Il vangelo della domenica

Domenica 7 giugno

Gesù disse a Nicodemo: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Gv 3, 16-18

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Queste brevi parole appartengono al colloquio di Gesù con Nicodemo, che tratta il tema della fede. Il volto di Dio è un volto di amore, ed è nell’amore di Dio apparso in Cristo che dobbiamo credere. Dio è comunità d’amore, un amore che non sta chiuso in se stesso, ma si diffonde e si fa dono.

L’uomo è chiamato a far parte della gioia di Dio, a entrare nella sua stessa comunità d’amore, invitato al dialogo con il Padre, il Figlio e lo Spirito. Questo costituisce per l’uomo una luce e insieme un impegno. Una luce: l’uomo sente insopprimibile la nostalgia della comunità, della solidarietà e del dialogo; ne ha bisogno per vivere e per crescere. Siamo fatti per incontrarci, per dialogare e amare, perché siamo «immagine di Dio», e Dio è appunto una comunità d’amore. La vocazione alla comunità è la traccia della Trinità nell’uomo, che deve costruire dialogo e comunione. La gloria della Trinità è la comunione fra gli uomini.

Bruno Maggioni