Il vangelo della domenica

Domenica 5 aprile

Quando furono vicini a Gerusalemme, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli a me»… I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada e gridava: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!... Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Mt 21, 1-11; 26, 14-27, 66

Il cammino quaresimale con Gesù si conclude con il suo ingresso in Gerusalemme a partire dal monte degli Ulivi, associato nella tradizione ebraica al manifestarsi del messia. Un re che si presenta alla “figlia di Sion” «mite, seduto su un’asina e su un puledro», animali indici di un re pacifico e disarmato, in contrasto con il cavallo, metafora di forza militare. Il fatto che Matteo, solo fra gli evangelisti, parli di un’asina e di un puledro è a voler dire che la sua regalità-messianicità è tesa a rappacificare l’asina, cioè gli ebrei, con il puledro, cioè i greci.

Gesù è il Messia dei vicini e dei lontani, sta tra i due come ponte di riconciliazione. Collocazione che riscontriamo anche nel vangelo dell’ingresso nella città santa, posto tra coloro che lo seguivano da Gerico, quelli dei mantelli, e quanti lo precedevano, quelli dei rami di palma e di ulivo venuti incontro da Gerusalemme, uniti al mondo angelico nell’acclamazione: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».