Il vangelo della domenica

Domenica 1 marzo

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo…». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù…». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Mt 4, 1-11

«Se tu sei Figlio di Dio». Le tentazioni seguono il battesimo, in cui Gesù è stato proclamato «Figlio» e riferiscono come declinare tale “filialità”. La cosa riguarda molto da vicino i battezzati, chiamati a contemplare in Gesù come non vivere e come vivere il proprio battesimo.

Il vocabolario dei primati dell’avere, dell’apparire e del dominare non è adatto a coniugare la “filialità”, lo è quello di sapersi figli amati da un Padre adorato, ascoltato e mai messo alla prova. Questa è la grande fame che deve contraddistinguere il discepolo e suo cibo è, appunto, la resa al lasciarsi amare da Dio e al lasciarsi guidare dalla parola di Dio in ogni situazione di vita. A questa prova non si può sfuggire e, al pari di Gesù, siamo chiamati a scegliere tra più amori: Dio e la sua parola, la merce, l’ostentazione religiosa, il potere sugli altri e la loro parola. Da questo dipende come scriviamo il libro della vita, dalla fame che ci abita e dal cibo che ci nutre.

Giancarlo Bruni