Il coraggio nasce dalla fame

Non è un dono di natura. Il coraggio nasce dalla vita, dalle prove che offre. Non è collegato all’eroismo. Il coraggio è una questione di creatività. Don Abbondio diceva: “Se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”. Per me non è così. Il coraggio vero non è quello degli eroi, perché per me il coraggio vero nasce dalla fame.

Vi racconto delle due figure che mi hanno insegnato il coraggio: la prima è Giosuè,questo vecchio monaco morto due anni fa che mi ha insegnato a fare le icone con i metalli. Lui ha avuto il coraggio di lasciarmi il suo laboratorio antico e tutti gli arnesi. Si è accorto a 75 anni che gli venivano i crampi alle mani e ha detto, “Prendo solo un biro Gigi, ti lascio tutto!”. Non ho mai trovato uno così grande da lasciare le cose, prima che le cose lo lascino. Noi sempre appiccicati, finché si campa, a tutto quello che abbiamo raggiunto. Che meraviglia andare oltre, e non trattenere sempre tutto per noi. La seconda persona coraggiosa è il mio babbo. Lui, 5 figlioli, non aveva un lavoro, e chiede agli amici un pezzo di terra, fa un po’ d’orto da coltivare; poi prende un carretto e va a cercare i cartoni, va a cercare i travi vecchi da rivendere per portare avanti la vita dei suoi figlioli. Vedete queste due persone non sono due eroi, sono due persone che semplicemente hanno fame, fame di oltrepassare un fosso. Mi sono messo a leggere ultimamente il libro “Carne e sangue”, di Michael Cunningham: parla di una famiglia di greci poveri, che va in America. Il babbo fa un orto e il bambino di otto anni gli chiede “Babbo, fammi fare un pezzo d’orto anche a me”. E il babbo gli dà un pezzo di due metri per due di sabbia, e questo bambino di notte va nel pezzo di campo buono del babbo, prende una zolla di terra e se la mette in bocca, e la sputa sul suo pezzo. Vedete dov’è il coraggio di questo bambino? Non nell’aver chiesto un pezzo di orto, non nell’aver preso in bocca quelle zolle. Il coraggio vero di questo bambino è il coraggio della fantasia, quello di pensare che in due metri per due di sabbia ci può venire un orto, se ti dai da fare. Nel Vangelo c’è il coraggio di Zaccheo, esattore delle tasse, ricco, che desidera vedere Gesù, ma lui è basso. E allora che fa? Invece di stare a lamentarsi, vede che c’è un albero e ci sale sopra: usa la creatività. Quell’albero era un sicomoro, che in ebraico vuol dire l’albero della pazzia. Lui, esattore delle tasse che tutti conoscevano, non teme di passar da matto e come un bambino sale su un albero. Se noi abbiamo un problema o si usa la creatività o il coraggio. Non c’è un altro modo. Vi ricordo che ognuno di noi ha bisogno di tre sole cose: di un pezzo di pane, di un po’ d’affetto e di sentirsi a casa da qualche parte; se uno non trova queste tre cose impazzisce. E allora il coraggio non è quello degli eroi, è quello della fame. Coraggiosi sono un babbo e una mamma che gli è morto un figlio, e la mattina provano a rialzarsi; è come Gesù con Lazzaro, quando con gli amici va e grida “esci fuori, non sopporto che tu stia lì in quella tomba, voglio continuare a portare la vita avanti anche per te”.

Coraggioso è chi non ha lavoro e se lo inventa. Noi ci siamo accomodati troppo, pensiamo che tutto ci sia dovuto; il coraggio è quello di muoversi, non quello di lamentarsi sempre. Il coraggio vero è quello di togliere questo maledetto egocentrismo che ci ha avvelenato. Si può campare come si vuole, o con l’egoismo pieno o con il cuore che si apre in un altro modo. Il coraggio è anche quello di scegliere da che parte vuoi stare. Per finire, io amo molto il coraggio del pettirosso. A Romena abbiamo un caco, nel giardino. Noi abbiamo colto i cachi bassi, e lasciamo sempre quelli in cima, perché se no d’inverno gli uccellini non sanno dove beccare da mangiare, e vedi questi pettirossi sempre lì in cima. Ma quando c’è la neve e copre tutto, tante volte ho visto questi pettirossi venire alla finestrina dove sto io e picchiettare. Bello il pettirosso perché è coraggioso, per fame non ha paura di niente, apparentemente. Ma vedete, soprattutto il pettirosso è gioioso, danza, gioca. Michael Ende diceva: “Soltanto chi esce dal labirinto sarà felice, ma solo se sarai felice uscirai dal labirinto”. Solo se esci da una crisi sarai felice, ma se dentro quella crisi, quella fatica, non trovi un punto di gioia, non saprai uscirne. Coraggio, è anche questo. Trovare la gioia dentro la fatica.

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