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  • Buona giornata

    Grazie per la Vostra significativa esperienza-presenza in questa notte del mondo…

    I Vostri pensieri quotidiani illuminano la fatica quotidiana con un figlio disabile…

    Tutto a nostro carico in quanto il centro diurno per disabili rimane chiuso a oltranza.

    Un abbraccio

    Fam. Savini

  • Ti aspetterò

    Ti aspetterò, come l’autunno attende la primavera non perché la vede arrivare ma perché osa sognare oltre il buio dell’inverno.

    Respirerò il sapore della tua assenza trepidante per il rumore di ogni passo inaspettato e raccoglierò piccoli ricordi per ricamare nel mio cuore un sentiero di speranze.

    Il sole, che scorgo ogni mattina mi ricorderà la bellezza di una calda carezza mai così distante.

    E la pioggia, che confonde fitta lacrime e sorrisi cullerà la mia solitudine e la malinconia.

    Qui sono, qui sarò.

    E, aspettando, bacerò con lo sguardo i gigli e le rose per rendere i miei occhi capaci di accogliere ancora la bellezza del tuo ritorno.

    Federico P.

  • Tra Pasqua e Pentecoste

    Era stato un evento eccezionale,
    dicono.
    Aveva sconvolto la vita di tutti,
    narrano.

    Molti, i più, si sono chiusi in casa:
    paura, sgomento, incredulità.

    Alcuni (molti)
    hanno lasciato che passasse,
    un fatto tra tanti;
    altri (pochi)
    hanno atteso frementi l’alba,
    preparando balsami.

    E l’alba è arrivata,
    mattino di Pasqua.

    Non subito, non come prima
    è tornata la vita.
    Non come rombo di tuono.
    Bisognava scegliere.

    Ancora…
    Molti hanno avuto paura di incontri,
    nascosto sorrisi,
    temuto abbracci,
    vivendo distanti, la notte uguale al giorno,
    niente più ritmi, niente più riti.

    Poi improvviso…
    Forse attratto dal profumo dei balsami?
    Spirito di amore o di follia,
    a imbrogliare distanze,
    a parlare un’unica lingua,
    a spingerli oltre.

    Eleonora A.

  • Tempo lento

    Silenziosamente penso che forse ognuno di noi fosse alla ricerca del momento giusto per fare qualcosa di importante: ecco il momento è arrivato, ci ha avvolti ed accolti, ora, ognuno con le proprie modalità, ognuno con le proprie sofferenze, ognuno con i propri pensieri…

    Ognuno di noi in questo “Tempo Lento” può trovare quella forza immanente nella natura, nel cielo, nell’uomo e, ognuno, può farla entrare  dentro di sé e farne tesoro per i giorni a venire.

    Demetrio 

  • Attendo

    In una città povera come Napoli questa attesa si scontra con le necessità, la paura del domani, l’accresciuto senso di precarietà. Niente sarà come prima, probabilmente sarà peggio, più violenza e infelicità. A meno che non riusciamo a recuperare il respiro profondo dell’universo, di quest’alba che avanza furtiva costellata di canti di uccelli che ieri non riuscivo a sentire.

    Ridurre la fretta, la corsa, l’ansia.

    Allargare il silenzio.

    Accogliere piccole cose di ogni giorno.

    Rendersi conto delle tante povertà, della mancanza di pane e di futuro che attanaglia le famiglie e le città.

    In questo momento anche i miei figli sono a casa, attendono anche loro il futuro.
    Hanno paura.
    Ciò che hanno costruito in questi anni di studio e di lavoro si sta sfarinando sotto i giorni che passano; le idee, le relazioni, i sogni di giovani e adolescenti.
    Eppure lo stare insieme come non accadeva da tanto, è un ultimo momento di famiglia a cui seguirà lo spiccare definitivo del volo della vita. Attendo questo passaggio.

    Una crisi che diviene vita, un domani che diverrà oggi, e che avrà le sue radici nella generosità e nel sogno di cambiamento che sapremo sognare e condividere, come il gelsomino emana inconsapevole il suo profumo a rallegrare l’alba.

    Costanza B.

  • Verità

    Come potrei definire questo tempo?

    Una parola mi risuona da quei primi giorni ormai sbiaditi di fine febbraio…VERITÀ.

    Un tempo che fa verità, che porta alla luce, che fa emergere quello che abbiamo dentro e quello che ci circonda.

    All’inizio di questo tempo restrittivo che coincideva con l’inizio della Quaresima pensavo a com’era attuale la pagina di Gioele letta il Mercoledi della Ceneri: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti. Perché si dovrebbe dire fra i popoli: Dov’è il loro Dio?».

    Chiedere perdono a Dio con digiuni e lamenti perché avevamo di nuovo tirato la corda…
    Attuali mi sembravano anche queste parole di Geremia: «Se esco in aperta campagna, ecco i trafitti di spada; se percorro la città, ecco gli orrori della fame. Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare».

    Vedere il disorientamento negli occhi delle persone senza lavoro, senza ritrovo.. negli occhi dei sacerdoti persi senza le loro comunità, senza riunioni, progetti, incontri.

    Poi ho compreso pian piano che questo tempo non voleva essere solo penitenziale, mortificante anzi poteva diventare vivificante, un tempo di riscatto. Poteva farci vivere nuovamente in altre spoglie, con altri occhi, con altri orizzonti.

    Poteva essere il tempo della verità. Comprendere il senso del nostro fare, delle nostre corse, delle nostre priorità. Comprendere il valore delle nostre relazioni, dei nostri progetti, dei nostri affetti.

    Nella nostra vita di persone e anche nella nostra vita di credenti. Dare più autenticità alle nostre risposte di fronte a domandi quali:

    “Su chi o che cosa posso contare? Su chi o su che cosa ho costruito la mia vita? E la mia fede?
    La mia casa è stata costruita su una vera roccia o su una pietra che risuona a vuoto? ”

    E allora questo tempo diventa il tempo della grazia, della consolazione, della resilienza.

    Diventa il tempo in cui le lancette dell’orologio rallentano a misura d’uomo, diventa il tempo dell’essenzialità, della corresponsabilità e soprattutto della comprensione più profonda.

    Si comprende il valore di un amico, il valore di una liturgia, il valore di una relazione vera con gli altri e con Dio. Si comprende il valore del fare con, del fare per, del fare in.

    La verità vi farà liberi. Liberi di ricominciare, di ripartire, di risorgere.

    La verità rompe le catene, le schiavitù, gli schemi e crea nuova linfa che entra prorompente nelle nostre vite.

    La verità ci rende nudi ma ci rende anche veri. Con le nostre paure e dubbi, con le nostre lacrime e i nostri sorrisi, con la nostra coscienza e la nostra fede risvegliate.

    Ci è stato dato un tempo trasfigurante e trasformante..un tempo dove lasciarci nuovamente plasmare dal nostro Creatore. Rinascere con Lui nella verità e nella gioia dei figli di Dio.

    Monica S.

  • Perdonare

    Oggi, riflettevo sul perdono…

    Difficile, ho sempre pensato.

    Impossibile, ho sempre creduto.

    Ma poi, alla luce di tutto questo e nel silenzio che mi riservo, durante la giornata, ho compreso che…

    Si difficile, è vero, a volte impossibile.

    Ma quanta libertà si conquista perdonando.

    Quanta bellezza racchiude il  per-dono.

    Quanta tenerezza prende vita.

    Quanto amore circola.

    Perdono..perdonare…che cosa meravigliosa.

    Perdono uguale rinascita.
    Perdono uguale Vita.

    Viviana M.

    Nek - Perdonare (Official Video)
  • Lunedì di Pasqua

    Primavera sfacciata,
    insensibile al nostro venerdì santo.

    Segno profumato di Pasqua
    ci immergi nella vita:
    poteremo e semineremo
    come i nostri padri dalle mani callose
    e le nostre madri, che ci han accarezzati, 
    velocemente, con mani secche.

    Allora anche la nostra povera fede
    tornerà a cinguettare,
    a sapere di glicine.

    Augusto B.

  • Unica

    E volando con la mente a dare un senso a tutto questo mi accorgo che stiamo imparando una cosa, importante.

    Non siamo soli, come qualcuno vuol farci credere rincuorandoci, invitandoci a restare uniti se pur distanti.

    In noi si insinua così e poi si annida, per contrapposizione, il dubbio della solitudine.

    E ci sentiamo più soli e più impauriti e cerchiamo allora il contatto con l’altro, dai balconi, dalle porte di casa, nelle file al supermercato. E rispolveriamo il patriottismo al canto di Mameli, e ci riuniamo nel rito del tg alla conta dei morti divenuti numeri, e quasi ci caschiamo…a sentirci soli.

    Quasi convinti e rassegnati a questa solitudine intra moenia, invochiamo i santi valori della famiglia per non azzannarci fra le mura domestiche che anche prima erano una prigione.

    Ma io non mi sento sola, anzi mi riapproprio di tempi personali dimenticati, di gesti lenti e di riti sacri alla cura della bellezza intorno.

    Non mi sento sola ma invece scopro che ho l’opportunità di sentirmi UNICA.

    E dunque questo ho imparato che ciascuno di noi ha la grande opportunità di dimostrare finalmente a se stesso di essere unico.

    Ognuno può scegliere come passare il proprio tempo, come coltivare la propria interiorità, come attingere alle proprie risorse per trovare soluzioni originali, non indottrinate né da pubblicità né da stimoli visivi invadenti e rumorosi, a patto di spegnere la tv!

    Non si deve interpretare un ruolo, col vestito giusto ed il look alla moda: ognuno è libero veramente di vivere se stesso.

    E se ciascuno si accorgesse di essere veramente unico, questa storia della solitudine sarebbe una grande ennesima bufala.

    E se ognuno capisse di essere unico, questo periodo sarebbe la più grande occasione che l’umanità può avere per capire di essere un pezzo di infinito insieme agli altri.

    Si perché se sei unico ogni tuo gesto ha senso di per sé, come la vita, se sei unico non hai bisogno di approvazione, di consenso, di permesso dall’altro ma capisci che l’altro è semplicemente un altro modo di esprimere l’unicità.

    Se sei unico l’altro è prezioso quanto te perché ha innumerevoli ed infinite sfaccettature come te per affrontare la vita.

    Se sei unico non ti spaventa stare solo con te stesso perché è un modo per poterti finalmente esprimere senza censura, e senza paura di giudizio.

    Se sei unico, e qui sta il meglio, l’altro è già parte di te: non perché tu hai paura di stare da solo ma perché l’altro ti insegna qualcosa che tu non avevi pensato, ti fa vedere l’altro da te, e ti apre gli occhi sull’infinito.

    E se sai che ognuno è unico non starai lì a guardare i numeri dei morti, positivi, e contagiati; sai che qualcuno come te se ne è andato in silenzio, e lo piangerai; che qualcuno come te l’ha pianto, e ne avrai compassione; qualcuno come te l’ha cercato di curare, e ne avrai rispetto; qualcuno come te l’ha accarezzato nel suo andarsene, e gli sarai grato, anche se non eri materialmente tu. Acquisisci la consapevolezza che nessuno se ne è andato da solo perché la solitudine non esiste se non nelle tue paure e proiezioni.

    Anche la fisica ce lo insegna, la realtà è un insieme di particelle infinitamente piccole che possono avere senso anche da sole ma che unite si specificano in forme infinite di varietà di vita.

    Se sai di essere unico ogni forma di vita ha lo stesso valore perché è unica, non ce ne saranno mai altre uguali; ogni essere vivente ha la stessa dignità perché non ce ne saranno due identici, e non per un vago senso di egoismo ma per la prepotente consapevolezza che ciascuno è chiamato ad esprimere questa unicità al meglio delle sue possibilità.

    Se sai di essere unico riesci a cumpatire e se patisci con e come l’altro da te, la solidarietà diventa l’unica strada alla piena realizzazione del tuo modo di essere umano, e se tutti sapessimo di essere unici nessuno potrebbe più sentirsi solo.

    Roberta D.B.