Il vangelo della domenica

Domenica 5 gennaio

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta… E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Gv 1, 1-18

Chiamare Gesù Cristo «Parola» è un’affermazione splendida e piena di speranza. Egli è la Parola, non solo in quanto ha parlato, ma perché in tutta la sua persona, nelle sue parole e nei suoi gesti, rimanda continuamente al Padre, è la sua trasparenza. Gesù, in quanto parola di Dio, non è una parola vuota, secondaria, che non dice nulla, ma è una parola luminosa, una parola intelligente e che incanta, una parola nella quale si può scoprire una ragione, una logica.

Nel prologo di Giovanni c’è un’altra affermazione che, ancora più profondamente, costituisce il fondamento di tutta la speranza cristiana: «Il Verbo si fece carne». Carne è l’uomo nella sua caducità e nella sua debolezza. Per comprendere la forza di questa affermazione basta confrontarla con le parole del profeta Isaia: «Ogni uomo è come l’erba: secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura per sempre». La solidità della parola di Dio si è fatta carne, ciò che permane ha assunto ciò che è caduco.

Bruno Maggioni