

Il sepolcro che le donne trovano vuoto, la mattina del giorno dopo il sabato, indica un vuoto di morte ed un pieno di vita. Gesù ha vissuto con una tale passione e intensità la sua esistenza che nulla di morto è rimasto nel sepolcro, perchè in lui tutto aveva il profumo della vita.

Dio è profumo. Nel Cantico dei Cantici, il libro biblico che più di tutti gli altri canta l'amore umano come scintilla di quello divino, inizia così: “Mi baci con i baci della tua bocca... profumo che si spande è il tuo nome...” (Ct 1,1.3). L'altro nome di Dio è profumo, olio profumato versato. Perchè l'olio profumato è come Dio, fragranza incontrollabile che si spande e profuma la Vita, arriva a tutti, non conosce risparmio, non può essere “catturata”, sfruttata... Una volta liberata la sua fragranza è libera di contagiare tutti, buoni e cattivi, si libera nell'aria e dona gioia, vita, leggerezza, piacevolezza. Il profumo è “democratico”, non conosce preferenze, non lo si può indirizzare verso alcuni e verso altri no. Si diffonde di suo. Si sente subito, è oltre ogni intelligenza, è immediato, come per gli animali che si riconoscono annusandosi. Si attacca al corpo, alla pelle, anche dopo giorni e giorni ne senti la fragranza.

Gesù fu unto sulla testa con olio di preziosissimo nardo profumato prima della sua sepoltura da una donna anonima, a Betania (cf. Mc 14). Quel profumo Gesù lo porterà con sé fin dentro i meandri più bui della sua Passione. Forse Gesù avrà sentito ancora su di sé le mani gentili e “sacerdotali” di quella donna che, con larghissimo spreco d'amore, lo hanno “consacrato” messia, unto, cioè profumato, sacerdote, re e profeta dell'amore che si dona senza calcolo e con sovrabbondanza! Forse il gesto sproporzionato di quella donna e quel profumo intenso tra i capelli lo aiuteranno a confermare nei momenti più difficili la scelta di donarsi con spreco e di profumare la sua morte di Vita!

E noi che profumo siamo? Non si legge più nei nostri occhi, nel tono di voce, che siamo i “profumati”. “Cristiani” vuol dire unti,. Che senso ha parlare, di risurrezione, se non emaniamo questo stesso profumo di Vita? Se anche la nostra vita non sboccia, non si rinnova, non segue la legge della natura e delle stagioni, degli inverni e delle primavere di risurrezione?

A Palermo, nel quartiere che “puzza” di mafia chiamato Zen, c'è una bellissima forma di resistenza allo strapotere delle cosche, da parte delle donne del quartiere: esse mettono i fiori nei loro balconi. La mafia dice di abbellire l'interno delle case, di cui godono i privati, ma non l'esterno dei palazzi, perchè degli interni delle case godono solo i privati.

Ecco chi sono i cristiani: non quelli che fanno pie pratiche nel chiuso delle sagrestie o delle proprie egoistiche e curatissime dimore, ma coloro che mettono rose e gerani alle loro finestre e li mostrano a tutti perchè la propria città, la propria piazza, la propria via, il proprio palazzo profumino di bellezza. Così, essere cristiani è una questione di profumo, di estetica, di bellezza, non solo di generosità. Perchè l'etica e l'estetica non sono più separabili, come la bontà dal suo profumo.

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