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  • L’attesa

    Mi sono accostata a Romena quasi per caso, o forse perchè in questo “tempo sospeso”, ma non vuoto, ci si accosta a chi sa donare strumenti per scendere nel profondo dove tutto è attesa.

    L’attesa è già desiderio.
    desiderio di una carezza che solleva,
    di uno sguardo che conforta,
    di un bacio che placa l’anima,
    quell’anima avvolta di timore e tremore
    per ciò che non si conosce
    ma che con delicata forza si spera essere olio sanante e dolce miele.

    Attendo perchè amo,
    amo perchè sono in attesa e spero,
    e confido e mi nascondo e nutro in un ricordo
    che ha il profumo del mandorlo,
    profumo e meraviglia di desiderare Te,
    che stordisci e stupisci,
    che plachi e risani.

    Tu luce intensa e tepore del cuore dove,
    con te mi ritrovo ancora nel brivido dell’attesa
    per vivere di nuovo dolcezza e bellezza.

    sr. Mina

  • Kairós

    In questo Tempore famis dobbiamo tenere gli occhi e gli orecchi aperti per capire cosa Dio, Gesù mi mette davanti?  Cosa vuole dirmi? Dio vuole dirmi di toccare la Vita “qui ed ora”, di innamorarmi della realtà, del frammento della Vita, dell’istante, che è kairós (tempo opportuno). Gesù diceva: “oggi” devo venire a casa tua!! “Oggi” la salvezza è entrata in questa casa! Dio sta ai fornelli…  

    «Ogni istante non è solo tempo che scorre, ma è la soglia di una rivelazione» (Josè Tolentino Mendonça).

    Dio vuole dirmi di accettare, abitare, attraversare, benedire «QUESTO» “sacrificio”, come diciamo durante la messa: «Il Signore riceva dalle tue mani “questo” sacrificio, a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa».

    Non sono “sola”! Dio, Gesù è dentro di me, devo innamorarmi di più di Lui, devo avere fiducia nel suo Amore infinito per me, devo innamorarmi in modo sano, equilibrato, di me stessa, della mia Vita, della Vita. Dio vuole dirmi di coccolarmi di più, di prendermi più “cura” di me stessa, della mia casa, per trattarmi come “dono” di Dio.

    Dio, Gesù vuole dirmi di non avere la “pretesa”, di non evadere nell’idealizzazione di me stessa, delle persone, delle situazioni, ma avere l’attesa e la pazienza del contadino; come dice don Gigi citando Van Gogh “la natura è lenta!”.

    Il Regno di Dio è qui e in questo momento! Se sfuggo al Regno nemmeno dopo sarò contenta.

    Buon Tempo!

    Angela L.

  • Diario dalla quarantena

    Alcuni pensieri degli studenti raccolti da Giacomo Pavan, insegnante di italiano e storia alla Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto dell’Istituto Canossiano di Treviso.

  • Vivere meglio grazie al Covid

    Se non hai famigliari/amici intubati, il Covid può offrirti l’opportunità di arrivare all’essenziale: di te, del rapporto con gli altri, del rapporto con la vita. 

    Vivo in Svizzera (Canton Ticino) e da noi il Governo ha deciso di non limitare i comportamenti individuali con decreti-legge, ma di cercare di sensibilizzare la gente. All’inizio facevo fatica a capire: sono immunodepressa e mi mangiavo il fegato vedendo i comportamenti irresponsabili di diverse persone stupide/arroganti/presuntuose che mettevano in crisi il sistema sanitario, ma poi ho capito che la maggioranza ha introiettato le regole necessarie alla convivenza col Covid e così sono ritornata amica del genere umano e anche del Covid. 

    Sono a casa dal lavoro per malattia (operazione seria in febbraio seguita da cura farmacologica a vita ancora da calibrare) e le mie giornate cominciano alle 5.45 con la pastiglia quotidiana (a orario fisso) , seguita dopo mezzora dalla colazione. Poi arriva il momento privilegiato (da noi è concesso) : la camminatina in solitaria sulla collina sopra casa. 

    Salgo lungo un sentierino in mezzo ai vigneti (che adesso hanno il fascino della bellezza dei tralci ancora spogli), costeggio un ruscelletto (lo sentite il rumore dell’acqua?), arrivo alla stradina che mi riporterà verso casa (è in un bosco e a entrami i lati cresce in questo periodo l’aglio ursino – sentite il profumo? – e così riempio ogni due giorni il mio cestino e poi preparerò il pesto e vasetti di aglio ursino sott’olio, che regalerò ai figli o conserverò per casa). 15 minuti di felicità pura. 

    Mi spiace che in Italia solo pochi privilegiati che hanno un bel giardino o un prato attorno a casa possano godere di esperienze simili; per chi vive in un palazzo a ridosso della tangenziale ovest di Milano o in simili luoghi di non-vita i 15 minuti di felicità andranno cercati dentro le mura di casa (pf non con la tv spazzatura, ma coi pochi canali tv ok, libri, musica, ecc), dentro se stessi, dentro il cerchio di affetto dei propri cari. 

    E se si riesce a prolungarli un po’ nel resto della giornata, eh beh: Santi subito! 

    Ciao, 

    Mariangela 

  • Eravamo veloci

    Eravamo veloci, la fretta era avidità di potere, di possedere, di raggiungere mete lontane.

    Ora siamo nascosti come fragili prede nelle nostre case e lui, il virus coronato, da vero sovrano occupa il nosto spazio vitale.

    Ecco che ci contendiamo il mondo esterno e per sfiancare questo nemico, che vortica da corpo a corpo, ci nascondiamo lenti, come impautiti soldati dalle spuntate armi.

    Il virus,  microscopico scheletro di RNA, pur sempre briciola di natura figlia di un Dio lontano, sfida noi, giganti dai piedi d’argilla, incamminati inconsapevoli verso l’abisso dell’autodistruzione.

    Lidia C.

  • Nostalgia sacra

    Stamani mi sono svegliata, ho preso il mio cellulare e ho registrato il suono del “silenzio” della mia città. Era un silenzio pieno di Vita: i trilli di un uccello sconosciuto, il frusciare delle fronde, l’abbaiare lontano di un cane.

    Lo voglio conservare questo silenzio, perché quando tutto questo incubo sarà finito, e torneremo al nostro quotidiano delirio di traffico, fretta e caos, mi assalirà una bruciante, apparentemente insensata nostalgia di questi giorni.

    Sarà, invece, una nostalgia Sacra.

    Se i tramonti, mai uguali a se stessi, che si dilatano ogni sera sul deserto dei tetti, non mi abbandoneranno, il silenzio lo perderò. Perderò anche il profumo buono della terra che sale fino alla mia terrazza e riempie le mie narici, la sera.

    Devo quindi ringraziare anche di questo tempo, dilatato, mortifero, tiranno, che mi ha inchiodata alle quattro mura del mio appartamento, condannandomi ad una solitudine con cui faccio a pugni e faccio pace ogni giorno. Solitudine che scatena i miei incubi peggiori, quando lascio mano libera alla paura, ma apre in me orizzonti infiniti, quando mi faccio istruire sulla Speranza dal silenzio della mia città.

    A volte, come i bambini, immagino che gli uccelli del cielo stiano in realtà discorrendo di noi esseri umani e allora io, di nascosto, li sto ad ascoltare.

    Come si prendono gioco della nostra illusione di dominare il tempo! Dicono che siamo commoventi, nei nostri bozzoli di paura. Si stupiscono che, solo ora, ci siamo riappropriati dell’idea che la Morte esiste e che non possiamo controllarla. Sorridono della nostra disarmante incredulità, loro, che c’erano prima che Dio ci creasse per un folle eccesso di amore o di divina solitudine. Hanno tutte le ragioni per farlo, perché loro conoscono il mistero della Vita, ché sull’Albero della Vita ci hanno fatto il nido. A noi, invece, tocca fare giri immensi per tornare a rivederlo, eppure, oggi, possiamo tornare ad avere nostalgia di un Dio, che ci aspetta passeggiando, nella brezza del mattino, alla sua ombra.

    Elisa R.

    Padova

  • Dio Amore di donna

    Mi hanno insegnato che Dio è nelle regole da osservare,
    nelle preghiere da dire,
    nei precetti da osservare..
    ma questo non è Dio, è la religione.

    Dio è passione, leggerezza, tenerezza,
    Dio è femmina, è amante, è amore di donna
    è un bacio, una carezza, un abbraccio…

    e allora ogni volta che sono innamorato vivo
    questo essere di Dio che si manifesta nella mia vita
    e tutto il resto sparisce per un attimo di pace.

    Francesco F.

  • Un ramo di mandorlo

    Nel mio giardino sei anni fa piantai un mandorlo. Lo feci grazie a mia mamma, che raccolse alcune mandorle a Romena e una volta tornata in Brianza le interrò. L’anno dopo a sorpresa mi donò una piccola piantina che misi nel mio giardino. Crescerla non è stato facile: si ambientò a fatica, ebbe bisogno di supporti e lo scorso anno contai credo solo tre fiori sui suoi rami. Soprattutto non vidi mai una mandorla, tanto nei mesi scorsi pensai di provare con un innesto, ma il blocco per il virus impedì anche questo.

    Io mi dissi che andava bene anche così, che la fioritura era stata splendida quest’anno e che forse c’era da accettarlo così il mio mandorlo: un piccolo albero un po’ incurvato e senza frutti.

    Stamane invece sono uscita in giardino a cogliere i fiori del mattino e mi sono fermata a guardarlo: è pieno di mandorle e in molte ancora si vedono i resti dei fiori da cui si è generato il frutto.

    Questa scoperta mi ha commossa profondamente. Non so se qui in Lombardia quello che stiamo vivendo ci renderà migliori o peggiori: come tutti i momenti critici si cammina su un crinale, non è per nulla scontato da quale parte ci si ritroverà alla fine e ci sono segnali forti e ricorrenti in entrambe le direzioni.

    Queste mandorle però oggi mi hanno dato fiducia e mi hanno riportano a quelle parole scoperta tanti anni fa: mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla».

    Cristina C.

  • Ricordando fra Giorgio

    Ti ho atteso a lungo
    mio piccolo fratello.

    Sei venuto a ricordarmi
    quanto silenzio è necessario
    perché possa affrontare una parola.

    Sei venuto a inchiodarmi
    in questo mio deserto
    per liberarmi dal superfluo,
    dall’inutile, dalla divisione.

    Sei venuto a scegliermi
    perché ho bisogno
    adesso
    di orientare il mio cammino
    verso i luoghi della compassione.

    Sei venuto a sussurrarmi
    che la vita è questo slargo improvviso del cuore
    questo abbandono fiducioso e liberante
    questo ampio e inatteso
    respiro.

    Ora ti prego:
    ferma la tua corsa
    tutta l’umanità si sta destando
    dal lungo sonno della morte
    e ad una sola voce supplica pietà.

    Mio piccolo fratello
    se tu dovessi
    all’improvviso
    fermare il mio respiro
    possa il mio cuore
    ancora e per sempre
    spaccarsi
    in mille frammenti di luce
    e così rischiarare
    in un solo momento
    l’oscurità di tante notti.

    Annamaria A.

  • Pio, il pettirosso

    Un piccolo pettirosso ci ha preso in simpatia.

    Questo suo fare mi ha stimolato una piccola riflessione che, senza alcuna velleità di riconoscimento, ho pensato di condividere con voi. 

    “Pio è un pettirosso intraprendente e fiducioso. Deve avere il nido su qualche palma o pianta proprio qui vicino perchè ci viene a trovare tutti i giorni. Per i pasti non ha un locale preferito, così alterna una visita da noi con una da Domenico, che abita al piano terra. A dire il vero, ha cominciato prima a frequentare Domenico, probabilmente per la qualità dei piatti visto il suo passato di chef, e non gli si può certo dar torto: ogni tanto andiamo anche noi al piano terra. Però, dopo qualche tempo, Pio ha cominciato a venire anche a da noi. Forse perchè è goloso, o forse perchè facciamo colazione prima e lui inizia presto la giornata. Infatti è facile trovarlo sul davanzale quando apriamo le persiane, con lo sguardo tra l’infastidito e il nervoso.

    Essendo un tipo, tutto sommato, sereno, bastano poche briciole per fare pace e vedergli tornare il buon umore. Ultimamente la sua fiducia si è fatta grande, così se le briciole non le trova subito è capace di venirsele a cercare in casa. Ma con discrezione, senza disturbare. Forse ha capito che con noi può stare tranquillo, o forse è il suo modo di affrontare la vita. Non è da tutti avere un simile coraggio perchè non è solo una questione di briciole: si tratta di superare l’istinto di conservazione e superare le soglie del limite, entrando in porte aperte pur sapendo che il rischio c’è e può essere enorme.

    Certo, parte tutto dalla fame, dalla pancia, e se si riesce a riempirla bene e facilmente, quei piccoli saltelli per arrivare a prendere quelle briciole sono più facili da fare. Ma se, invece, fosse davvero una questione di “briciole”? Se fossero solo i piccoli bocconi regalati senza competizione, a farci superare soglie e porte? Minuzie, particolari, piccoli doni che si scoprono solo perchè si è fatto il primo passo. Il primo saltello verso qualcosa di diverso. Invece di rimanere sempre nel proprio nido, Pio ha provato a guardare da vicino, ha sperimentato uno sguardo diverso e si è lanciato alla ricerca di un contatto. Una relazione diversa. Non so se abbia mai letto “Jonathan”, ma quando mi guarda concentrato come se stesse cercando le parole giuste, lo vedo così fiero che non mi stupirei vederlo andare velocissimo con “le ali corte del falco”. Insomma, Pio ci ha provato e c’è riuscito, gli è andata bene. Ma l’alternativa qual’era?

    L’alternativa, per noi che zampettiamo alla ricerca di bocconi sempre più grossi, qual è?”

    Daniele P.