Il vangelo della domenica

Domenica 27 dicembre

A Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che…mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori portavano il bambino Gesù per fare ciò che la legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace»… C’era anche una profetessa, Anna… molto avanzata in età. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Lc 2, 22-40

Maria e Giuseppe non soltanto portano il Figlio al tempio per compiere un rito, lo offrono davvero al Signore. Il Figlio che accolgono appartiene al Padre e deve percorrere la via del Padre. A loro è richiesta l’accettazione e la condivisione della via che il Figlio dovrà percorrere, senza essere loro a tracciarla. Qui sta il «mistero» della famiglia cristiana: una comunità che si apre, nei figli, al regno di Dio e alla via della croce.

L’obbedienza ai genitori è importante, tuttavia i figli non appartengono ai genitori ma a Dio. La vera obbedienza, come il vero amore, fiorisce soltanto là dove i figli vengono abituati a riconoscere il primato di Dio e la priorità della loro vocazione, soltanto là dove si rendono consapevoli che esistono valori più importanti della famiglia stessa. In concreto, questo significa aprirli alle esigenze dell’amore e del servizio universale, alle dure richieste della fedeltà a Dio, della verità, della solidarietà e della giustizia, del dono di sé.

Bruno Maggioni