letture, interviste, testimonianze per trovare tracce di senso e segnali di speranza

Una spilla, per portare indosso i colori dell’arcobaleno e la voglia di dire “Pace”. E’ questo il segno simbolico che la Fraternità di Romena ha deciso di proporre per promuovere una azione di sostegno ad alcune realtà che stanno operando concretamente per l’assistenza alle persone ferite dalla guerra in Ucraina, e per l’accoglienza ai profughi. In vari spazi della Fraternità sono disponibili le spille colorate in cambio delle quali chiediamo un piccolo contributo che avrà come destinatario il Comitato “Ukrain aid” guidato da due realtà vicine a Romena come la Casa famiglia della Caritas di Montevarchi e la Fraternità della Visitazione di Piandiscò (Ar). Il Comitato invia periodicamente in Ucraina aiuti sanitari e alimentari, e ha già provveduto a accogliere e sistemare alcune decine di profughi fornendo anche varie forme di assistenza: corsi di lingua, supporto per documenti, esigenze sanitarie, scolastiche. Una parte di quanto raccolto verrà inviata anche a Alberto Andreani, il funzionario Onu fiorentino che si sta prodigando in un’opera straordinaria di salvataggio e di accoglienza rivolta alle persone più fragili colpite dalla guerra: bambini, malati, anziani. Alberto sta ospitando anche, direttamente, nel suo appartamento, ben 20 persone in fuga dalla guerra.

Video Alberto Andreani

Una spilla per la pace

La via della pace di Roberto Mancini

Non dobbiamo arrenderci per impotenza o per paura. Questa fase difficile della nostra storia, tra la pandemia e gli scenari di guerra, chiama ciascuno di noi a uscire dai propri recinti individuali e a mettersi in gioco.

Luigino Bruni: “La fraternità, nonostante tutto”

Cosa significa vivere la fraternità oggi? Qual è il valore profondo di questa parola in quest’epoca di lacerazioni, di conflitti, con questi venti di guerra alle porte?

Luciano Scalettari: “Tutelare la vita di ognuno per restare umani”

Salvare chi è in fuga da guerre, violenze, povertà e rischia di affogare nel nostro Mediterraneo. E’ questo il compito della nave di soccorso ResQ People. In questo incontro Luciano Scalettari racconta dal di dentro ciò che cerca di fare questa nave per “Restare umani”.

«Nel nostro mondo – sostengono Scalettari e i componenti di ResQ – non ci sono “profughi veri” e “profughi finti”; nel nostro mondo conta solo la vita umana, che è uguale per tutti e va tutelata per ognuno, così come la dignità e i diritti».

Lettera ‘Laudato si’ sulla guerra e sulla pace

Il messaggio di padre Ermes Maria Ronchi, della Casa dei Sentieri e dell’Ecologia Integrale di Isola Vicentina, condiviso da tutte le Comunità Laudato si’ d’Italia, sullo scempio bellico a cui attoniti stiamo assistendo…

A nome di tutte le Comunità Laudato si’ – nate sugli insegnamenti dell’omonima enciclica di papa Francesco e ideate da mons Domenico Pompili (vescovo della Diocesi di Rieti) e Carlo Petrini (presidente di Slow Food Internazionale) – condividiamo il messaggio di padre Ermes Ronchi, della “Comunità Laudato si’ Isola Vicentina” sullo scempio bellico a cui attoniti stiamo assistendo.

L’obiettivo che ogni nostra Comunità si è prefissata è quello di attuare sui singoli territori iniziative e opere virtuose volte a rafforzare le preziose relazioni che legano gli esseri umani tra di loro e con la natura che li circonda. La rivoluzionaria Laudato si’ fa corrispondere in un’unica opera un’enciclica ambientale ed un’enciclica sociale. Forti dei suoi principi, sosteniamo che la giustizia sociale e quella ambientale sono profondamente connesse: non esiste la prima senza la seconda, né si può affrontare il tema ecologico senza risolvere i conflitti tra gli esseri umani.      

Sono giorni e settimane che immagini e racconti di guerra dilagano dagli schermi; e poi colonne di profughi, lenzuola insanguinate a coprire i morti, fino alla sciagura di chi è in coda per il pane.

Sentiamo anche resoconti appassionati di solidarietà da parte di singoli, gruppi, scuole, parrocchie, comuni, impegnati per l’accoglienza. Alcuni invece assistono come a un duello di gladiatori nell’arena, per applaudire chi vincerà.

E mentre tutto questo accade, la Camera dei Deputati ha votato (il 16 marzo) a larghissima maggioranza (421 presenti, 391 favorevoli, 19 contrari), l’aumento delle spese militari. Il governo si impegna così ad alzare gli investimenti in armi fino al 2% del PIL – da 25 a 39 miliardi annui- ovvero a oltre 104 milioni al giorno.

Parla di pace, il Paese, ma la sola soluzione che ha trovato è di armarsi di più, per garantire all’Italia, è scritto nella legge, una capacità di deterrenza e prevenzione. Ma «un male, come l’idolatria del denaro, o l’ingiustizia sociale ed ecologica, annidato e cristallizzato nelle strutture sociali del pianeta contiene sempre un potenziale di dissoluzione e di morte» (Evangelii Gaudium 59).

E tutto è passato sotto silenzio, mentre Francesco continua nel suo grido inascoltato: «tante volte penso all’ira di Dio che si accenderà contro i responsabili dei paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare la guerra».

Abbiamo manifestato, lo faremo ancora tante volte, ma non possiamo più chiedere pace, senza scegliere con chiarezza quale pace vogliamo, e senza una proposta percorribile, seria, concordata, coerente, per la quale siamo disposti a pagare il prezzo (F. Corazzina).

Lo diciamo ai deputati, agli imprenditori, agli uomini di Chiesa, agli uomini e donne di buona volontà. Non abbiamo bisogno di armare altri eserciti, ma di disarmare, per il bene della Casa comune, nel nome di un’ecologia integrale, l’economia, la politica, l’informazione, le religioni: disarmare il futuro. E di riconquistare l’umile coraggio di prenderci cura della vita in tutte le sue forme. Non ci porterà lontano opporci alla guerra in nome della paura, ma farlo invece in nome dell’amore per l’intero creato, uomini e cose.

«L’umanità oggi ha acquisito conoscenze che danno un tremendo potere, la guerra dispone di strumenti sempre più micidiali. In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità». (Laudato si’ 104)

Si è aperta la stagione della primavera, la natura indossa la sua veste più bella e i soldati indossano gli elmetti; è la stagione della vita che scoppia e tra noi si prepara più morte; e forse anche il ritorno ai veleni del carbone e del nucleare. La guerra sta giustificando non solo l’invio di armi, ma anche tante altre scelte di violenza verso la nostra Madre Terra.

È notizia di qualche giorno fa che i ministri dell’Agricoltura dei 27 stati membri Ue hanno introdotto una moratoria sull’obbligo di tenere a riposo il 5% delle superfici delle aziende a seminativo, che è una norma essenziale per preservare la biodiversità.

Quella in corso è una triplice guerra: contro la vita umana, contro la Madre Terra e contro il futuro comune.

Proprio in questa stagione la natura si fa maestra di vita e ci insegna che la bellezza e la cura integrale di ogni forma di vita sono le due sole forze che salveranno il mondo. Un percorso di pace alternativo è più che mai necessario: cerchiamolo insieme, per quanto faticoso.

«Forse è troppo arduo essere individualmente dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere» (A. Langer)

La speranza è disarmata, non è deterrenza, ma abbraccio, come il vangelo e i grandi della storia che ci propongono la via della non violenza, del disarmo, della fraternità, della forza che si fa tenera e si prende cura.

Ci dissociamo oggi dalle scelte dei nostri parlamentari (qualcuno chiederà loro conto) e ci schieriamo con convinzione dalla parte del vangelo della pace, e delle sue vie coraggiose e senza violenza.

Impegnarsi veramente per la pace significa impegnarsi per l’abolizione della guerra. Non è un’utopia irraggiungibile. «Concepire un mondo senza guerre è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. E anche il più urgente» (Gino Strada).

La pace è disarmante.

“Dio ha fede in ciascuno di noi”

È un uomo di fede, uno scrittore, un poeta, è una delle figure intellettuali più stimate ed amate della sua terra, il Portogallo. Ed è anche un grande amico di Romena. Il Cardinale Josè Tolentino Mendonca ha concluso la festa della Fraternità 2022 regalando le sue riflessioni profonde sul tempo che stiamo vivendo, sul dramma della guerra vicina, ma anche su ciò che la vita chiede, in questo momento, a ciascuno di noi.

Alberto Andreani in Ucraina per aiutare i più fragili a fuggire dalla guerra

È andato in Ucraina ancora una volta per mettere in salvo tantissime persone, donne, bambini, persone con disabilità che da sole non sarebbero riuscite a fuggire dalla guerra. In collegamento dalla città di Ternopil Alberto Andreani ci racconta questo secondo viaggio e ci mostra le immagini del bunker sotterraneo dove trascorre le notti. Fiorentino, funzionario dell’Onu con sede di lavoro a Vienna, una lunga esperienza in missioni di pace, dal momento in cui è scoppiata la guerra in Ucraina ha cominciato a prodigarsi per stare vicino alle vittime: prima ha creato, attraverso le conoscenze e le amicizie acquisite negli anni, una fitta rete di contatti per mettersi a disposizione di tante persone fragili che volevano fuggire, poi si è messo in gioco di persona. Con il primo viaggio ha messo in salvo 40 persone e non solo: ha ospitato in casa sua tutti quelli che poteva; oltre 20 profughi, in un appartamento di 90 metri quadri. Anche noi di Romena ci siamo mossi a sostegno della sua azione volontaria: è uno dei destinatari della nostra raccolta attraverso le spille della pace.

Pubblichiamo qui di seguito l’Iban di Alberto a disposizione di chi, dopo aver conosciuto la sua storia, volesse aiutarlo: IT39M0200802852000420967713.

“L’amore politico” di papa Francesco

Di solito non si considera la politica come un atto di carità o di amore. La politica è stata spesso ridotta alla sua forma più squallida e associata all’avidità, al dominio, allo sfruttamento e alla corruzione. Eppure, nella sua lettera enciclica ‘Fratelli tutti’, Papa Francesco ci sfida a rivendicare la nobiltà dell’atto politico: assumerci la responsabilità del benessere di tutti, come membri di un’unica famiglia umana. Perchè è nella ricchezza della nostra diversità e nella moltitudine di voci e idee che costruiremo la pace.

«Riconoscere ogni essere umano come un fratello o una sorella e ricercare un’amicizia sociale che includa tutti non sono mere utopie. Esigono la decisione e la capacità di trovare i percorsi efficaci che ne assicurino la reale possibilità.
Qualunque impegno in tale direzione diventa un esercizio alto della carità. Infatti, un individuo può aiutare una persona bisognosa ma, quando si unisce ad altri per dare vita a processi sociali di fraternità e di giustizia per tutti, entra nel «campo della più vasta carità, della carità politica». Si tratta di progredire verso un ordine sociale e politico la cui anima sia la carità sociale.Ancora una volta invito a rivalutare la politica, che «è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune». Questa carità politica presuppone di aver maturato un senso sociale che supera ogni mentalità individualistica: «La carità sociale ci fa amare il bene comune e fa cercare effettivamente il bene di tutte le persone, considerate non solo individualmente, ma anche nella dimensione sociale che le unisce».
Ognuno è pienamente persona quando appartiene a un popolo, e al tempo stesso non c’è vero popolo senza rispetto per il volto di ogni persona. Popolo e persona sono termini correlativi. Tuttavia, oggi si pretende di ridurre le persone a individui, facilmente dominabili da poteri che mirano a interessi illeciti. La buona politica cerca vie di costruzione di comunità nei diversi livelli della vita sociale, in ordine a riequilibrare e riorientare la globalizzazione per evitare i suoi effetti disgreganti».

papa Francesco

da Fratelli Tutti, enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, nn. 180;182.

I bambini e la guerra, di Gio Evan

I bambini di oggi non giocano più a farsi la guerra, non si lanciano più le cose da lontano, hanno capito che è più piacevole starsi vicino, che è più divertente vivere davvero che far finta di morire, non si sparano più per finta; si rincorrono sì, ma non è più guardie e ladri, oggi corrono per il piacere di correre e si acchiappano, sì, ma è solo per il piacere del contatto. […]

I bambini di oggi sono cresciuti di creatività, non gli interessa più lo scontro, l’impatto, l’urto perché sono privi di allegria, non giocano più alla guerra, perché la guerra non è creativa, non insegna nulla, non stimola nessuna primavera interiore e loro, oggi più che mai sentono l’esigenza di vivere nel fiore della vita.

I bambini di oggi hanno capito che ci sono milioni di motivi per non giocare più alla guerra, anzi, hanno capito che la guerra non è per niente un gioco.

GIO EVAN*

*Gio Evan è un artista poliedrico, scrittore e poeta, filosofo, umorista, performer, cantautore e artista di strada.

“Fermatevi!”: l’appello di papa Francesco

L’appello di Francesco è alle coscienze davanti a un conflitto che non risparmia nessuno, neanche i bambini. Fermiamoci. E bisogna fermarsi perché l’escalation potrebbe condurre l’umanità in un vicolo cieco, dal quale sarà difficile uscire. Più crudele sarà la guerra, più il fiume di lacrime e sangue sarà in piena, più sarà tortuoso il percorso di una possibile riconciliazione.
Papa Francesco fa esplicito riferimento alla Costituzione italiana per dire che chi ama la pace «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (art. 11).
“La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia.
Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo e, guardando alla martoriata Ucraina, di capire come ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace”.

Leggi: papa Francesco su guerra e armi, discorso sull’Ucraina

L’autentico dialogo e quindi ogni reale compimento della relazione interumana significa accettazione dell’alterità.

MARTIN BUBER

“Che i popoli non riescano più a condurre un dialogo autentico tra di loro non è solo il fenomeno patologico più attuale, ma è anche quello più urgente da risolvere nel nostro tempo.
Nonostante tutto, io penso che in questo momento i popoli possano entrare in dialogo, in un dialogo autentico. Un dialogo autentico è quello in cui ogni interlocutore percepisce, aderisce e approva, anche dove si trova in contrapposizione con l’altro, quello che quest’altro realmente esistente percepisce; solo così la contrapposizione che certamente non potrà essere eliminata, potrà essere invece umanamente risolta e condotta al suo superamento. A dare avvio al dialogo sono naturalmente chiamati coloro i quali combattono oggi, in ogni popolo, la battaglia contro l’antiumano. Essi, che costituiscono il grande fronte trasversale dell’umanità, devono far prendere coscienza, parlando apertamente gli uni con gli altri, senza distogliere lo sguardo da ciò che divide, bensì risoluti a farsene carico insieme”.

(Martin Buber, Il dialogo autentico e le possibilità della pace, 1951)

Thich Nhat Hanh: “Non c’è via per la pace, la pace è la via”

Discorso sull’amore

Coloro che vogliono ottenere la pace dovranno praticare l’integrità, l’umiltà e la capacità di esprimersi con parole amorevoli. Sapranno condurre una vita semplice e felice, in piena calma, senza essere avidi e senza lasciarsi trascinare dalle passioni dei più; e non commetteranno atti che sarebbero disapprovati dai saggi.

“Che tutti siano felici e in salute, con il cuore colmo di gioia. Che tutti gli esseri vivano sicuri e in pace – che siano fragili o forti, alti o bassi, grandi o piccoli, visibili o invisibili, vicini o lontani, già nati o ancora non nati. Che dimorino tutti nella perfetta tranquillità.Non si permetta a nessuno di fare del male ad altri. Non si permetta a nessuno di mettere in pericolo la vita degli altri. Che nessuno, accecato dall’ira o da desideri insani, auguri del male ad altri.
Proprio come una madre ama e protegge il suo unico figlio, anche a rischio della propria vita, coltiviamo l’amore senza limiti da offrire a tutti gli esseri viventi nell’intero cosmo. Che il nostro immenso amore pervada l’universo intero, in alto, in basso e in ogni direzione. Il nostro amore non conoscerà ostacoli; il nostro cuore sarà del tutto libero da rancori e ostilità. Sia in piedi che in cammino, sia seduti che distesi purché svegli, manterremo salda nel cuore la consapevolezza dell’amore. Questa è la più nobile maniera di vivere.
Liberi da visioni erronee, avidità e desideri dei sensi, vivendo nella bellezza e realizzando la Perfetta Comprensione, coloro che praticano l’amore senza limiti per certo trascenderanno nascita e morte”***.

In forza di questa parola veritiera, possa tu stare sempre bene.
(Thich Nhat Hanh)

***Il testo del Discorso sull’amore si basa sul Metta Sutta, Sutta Nipata 1.857.
È tratto da Thich Nhat Hanh, Il canto del cuore, Associazione Essere Pace, Roma 2008.
Viene recitato regolarmente nei centri di pratica di Plum Village in tutto il mondo in occasione delle sessioni quotidiane di meditazione e canto.

“Sperare insieme”: la giornata per la pace a Romena

Sperare insieme. Era questo che volevamo. Trovarci, incontrarci, ascoltare testimonianze preziose, fare il pieno di sguardi. Ed è quello che è avvenuto, nella iniziativa che abbiamo organizzato per la pace.
Una giornata in cui gli ingredienti principali sono stati l’energia dell’incontro e la bellezza del rivedersi.

Lidia Maggi: “Diventare custodi del fratello”

Preghiera di intercessione per il mondo

Volevi che il mondo fosse un giardino rigoglioso, dove ogni specie, nella sua biodiversità, potesse crescere, vivere e cantare le tue lodi. Sognavi un giardino affidato alla cura di quella creatura così simile a Te. Ma noi quel giardino non l’abbiamo custodito: lo abbiamo ferito e saccheggiato. Lo abbiamo trasformato in un deserto, un campo di battaglia. Si sono ammalati i fiumi, la terra, l’aria, le acque, gli animali e, infine, ci siamo ammalati anche noi.
Siamo un’umanità ferita, colpita da un virus globale, che ci obbliga a rivedere i nostri stili di vita. E non è l’unica patologia che ci affligge. Ce ne sono altre, altrettanto mortali: l’odio, la competizione selvaggia, l’invidia, l’intolleranza, la negligenza… Malattie che deformano il nostro volto e quello dell’intero mondo, minano nell’intimo le nostre relazioni, innalzano muri, seminano distruzione, miseria e guerra.
Vogliamo pregare, e lo facciamo insieme. Ti chiediamo aiuto perché conosciamo l’insensatezza del nostro agire. Preghiamo per questo povero mondo, che tu ci hai affidato e che abbiamo così maltrattato. Preghiamo per coloro che sono nel lutto, per chi non ha i mezzi necessari per andare avanti, per chi non ha un lavoro e per chi si sente abbandonato. Preghiamo per chi nasce e cresce in contesti di violenza, per chi fugge dalla guerra e dalla miseria e non trova accoglienza. Il mondo non è il giardino che tu ci hai affidato e tanto meno una casa sicura.
Oggi, però, questa fragile e bellissima terra, presa a calci come un pallone, noi la mettiamo davanti a te, insieme a tutti i suoi abitanti, con le loro diversità. Gente di ogni nazione, giovani e anziani di ogni continente, uomini e donne di ogni ceto sociale e credo religioso: oggi, li mettiamo davanti a te perché riconosciamo che sono tutti nostri fratelli e sorelle. Di ognuno di loro tu ci chiedi conto: ogni creatura umana è sangue del tuo sangue, è sangue del nostro sangue. Insegnaci, dunque, a prenderci cura gli uni degli altri, a diventare custodi del fratello: di Abele, come anche di Caino. Amen.

Lidia Maggi (pastora battista)

Chandra Livia Candiani e il mondo che vacilla

Chandra Livia Candiani ci accompagna in questa giornata, con la sua poesia sempre tesa all’ascolto e al racconto dell’essenziale: “abbiamo bisogno di studiare il male, di non negarlo, di non farne un mostro appartato. Il male ci compete, fa parte di noi. Stanare il tiranno, il guerraiolo che c’è in noi. Non ci sono schieramenti netti, tutto è miscelato dalle cause e dalle condizioni. Così raramente siamo in contatto con la nostra brama insaziabile, di successo, di ragione, di vittoria, di accumulo, di benessere, ma è la stessa brama che governa chi invade, depreda, ammazza, non è un’altra brama, è la stessa.Non studiare il male che ci abita, non imparare ad amministrare il fuoco ci rende complici”.

Non so come tenere questo mondo in fiamme e non so come lasciarlo andare, il pensiero ustiona, ma si fa fianco per non scucirsi dalla terra sfigurata, da chi fugge da chi resta da chi combatte da chi prega da chi ammutolisce da chi fa il pane da chi perde il sonno la qualità di abbandono che chiamiamo sogni.
Impossibile ora non essere un corpo. Che siate visitati dagli animali custodi che i fiumi siano in piena confidenza con le lacrime, che ci sia un pensiero che ci pensa e salva, che restare o partire siano lo stesso compito di tenersi in piedi nel mondo che vacilla. Non so come tenere questo mondo in fiamme e non so come lasciarlo andare il pensiero ustiona ma si fa fianco per non scucirsi dalla terra sfigurata, da chi fugge da chi resta da chi combatte da chi prega da chi ammutolisce da chi fa il pane da chi perde il sonno la qualità di abbandono che chiamiamo sogni.
Impossibile ora non essere un corpo. Che siate visitati dagli animali custodi che i fiumi siano in piena confidenza con le lacrime, che ci sia un pensiero che ci pensa e salva, che restare o partire siano lo stesso compito di tenersi in piedi nel mondo che vacilla.

Chandra Candiani

Roberto Mancini e la strada per cambiare direzione

Come si può affrontare il senso di impotenza che ciascuno di noi prova di fronte ai venti di guerra che soffiano implacabili?
Per Roberto Mancini, filosofo profondo e saggista appassionato, è possibile avviare fin da ora, a partire dalle nostre vite, un cambiamento di rotta rispetto a queste dinamiche che generano conflitti. In questa conversazione con Massimo Orlandi, Mancini ci dà tante indicazioni concrete, sostenendosi con il pensiero e lo stile di un uomo di pace come Gandhi che Mancini ha studiato profondamente.
Gandhi, ci spiega l’amico filosofo, ha mostrato le potenzialità di un metodo, la non violenza, tutt’altro che passivo, ma capace di riorientare tutte le nostre energie verso una direzione che non sia più il potere, ma l’amore…

David Maria Turoldo: “La civiltà è solo quella della pace”

“Il fine per cui si esiste è un progetto d’amore. Fuori dell’amore non c’è umanità”. David Maria Turoldo ci invita a fare nostro il suo pensiero, a ricordare che l’umanità non è un fatto avvenuto una volta per sempre, ma un realizzarsi sempre, un continuo rivelare Dio al mondo. Un mondo dove la civiltà è solo quella della pace…

«Giovani, non percorrete le strade che abbiamo percorso noi. Io non faccio che vergognarmi di essere stato in guerra, anche se ho combattuto solo nella Resistenza, cioè per l’umano contro il disumano. Ma ha ragione il papa: con la guerra tutto è perduto, con la pace tutto si acquista! Fare la guerra è come suicidarsi.
Giovani, pregate per la pace; ma ricordate che pregare vuol dire sempre prendere coscienza; perché se tutta la preghiera non si trasforma in vita, se la lex orandi non diventa la lex vivendi, noi stiamo prendendo in giro Dio e noi stessi.
Magari cominciasse con voi giovani questa nuova cultura della pace, come fosse una nuova aurora. Perché, oggi la terra è una cosa sola, una nave sulla quale siamo tutti imbarcati e non possiamo permetterci che affondi, perché non ci sarà più un’altra arca di Noè a salvarci. Il mondo è uno, la terra è una; e tutti insieme ci salveremo o tutti insieme ci perderemo. Deve scomparire il concetto di nemico perché una civiltà fondata sul concetto di nemico non è una civiltà, ma una barbarie. La civiltà è solo quella della pace.

Il discorso della pace è il più difficile di tutti, perché rivoluzionario non è il discorso sulla guerra, ma il discorso sulla pace. Prova ne sia che finora abbiamo sempre fatto la guerra e non abbiamo mai fatto la pace. E quella che noi chiamiamo “pace”, non è che una tregua tra una guerra e l’altra; fino al punto che la guerra in realtà è la politica che cambia metodo. E invece la guerra è la sconfitta della politica; è la fine della politica!Per costruire la pace bisogna cambiare cultura: e tutti sappiamo che i cambi di cultura sono lenti e difficili. Perché cambiare cultura significa cambiare mentalità. Nella Bibbia questo cambiamento si chiama conversione, e convenirsi è l’atto supremo dell’uomo.Spesso si discute se la guerra è giusta o è ingiusta. La guerra è impossibile! Questa è la nuova categoria che dobbiamo tutti acquistare.

Oggi in caso di guerra non ci saranno più né vinti né vincitori. E ho imparato anche dall’ultima guerra mondiale che non ci sono liberatori, ma soltanto uomini che si liberano. Infatti, Hitler non è stato vinto, il nazismo non è stato vinto, il razzismo non è stato vinto. Tutto è stato solo emarginato, in attesa di esplodere ancora. Non ci sono liberatori. Provate a chiedere a tutta l’America Latina se esistono liberatori. Non è per questa cultura di pace che tu perdi la faccia. Tu perdi la faccia facendo la guerra. Se in questo momento di guerra un uomo, di qualsiasi cultura o paese, dicesse: “Abbiamo sbagliato, torniamo indietro”, questi sarebbe il più grande di tutti, chiunque egli sia. Ma per fare questo ci vuole il miracolo. Comunque noi crediamo anche nei miracoli.Quelli che fanno la guerra dicono: “L’Iddio giusto ha scelto; è con noi!”. No, Dio non è con nessuno; è anzi dalla parte dell’uomo e dalla parte dell’ultimo degli uomini. E questo ultimo potrebbe essere anche un delinquente, potrebbe essere anche Caino, che ha ucciso Abele.Difatti, nella Bibbia Dio dice: “Caino, cosa hai fatto di tuo fratello? Il sangue di tuo fratello grida a me dalla terra. Ebbene, tu sarai male detto come un assassino. Ma io metterò un segno su Caino, perché chi ammazzerà Caino, sarà ucciso sette volte” (Gen. 4, 1-15).

Che vuoi dire che Dio è perfino dalla parte di Caino e protegge anche Caino, per proteggerci tutti. Non c’è mai una violenza che possa porre fine a una violenza. Chi uccide Caino non fa che moltiplicare la violenza e la morte. Sarà ucciso sette volte, che vuoi dire: se non rompete questa spirale della violenza, non farete altro che moltiplicare le morti».
(David Maria Turoldo)

Luigino Bruni: pace e democrazia, beni da custodire con cura

Con il suo stile originale e acuto, Luigino Bruni affronta, in questa conversazione con Massimo Orlandi, le tematiche più spinose della guerra in atto: entra nel cuore del conflitto, mostrandoci cosa ci dice dell’animo umano, propone un’idea di pace senza compromessi, trasporta le tematiche del presente nelle pagine della Bibbia, per trovarvi, come sempre, spunti profetici, ci porta in avanti, in un futuro che per ora non si vede, ma verso cui dobbiamo cominciare a muoverci.

30 minuti preziosi, scomodi, profondi, stimolanti insieme all’economista, al saggista, all’appassionato cultore della Bibbia; a un uomo profondo, che non rinuncia mai a esercitare un ruolo attivo nel mondo cristiano e nella nostra società.

Franco Arminio e l’inevitabilità dell’amore

Una poesia del poeta-paesologo Franco Arminio che, ispirata alla guerra scoppiata a causa dell’invasione russa in Ucraina, ci parla dell’inevitabilità dell’amore.

La voce della guerra

Questa è l’ora
di non dare più nessuna vacanza
all’utopia, uscire in strada
nella neve o col sole,
andare a leggere i nomi dei soldati
di antiche guerre, ripetere
la loro strada, dal mattino
in cui uscirono di casa, fino alla scheggia
che ruppe loro il cuore, fino
al pianto di madri nere e impietrite
in Irpinia e in Ucraina.
I mercanti che furono scacciati dal tempio
hanno avuto molte rivincite,
hanno messo in croce molte volte gli innocenti,
hanno piantato il cipresso al posto dell’ulivo.

Questa è l’ora di pensare all’eroica giovinezza
dei soldati afgani e di quelli morti a Caporetto
col seno delle madri in fondo ai passi.
Questi che vediamo adesso a Oriente
e ad Occidente, capi di tutto e capi del niente,
mai avranno un singhiozzo di vergogna
per quello che fanno e che faranno
in un mondo che si fa cupo deserto
invece di sognare il dolce ardore del disarmo.

È vero, c’è la guerra, ma qualcuno
steso nel rifugio sta dicendo
alla sua donna: la tua voce
non è mai stata così bella.

Franco Arminio – PAESOLOGO

Giorgio La Pira e la diplomazia della fede

In questa conversazione con Massimo Orlandi, Riccardo Bigi, giornalista e scrittore, autore di una bellissima biografia su La Pira, ci mostra quanto la vita del sindaco santo possa essere preziosa in questa fase della nostra storia. Sarebbe infatti stata certamente molto utile, in una fase drammatica come questa, in cui la diplomazia sembra non trovare strade, una figura come quella del sindaco di Firenze, che negli anni Sessanta dialogava con i potenti del mondo, che cercò strade di pace nella guerra fredda, che creò confronti stabili tra i sindaci di tutta l’area mediterranea, che si spinse fino al Vietnam per fermare le bombe.

La sua diplomazia della fede, del dialogo e della preghiera resta uno straordinario riferimento e un’eredità preziosa per questi momenti tormentati, in cui sembra che il tunnel della guerra non trovi vie di uscita.

Luigi Ciotti: “Una guerra scaturita da una pace armata”

“Una società attraversata dalla competizione e dai conflitti sarà sempre terreno fertile per la guerra.”

La guerra reale o minacciata, la guerra di cui ci accorgiamo solo quando si affaccia più vicina a noi e ai nostri interessi, ma che senza tregua insanguina tante regioni del mondo. La guerra che non “scoppia” all’improvviso, ma che – covata da chi se ne avvantaggia – lievita e poi dilaga con forza distruttiva, travolgendo persone, ecosistemi, patrimoni storici e culturali.
Non sono solo gli Stati e le coalizioni a entrare in guerra fra loro. Prima, o nel frattempo, sono i potenti a dichiarare guerra ai propri popoli, i ricchi a lottare non contro la povertà ma contro i poveri, dolenti testimoni della loro ingiustizia, i violenti ad accanirsi contro i miti e i non-conformi, dalle cui mani dipende il futuro del pianeta.Esiste un rapporto di forze che non è fra gli eserciti schierati, ma fra chi ha il potere della forza e chi, solo, speranza di giustizia. Chi è in condizione di decidere e chi no.E questo dovrebbe esserci più che mai chiaro oggi. Durante la pandemia sono infatti cresciute a livello planetario – inclusa l’Italia – la produzione e la vendita di armamenti. Mentre il mondo della medicina e della scienza si spendeva per salvare le vite dal Covid, altri spendevano per acquistare strumenti di morte, da mettere in mano a quelle stesse vite salvate. Ecco l’insensatezza della guerra, che inizia ben prima di scoppiare.Di fronte a tutto questo la pace non può essere promossa in forma di appello generico, né, solo, di fideistica convinzione. Non può ridursi a ciò che don Tonino Bello – che la pace l’ha sempre praticata e non solo proclamata in forme retoriche e rassicuranti – chiamava il “monoteismo della pace”. C’è infatti un legame necessario fra pace e giustizia, fra pace e diritti umani, poiché solo se fondata sul riconoscimento della dignità delle persone la pace è vera e destinata a durare. Altrimenti è una traballante tregua, un accordo contingente mosso da interessi di altro genere.

Oggi dobbiamo allora concepire la pace come una tensione, una costruzione quotidiana che comincia da ciascuno di noi, dai nostri rapporti più prossimi. Una società attraversata dalla competizione e dai conflitti sarà sempre terreno fertile per la guerra. Ma se impariamo a praticare l’ascolto, il confronto, il riconoscimento anche nei riguardi di chi ci appare meno simile e “conforme”, concimeremo campi di pace.Il nostro pensiero e il nostro impegno vanno a chiunque nel mondo, indipendentemente dalle appartenenze e dai confini, s’impegna per smascherare la guerra non “fredda” ma nascosta, dalla quale esplode quella delle bombe e dei cannoni. Il nostro pensiero e il nostro impegno vanno a chi si mette in gioco in prima persona per vivere e per affermare la pace.

(Luigi Ciotti Presidente di Libera – Gruppo Abele)

Mauro Frasi: “La pace inizia con l’accoglienza”

La porta della casa famiglia della Caritas di Montevarchi (Ar) è sempre aperta. Dentro ci sono persone che hanno trovato pace dopo tante guerre quotidiane: guerre contro la povertà, la solitudine, l’abbandono, il disagio sociale. Dentro ci sono anche le prime persone in fuga dall’Ucraina. Mauro Frasi, il responsabile della casa famiglia, è un sacerdote che ha racchiuso tutta la vita in una parola, accogliere. In questa conversazione con Massimo Orlandi spiega perchè è così importante, così prezioso e così irrinunciabile lasciare spazio all’altro che ha bisogno. Accogliere è un meraviglioso segno cristiano, un segno che è stato sottolineato anche da Papa Francesco il quale, di recente, ha destinato a Don Mauro, collaboratori e ospiti della sua realtà, un invito inaspettato…

Mariangela Gualtieri. Il tempo del noi…

Aver cura del tempo che stiamo vivendo, di questo presente che è “Adesso”, chiede attenzione, una comprensione che si dilata oltre il noi, chiede che il nuovo sia novità di sguardo, speranza rinnovata, chiede il diffondersi di “una cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti”. Nelle parole della poetessa Mariangela Gualtieri la speranza per il futuro che ci attende, per il futuro che insieme dobbiamo costruire…

Adesso è forse il tempo della cura.
Dell’aver cura di noi, di dire
noi. Un molto largo pronome
in cui tenere insieme i vivi,
tutti: quelli che hanno occhi, quelli
che hanno ali, quelli con le radici
e con le foglie, quelli dentro i mari,
e poi tutta l’acqua, averla cara, e l’aria
e più di tutto lei, la feconda,
la misteriosa terra. È lì che finiremo.
Ci impasteremo insieme a tutti quelli
che sono stati prima. Terra saremo

Derio Olivero: “La verità è sempre più grande di noi”

“Chi è nell’errore, compensa la sua mancanza di verità con la violenza”.
Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, sceglie questa frase per provare a entrare, in profondità, dentro questi impensabili giorni di guerra. Il Vescovo dedica i suoi primi passaggi dell’incontro di Romena al dramma di questi giorni, al crimine di queste bombe “che negano la densità delle persone e le distruggono”. “Se noi rispettassimo la verità, la verità di uno sguardo, di un fiore, di un animale, del cielo ci renderemmo conto che davanti alla verità si può essere solo pellegrini che camminano adagio adagio, perché della verità abbiamo solo frammenti, da guardare con sacralità. Chi non ha argomentazioni, chi non ha progetti, chi non ha uno sguardo puro sulla realtà deve imporre il suo sguardo. Quando non cerchi la verità e non la rispetti, non sei più umile, e rischi di diventare un prevaricatore, un violento. Perché la verità è sempre più grande di noi”.

Pace: la speranza che portiamo nel cuore

Pace. E’ la parola che portiamo nel cuore, come un bisogno, come un invito accorato, come una speranza.
In questi giorni difficili vogliamo pronunciare ogni giorno questa parola e declinarla in tanti modi: attraverso letture, interviste, testimonianze che ci aiutino a vivere questi giorni durissimi, che ci permettano di leggerli in profondità provando a trovare tracce di senso e segnali di speranza.
Iniziamo oggi, primo giorno di Quaresima, nel giorno in cui il Papa invita tutti i cristiani al silenzio, al digiuno, alla preghiera.

Scrive Tonio Dell’Olio su “Mosaico di pace”: “Quando le bombe fanno rumore e le esplosioni urlano l’odio, a nulla serve gridare più forte. La pace è questione di silenzio. Per questo serve qualcosa di più profondo piuttosto che di più urlato.
E questo è il tempo del silenzio che si fa preghiera, come le lacrime e il dolore delle vittime. Questo è il tempo di pensare con gli occhi e con l’anima. Con gli stessi sentimenti della mamma di Kiev che guarda il proprio bambino di pochi mesi”.

Iniziamo questo nuovo percorso immergendoci nel silenzio, cercando, nel profondo, solo poche parole per accompagnare questa giornata, per sostenere questa voglia di pace. Sono parole di una meravigliosa donna, Etty Hillesum, che riuscì sempre a trovare, nel dramma collettivo dell’olocausto, spiragli di luce.
“Una cosa, tuttavia, è certa: si deve contribuire ad aumentare la scorta di amore su questa terra. Ogni briciola di odio che si aggiunge all’odio esorbitante che già esiste, rende questo mondo più inospitale e invivibile”.