Il vangelo della domenica

Domenica 2 febbraio

Gesù salì sul monte… e insegnava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli». Mt 5, 1-12

«Beati i poveri in spirito», come proclama Gesù nel vangelo, implica certamente un invito a mettere al centro della propria attenzione i poveri, ma a partire da essi occorre risalire direttamente al volto concreto di Gesù.

La vita di Gesù fu povera e itinerante, ma nella sua scelta non c’è traccia di una mistica della povertà. Le ragioni di una tale scelta vanno invece cercate in un atteggiamento di incondizionata fiducia in Dio padre, che veste i gigli dei campi e nutre gli uccelli del cielo. Il povero di spirito è, dunque, colui che ripone la sua fiducia unicamente in Dio.
La povertà di spirito non è semplicemente riducibile a un astratto e generico distacco dai beni, al contrario, è un atteggiamento concreto e pubblico, il cui contenuto è determinato dalle beatitudini successive: la costruzione della pace, la fame di giustizia, la misericordia, la limpidezza interiore.
La figura del povero in spirito è essenzialmente aperta agli altri, in termini di gratuità e non di possesso.

Bruno Maggioni