Tra guerra e pace nella Terra del Santo

Siamo partiti. Siamo tornati. Siamo partiti con una situazione di aperto conflitto. Siamo tornati con una tregua permanente firmata da ambo le parti, israeliani e palestinesi. In mezzo, tanta gioia, tanta consapevolezza, e... perchè no, un pizzico di coraggio!
 
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Di un gruppo prenotato di 35 persone, prima dello scoppio dell'Operazione militare israeliana “Confine protettivo”, dopo 40 giorni di conflitto e oltre 2000 morti, eravamo rimasti in 15 a voler partire. Abbiamo osato andare oltre – a volte contro – le tante pressioni familiari e mediatiche che ci sconsigliavano di partire. Ma alla fine, non sappiamo neanche noi come, una dopo l'altra sono arrivate le 15 adesioni minime per poter partire, decisioni maturate nella sofferenza, nella preghiera, nell'affidamento alla Vita e alle sue imperscrutabili vie. E un sottile filo Invisibile ha guidato i nostri passi, che mai hanno vacillato, mai hanno temuto, mai hanno rischiato davvero in quella terra, una terra che mai come in quei giorni è apparsa a noi ospitale e grata della nostra presenza.

Eravamo partiti certo per fare il nostro viaggio di scoperta dei luoghi della spiritualità ebraico-cristiana e della sua storia sacra, ma anche per testimoniare con la nostra presenza che non volevamo lasciare quella gente da sola, che la paura non aveva prevalso, che la forza di attrazione di quella terra era più forte dei timori o delle possibili insidie che essa nascondeva. Questo lo dico nel massimo rispetto per chi ha in modo sofferto e ponderato preso un'altra decisione, quella di non partire. Anzi, abbiamo sentito in qualche modo anche la loro presenza, il loro sostegno a distanza e questa vicinanza è stata in alcuni momenti palpabile.

Così, il 19 agosto, il gruppetto dei quindici si è trovato a Fiumicino per raggiungere e percorrere per 10 giorni la “Terra del Santo”, una terra drammaticamente contesa, poco “santa” e molto insanguinata!

Non credo si possa descrivere lo “spirito” che ha animato questo gruppo fin da subito, il trascorrere sereno e intensissimo dei giorni, la ricchezza e diversità delle personalità di ciascuno che man mano uscivano fuori, il modo sempre fiducioso, unito e consapevole di muoverci, persino allegro, leggero e gioioso, ma mai distratto o disattento, ingenuo o superficiale, pensieroso o preoccupato.

Abbiamo potuto fare quasi tutto il nostro “giro”, partendo dalla Galilea, al nord, fino al deserto del Neghev, nel sud, passando da Gerusalemme e Betlemme. Abbiamo solo evitato il Mar Rosso, sconsigliato dalla Farnesina in quanto territorio di confine. Per il resto, senza mai sottovalutare le avvertenze che la Protezione civile locale comunicava tramite la nostra corrispondente a Gerusalemme, abbiamo visitato e meditato tutti i luoghi più significativi della cristianità e del popolo ebraico, per ripercorrere anche in un itinerario geografico le varie tappe della storia della salvezza, dalla risurrezione alla creazione.

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E' stato bello e commovente sentire la gente palestinese ringraziarci della nostra presenza, che per loro è stata come “manna” dal cielo; è stato emozionante essere nel Neghev quando è stata firmata la tregua permanente e festeggiare con canti e balli anche in strada la fine delle ostilità. Anche gli israeliani dei kibbutz del Neghev ci hanno ringraziato di essere venuti. Non sapete come amano la nostra terra, e come desiderano vivere una situazione di pace come c'è da noi. E mentre noi meditavamo la Bibbia, i bimbi degli sfollati dai kibbutz intorno a Gaza scorazzavano sereni e chiassosi accanto a noi, inseguendo gli stambecchi del deserto. Che bene prezioso e per nulla scontato la pace! Non è un caso, io credo, se Gesù risorto ha voluto farne il primo dono e la prima parola consegnata ai discepoli in quel giorno di Pasqua: “Shalom”.

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L'esperienza di questo viaggio mi sta lasciando un segno particolare e profondo, mi sta donando la dolcezza della pace del cuore. Mi convince che la fiducia può vincere sulla paura e che, quando questo avviene, l'Impossibile diventa possibile e il Sogno realtà. E mi insegna che nella vita bisogna “rischiare il coraggio” – come ci ha fatto riflettere il recente convegno svoltosi a Romena in luglio – e che solo così possono cambiare delle cose nella nostra vita, solo così possiamo “osare passi nuovi” e crescere.

Ed è stata bellissima e delicata la presenza di Mara nel nostro gruppo; lei che doveva essere quella svantaggiata e “frenare” il gruppo la trovavamo sempre avanti, in prima fila, davanti a tutti. Ha camminato più delle sue possibilità – ci ha rivelato l'ultima sera prendendo il thè alla tenda del beduino – e non ha mai avuto i suoi soliti dolori che la limitano molto nei movimenti. “Mi sono fidata e affidata fin dal principio” - ci ha detto – e con la sua presenza gioiosa e il suo volto sempre più radioso, ci ha mostrato uno dei tanti “miracoli” non di quella terra, non di qualche guru o maestro particolare, e neanche forse di quella Parola umano-divina che abbiamo percorso e meditato a lungo, ma il miracolo della fiducia che rialza dal lettuccio i paralitici e rende possibile l'Impossibile.

Grazie a tutti voi, compagni di viaggio vecchi e nuovi, che rinnovate in me ogni volta il miracolo della Vita.

Luca Buccheri

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