L'arca, il perdono e il bitume che sigilla il cuore

C'è un brano biblico della Genesi che mi ha spesso incuriosito e a volte inquietato: quello del diluvio universale (cf. Genesi 6-9). A Noè viene dato l'ordine di costruire un'arca per salvare la propria famiglia e coppie di tutte le specie animali, perchè Dio è stufo della violenza dilagante e sta per mandare un diluvio per distruggere la terra. Ma è proprio vero che il diluvio sia una punizione di Dio a causa del male commesso dall'essere umano e non piuttosto la conseguenza del male compiuto?

Dio aveva tentato di rispondere alla violenza con la logica del deterrente (cf. Caino e il “segno” posto su di lui), ma al contrario la violenza e la vendetta avevano raggiunto livelli impensati (cf. le 77 volte di Lamech che uccideva per un graffio! cf. Gen 4,23-24). Dio tenta allora un’altra strada: cerca di estirpare la violenza distruggendo la terra e tutti i violenti che la abitano. Il desiderio di fondo è però che, malgrado tutto, continui la vita. L'arca rappresenta infatti il desiderio di Dio di non far finire la vita sulla terra, ma di distruggere il male attraverso una nuova creazione. Insomma Dio ordina una sorta di “distruzione creativa”. Ci sono dei segnali chiari in tal senso: il vento/ Spirito che abbassa le acque per far terminare il diluvio è lo stesso che aleggia sulle acque della creazione “in principio”, alla fondazione del mondo (Gen 1,2); l’arca che galleggia sulle acque, invece di essere sommersa dalle acque della morte, simboleggia la vita che riesce non solo a sopravvivere, ma anche ad essere sollevata in alto (in effetti l’arca si fermerà su un monte).

È proprio così. Gli errori della vita creano “diluvi” che distruggono, ma è bello pensare che dietro ogni distruzione c'è una Vita più forte che desidera ricominciare, rinnovarsi. Chi è Dio per noi se non questa forza interna che spinge avanti la Vita, malgrado tutto, questa energia d'amore che non si arresta davanti al fallimento? Spesso di fronte ai “diluvi” della nostra esistenza cosa pensiamo? Di essere maledetti, di essere stati abbandonati, ci sentiamo soli e inutili, incapaci di reagire, pensando che tutto sia finito, che i problemi ci stiano sommergendo e facendo sparire... In quei momenti ricordiamoci che c'è sempre un'ARCA da costruire nel tempo della pazienza e nell'obbedienza ad una Parola che magari non comprendiamo subito, ma che a suo tempo (ci vogliono diversi mesi!) ci consentirà di sbarcare su nuovi mondi purificati.  

Noè ha l'ordine di consolidare l'arca con il bitume dentro e fuori (Gen 6,14). In ebraico la parola “bitume” è kòper ed è la stessa parola che significa “perdono”. Che relazione c'è tra le due? Il bitume ha il compito in una barca di renderla impermeabile, a tenuta stagna. Il perdono è il bitume del cuore, ciò che non permette all'effluvio di pensieri, rabbia, delusioni e sensi di colpa legati alle ferite dell'anima di dilagare nel cuore, di sommergerlo, di farci annegare. Per arginare questo diluvio interiore di negatività e tensioni che irrigidiscono, bisogna vivere un processo di riconciliazione con se stessi e con l'altro. Vivere in pace e armonia con se stessi e con il mondo che ci circonda significa diventare uno con la propria storia ferita, accettare di non aver saputo o potuto agire diversamente, lasciare cadere ogni tentazione di risentimento, vittimismo e vendetta nei confronti dell'altro (e di se stessi), evitare di cercare in ogni situazione conflittuale o faticosa dei colpevoli. Anche perchè ciò che io faccio all'altro, in realtà lo faccio a me stesso.

Dio, cessato il diluvio, decide di cambiare logica e di abbandonare definitivamente la violenza come mezzo di trasformazione “forzata” dei cuori. Che bello imbattersi in un Dio così “dinamico”, che si pente (Gen 6,6), cambia strategia, tenta e ritenta finchè non trova la “sua strada”! Attua così un patto unilaterale, un'alleanza eterna nonviolenta. L’arcobaleno (keshet) sarà il segno cosmico visibile di questo nuovo “patto” tra Dio e la terra, la decisione di deporre l'arco di guerra sulle nubi e di non combattere più la battaglia contro il male con le sue stesse armi.

Il perdono è la possibilità di rompere con la logica della violenza che fa della vittima un carnefice”. (P. Dautais)

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