Il vangelo della domenica

Domenica 15 novembre

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque… Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone... A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha». Mt 25, 14-30

I “talenti” non sono le doti o le capacità che Dio ha dato a ciascuno, sono piuttosto le occasioni che la vita offre, le responsabilità che siamo chiamati ad assumere. I primi due servitori sono l’immagine dell’operosità e dell’intraprendenza. Il terzo invece è pigro, passivo: non traffica, non corre rischi. Il contrasto è dunque fra operosità e pigrizia, intraprendenza e passività.

La chiave dell’intera parabola è il dialogo fra il servo pigro e il padrone. Il servo ha una sua idea del padrone, e cioè quella di un uomo duro, che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso. In una simile concezione di Dio c’è posto soltanto per la paura e la scrupolosa osservanza di ciò che è prescritto. La parabola ha lo scopo di far comprendere la vera natura del rapporto che corre tra Dio e l’uomo: è tutto l’opposto della paura e del timore servile. Il discepolo deve, al contrario, muoversi in un rapporto di amore, dal quale soltanto possono scaturire coraggio, generosità e libertà.

Bruno Maggioni