Lungo le rive del quotidiano

Queste poche righe del vangelo, rilette pochi giorni fa a Cafarnao (sulle rive del Lago di Tiberiade), mi hanno sempre colpito e interrogato...

“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,14-15)

Gesù perde il suo parente e amico Giovanni Battista, colui che l'aveva battezzato e che era diventato suo punto di riferimento. Viene infatti arrestato. Ma invece di demoralizzarsi, Gesù prende l'occasione da questa brutta faccenda per decidere un cambiamento importante della sua vita: decide di andare in Galilea e iniziare una nuova forma di ministero pubblico, quasi volesse portare avanti la missione interrotta del suo amico.
Mi colpisce questo lasciarsi interrogare di Gesù dalla vita, da ciò che accade. Immagino che forse non aveva in programma questo, ma che la vita, gli altri, gli eventi spesso imprevisti e indecifrabili che avvengono senza chiedere il permesso, lo abbiano interrogato e stimolato a prendere una decisione.
Ed io... e tu... ci lasciamo interrogare dai fatti, dalle vicende personali di chi è accanto a noi come dalla cronaca? In che modo sappiamo dare una risposta che passi attraverso la nostra vita, senza lamentare solo responsabilità altrui? In che modo i cambiamenti imprevisti delle situazioni ci rimettono in discussione e spingono in avanti il cammino?

Altra cosa che mi parla: Gesù non ripercorre la strada di Giovanni, non è suo imitatore o continuatore... Pur inserendosi nel solco del movimento di risveglio spirituale creato da Giovanni il Battezzatore, Gesù inventa una sua “strada”, quella che gli evangelisti denominano “EVANGELO” che letteralmente significa “buona notizia”. Gesù annuncia una buona notizia, che ha a che fare con la possibilità di un cambiamento di mentalità e di cuore per poter vivere meglio il proprio tempo, come un tempo “compiuto”, cioè pienamente vissuto. La buona notizia è che chiunque, qualunque cosa bella o brutta sia accaduta o accadrà nella sua vita, può trasformarsi, evolvere, maturare per vivere in pienezza e armonia.
Il vangelo è alla portata di tutti, per questo Gesù non chiama a sé nel deserto – come faceva Giovanni l'Immergitore -, ma in Galilea, a Cafarnao, dove la gente vive e lavora; non chiede un rito religioso di purificazione, quasi una forma ascetica e penitenziale come l'essere immersi nelle acque del fiume Giordano nel clima torrido del deserto di Giuda, ma il seguirlo lungo le rive del lago di Galilea, in mezzo alle vie e alle piazze dei mercati del pesce e dei prodotti agricoli, tra le case della gente...
Da questo capiamo che il Regno di Dio – cioè la pienezza di vita, il vangelo vissuto che porta armonia, pace e felicità profonda - si fa presente quando entra nel quotidiano, non quando compiamo delle imprese ascetiche o viviamo delle forme religiose particolari, quando plasma il modo di vivere, contagia le abitudini, trasforma i modi di pensare e le scelte che conducono alle azioni.
Gesù insomma crede che nel nostro quotidiano, aperto alle possibili trasformazioni del cuore e della mente, esista la potenzialità di una vita piena, bella, feconda.

“Convertitevi e credete al vangelo” può essere tradotto anche “convertitevi credendo al vangelo”; la buona notizia è che la vita, il quotidiano non è contro di te. Se credi alla buona notizia di una vita bella possibile, anche il tuo cuore e la tua mente saranno capaci di trasformazione, di conversione (che letteralmente in greco vuol dire “cambiamento di mentalità”).
Forse qui il testo del vangelo di Marco ci sta dicendo che non bisogna prima convertirsi per poter entrare nella logica del vangelo, del Regno di Dio, di una pienezza di vita..., ma che bisogna prima cominciare a credere che il cambiamento è possibile, che questa buona notizia è vera ed è alla nostra portata, poi cominceremo a vedere, lungo le rive del quotidiano, i primi segni di cambiamento e di evoluzione del nostro vivere.

"Se la vostra quotidianità vi sembrerà povera, non date ad essa la colpa. Accusate invece voi stessi di non essere abbastanza poeti per scoprire tutte le sue ricchezze."
(Rainer Maria Rilke)

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