Il vangelo della domenica

Domenica 15 marzo

Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere»… «Se tu conoscessi il dono di Dio… ». Gli replica la donna: «Signore, i nostri padri hanno adorato su questo monte… ». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano». Gv 4, 5-42

Tutto inizia con un Gesù mendicante di acqua: «Dammi da bere», una sete fisica ma senza esaurirsi in essa, che coincide con la sua fame: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato». Nell’adempiere la volontà del Padre stanno la fame e la sete di Gesù, e tale volontà è che la creatura pervenga alla sua solarità.

L’incontro con la samaritana avviene presso il «pozzo di Giacobbe», e quel pozzo è Gesù, dono di Dio venuto a portare l’acqua che rigenera a vita nuova quanti la bevono, costituiti essi stessi pozzi in cui zampilla l’acqua della parola e dello Spirito. Samaritana è ciascuno di noi, e nel noi leggi chiesa e umanità, risvegliati dalla pagina all’incontro con un “tu” nel cui profondo zampilla un’acqua a lungo attesa dalla nostra sete profonda. L’acqua della parola e dello Spirito che, ove accolta, introduce a una sublime conoscenza di se stessi come templi di un Dio, la cui sete è l’apparizione dell’uomo nuovo che adora, ama ascolta e ringrazia Dio.

Giancarlo Bruni