Blog

  • Incontrarsi

    Un tempo fragile, fragilissmo e gravido ci avvolge.
    Nell’aria volano mille pollini strani.
    Fra qualche mese nasceranno ancora zizzania e grano.
    Io, che di parole ne spreco tante, solo pochi giorni fa,
    dopo quelle di Quaresima, dissi a me stesso: Adesso per un po’ basta.
    E invece eccomi ancora qua.
    Ora che non si può, troppo forte il desiderio
    in qualche modo d’abbracciare, raggiungere, mescolare.
    Quanto sono preziosi i mille piccoli legami!
    Forse mai, come in questi tempi fermi, viaggeremo.
    Non so se servono parole in questo tempo, per questo tempo.
    Molte forse non sono ancora parole,
    ma germoglio d’emozioni e paure.
    Molte nascono per dimenticare, esorcizzare.
    Le parole dovrebbero servire sempre per incontrare.
    Chi l’avrebbe detto che ci saremmo fermati!
    Chi l’avrebbe detto che non avremmo potuto abbracciare!

    “Sono giorni spauriti,
    tempo dentro altro sconosciuto tempo.
    Molti son morti e forse molti moriranno
    ma anche qualcosa d’altro forse morirà.
    Adesso nei nostri cuori, detriti e fermenti.
    Per me, per tutti,
    ancora e sempre la domanda:
    Nascerà quell’uomo buono
    che nascondiamo in grembo?”

    L’occhio che intravvede il mistero, il naso che respira i profumi
    Tutto quello che prima era vita, ora sembra motore di morte.
    Eppure è sempre lì il mistero, nell’aria c’è profumo di viole,
    mentre i baci sono sorrisi impauriti, nascosti da maschere bianche.
    Il treno da tempo impazzito è uscito dalle sue finte rotaie.
    Imposto o voluto, viene un tempo imprevisto: Fermarsi.
    E quello, troppo spesso tradito: Ri-pensare.
    Pure nel chiuso di stanze,
    c’è spazio abbastanza per disegnare
    nuovi ed antichi sentieri, capaci di farci sentire
    i buoni sapori di una terra mite, di pace.

    Ripiegato sui nostri egoismi
    lo sguardo perde nitidezza e stupore.
    Qualcosa di diverso oggi ci prende:
    Il noi e non l’io. Sia vero.
    S’allarga lo sguardo, non basta lo spazio
    per raccogliere nel cuore un più comune sofferto destino.
    Difficile adesso tener stabile il cuore
    sale timore di non avere più tempo
    per quella parola mai detta
    per quella carezza mai data
    per chiedere scusa del tempo buttato.

    “Avete notato le viole
    avete notato come spesso
    fan corona a un cespuglio
    che sarà presto un mazzo di di rose.
    Avete notato come spesso
    si nascondono tra i legni secchi e spezzati
    delle siepi in amore,
    o come in un campo aperto
    fan compagnia a un giovane fiore!
    Questo è il loro tempo:
    confine d’inverno, argini di primavera.
    Con quel loro spuntare qua e là
    sembrano dire:
    Non ci siamo solo noi.
    Tutti siamo, possiamo essere primavera”

    Chi l’avrebbe detto che quei gesti troppo spesso scontati,
    quei segni della scintilla amorosa e fraterna,
    un abbraccio, un bacio, una stretta di mano,
    sarebbero diventati proibiti.
    Digiuno non previsto ma imposto, metafora vera del vero digiuno,
    nostalgia e desiderio di più vera passione.
    Il mondo sempre è stato ferito e muri lo han sempre spezzato,
    da anni poi son tornati ovunque di moda,
    ma guardate com’è brutta, adesso, anche solo una certa distanza.
    Torniamo uomini amanti, amanti non di piaceri e vittorie
    ma di quell’empatia calda e discreta che anela al bene di tutti.
    Chi l’avrebbe detto che ci saremmo fermati,
    che anche volendo, non ci saremmo potuti abbracciare!

    “E mi siederò qui
    su questo tronco tagliato
    in compagnia di alberi umili e fieri
    e starò qui a lungo ad aspettare
    tutto il tempo che sarà necessario
    per potervi di nuovo incontrare”

    Intanto qualcuno intravvede già Pasqua:
    la cena e l’orto
    il bacio e il “non lo conosco”
    quel grido e quel soffio in croce
    il sabato assorto
    e poi
    le donne che vanno al sepolcro…

    In quei giorni, tutti i nostri giorni

  • Oggi, 25 marzo

    Oggi, venticinque marzo 2020, a Trieste soffia forte la bora e il tempo è magnifico.

    Il sole già scalda un pochino ed è possibile, quando le folate danno un momento di tregua,  percepirne il calore.

    Bisognerebbe camminare vicino al mare, per vedere come il vento muove le onde in superficie, facendole sembrare piccole vele, e per vedere le montagne lontane, con le cime coperte di neve. Bisognerebbe stare là sulla riva attraversati dal cielo, ben saldi sulle gambe, e far riposare lo sguardo.

    Qua nel mio giardino veramente piccolo, vedo gli alberi di Regina Claudia tutti in fiore, e i pini al di là  della strada. In un angolo c’è un albero meticcio, un po’ susino  e un po’  albicocco, che Roberto ed io abbiamo pensato di lasciar crescere come vuole, se non altro per curiosità.

    Mentre cammino su e giù, e giro e rigiro col vento che mi fa le finte e mi sorprende da tutte le parti, dato che la bora non soffia mai uniforme, penso ai vecchi, che quando soffia non stanno a casa. Di solito almeno. Loro escono anche quando è scura e piove obliquo e addirittura orizzontale. Vecchi come alberi che hanno la chioma larga e radici profonde. Il fusto deve ricordarsi di oscillare, perché se non oscilla si spezza e cade.

    Di questi tempi perfino i nostri vecchi restano a casa. Ascoltano il sibilo del vento e immaginano il mare, io credo.

    Mentre cammino nel mio giardino piccolo, telefono.

    Come va?
    Bene, anche se oggi le gambe le sento deboli.
    Ricordati di muoverti almeno ogni tanto.
    Va bene.
    Ci sentiamo presto.
    Ci vedremo quando finirà tutto questo.
    Sì….Intanto ti, me pol far coraggio….
    Coraggio, certo, coraggio per te e per me, per noi.

    Una mia amica ultimamente abbraccia gli alberi. Cinge con le sue lunghe braccia i vecchi alberi dalla corteccia rugosa. Io credo che sia per farli oscillare.

    Laura

  • Abbi cura di me

    Abbi cura…

    Di me che arranco a far passare le giornate e di me che m’invento di tutto tra faccende e prove. Di me che sono assorbito dai figli, che sto imparando a godermi ritmi lenti e di me che posso dedicarmi alle mie passioni. Di me che mi son precipitato a dar una mano agli altri e di me che la tengo stretta nei guanti.

    Di me che ho sempre fatto di tutto pur di star fuori casa, di me che già prima me ne stavo rintanato e di me che neanche prima avevo una casa. Di me che mi gusto calma, dialogo e risate e di me che non so neanche da dove cominciare, che non trovo angolo tranquillo in quella strettoia.

    Abbi cura di me che non posso smettere di lavorare, di me che oggi un lavoro ho speranze di trovarlo meno di prima.  Di me che ce l’ho volatile o sospeso, di me che mi riempie la casa e di me che posso lasciarlo un po’ fuori. Di me che chiudo il negozio col rischio di non riaprire e di me che tengo aperta la ditta ma non posso proteggerli tutti.

    Di me che devo prendere decisioni per il paese e di me che giudico ogni scelta presa. Di me che m’immergo in studi, dibattiti o proposte intriganti riempiendomi l’agenda per far fruttar questo tempo. Di me che smanetto su internet per mantener legami o tenermi al passo con la scuola, di me che quel passo non l’ho mai preso e ora mi sento più perso senza chi mi butta una corda viva.

    Per questo abbi cura di me, tu che riesci a galleggiare e anche a surfare. Tu che non riesci a immaginare cosa significhi stare sotto il collo di bottiglia o proprio sprofondare. Abbi cura di me, di me che sono in te che hai e fai tanto, ma sotto la crosta anche tu puoi scoprirti a un soffio dallo schianto.

    E abbi cura di me, che sono chiuso tra le mie mura per aver fatto un pericoloso contatto. Di me che la febbre mi è compagna e di me che devo stare lontano dalla mia compagna o dai miei figli.

    Di me che invece mi han portato tra le pareti bianche perché ho smesso di stare bene, di me che ci sto da un po’ e mi sento finalmente meglio. Di me che ho superato quella soglia, di reparto e dentro il corpo, dove si offuscano i bordi della presenza.

    Di me che sono appena uscito dalle sirene, di me che ho un caro che ci sta entrando. Di me che sono terrorizzato che capiti a me o ai miei, di me che ho paura ma faccio lo spavaldo. Di me che non ho potuto dargli l’ultima carezza e neanche quel dignitoso tempo sacro.

    Abbi cura di me, soprattutto di me che sono intubato o al limite dei miei giorni. Di me che vorrei sentire un contatto di pelle in questo letto anonimo con facce coperte intorno. Un contatto di pelle familiare, uno sguardo anche smarrito di tenerezza.

    Ne avrei tanto bisogno, in questo tempo d’angoscia e di sonno puntinato di incubi o di ricordi che disegnano i giorni d’una realtà irreale. Forse è anche un tempo di profumi e suoni d’altre dimensioni, di immagini che rapiscono stupende.

    Però, tra il baratro e i bagliori, abbi cura della mia anima che non so più dov’è e dove andrà, se potrà ancora toccare o scoprirà di poter vedere in altro modo. Tra il nulla e l’essere, una vita che bacia la morte, una morte che bacia la Vita.

    Attendo parole che possano riportarmi a riva quando mi agito, nel caso alla Riva. Che possano gettare fiori sugli ultimi passi, lasciarmi andare la mano tenendomi stretto al cuore, spostare il peso dal vissuto al centro dell’Oltre… O anche parole che rispolverino i miei affetti, i miei sogni e i miei percorsi, le mie battaglie, le mie gioie e le mie ferite.

    Abbi cura, ma tanta, di me che posso dare quello contatto e quello sguardo nel girone di questi giorni deliranti, eppure ne ho bisogno io per primo! Di me che per loro ho un volto preciso, anzi l’unico che nei momenti peggiori può dar speranza o accompagnar il grosso salto. Abbi cura di tutte quelle nostre mani affaccendate instancabilmente nel soffiare ancora aria nei toraci o sottrarre scampoli alla morte. Di me che non posso invocare lo stop del lavoro per tutelarmi. Perché sono in trincea, devo trottare per tutti prendendo le distanze anche da chi a casa può sciogliermi, almeno per quel giorno, l’ingorgo degli occhi stracolmi di strazio.

    E non dimenticare di aver cura anche di me che lascio tanto spazio alle goliardate o a ogni tipo d’evasione domestica che filtrano folate di leggerezza e di me che digerisco solo quelle perché altrimenti il mio cuore non reggerebbe il tonfo del resto. Anche di me che non so rinunciare ai ritrovi furtivi, che mi vedete col fumo negli occhi ma forse non ho nessuno che mi aiuti a comprendere o se li spalanco davvero mi crolla il mio piccolo mondo puntellato. E anche di me che per non soffocare i miei giorni ho bisogno di attimi di cielo solcato, perché anch’io soffro e rischio tanto, anche se non di far parte di quella lugubre lista.

    Anche di me che la spinta ribelle mi sale forte o di me che il senso critico mi spinge a veder storture programmate e a far azioni non convenzionate. E tanto anche di me che per gola o riscatto approfitto del disastro con imbrogli senza alcun tatto e di me che mi batto perché la comunità sia attenta a ogni battito.

    Anche di me che leggo i numeri dati come semplici cifre senza sentire quanto è drammatico per chi è coinvolto. E di me che cerco di comprendere tutti senza farlo con me o di me che sto ligio alle regole ma addito tutti.

    Abbi cura di te quando esci o scalpiti per uscire, così puoi aver cura anche di me che ti abito vicino, che sono di una certa età, che ho già i miei malanni.

    Abbi cura di me!

    A te che sei lontano, ma nello stesso tempo dentro a tutto questo, chiedo vicinanza, con una preghiera, un pensiero sentito, un abbraccio che fai a te stesso per farlo arrivare a me e a tutti. 

    Sì a tutti e a te, come scossa senza fine. A te perché in tutte queste storie ci sei anche tu che ti riconosci o forse non sai ancora di essere ogni spigolo umano. A tutti, nel cerchio dell’uragano italiano, nel perno del mondo, in tutti i suoi raggi. Come la vibrazione del sassolino lanciato nell’oceano, che sa arrivare dovunque, fino a toccare tutti i continenti. Ciascuno incasinato e affannato, scosso e devastato da piaghe simili o diverse.

    Abbi cura di me vale per tutte e per tutti. Se lo facciamo l’uno con l’altro diventa un grande

    ABBIAMO CURA DI NOI!

    Ci mettiamo le nostre lacrime, le nostre riflessioni e le nostre commozioni. La nostra anima insieme alle altre, l’umanità più bella nell’Amore!!

    Immagina se cominciassimo a volare tra le montagne e il mare

    Dimmi dove vorresti andare

    E abbracciami che, nonostante tutto, noi siamo ancora insieme…

    Abbi cura di me che tutto è così fragile…

    Monica

  • Vuoto

    27 marzo 2020 ore 18

    Con il cuore pesante (ho saputo oggi che un caro amico ha perso la sua battaglia con il virus) guardo il Papa che con il suo incedere lento e affaticato, sembra portare il peso del mondo.

    Piazza San Pietro vuota… in una serata nella quale anche il cielo sembra unirsi alle lacrime di tante famiglie.
    Basilica di San Pietro vuota, tra splendide decorazioni ed affreschi che in questo momento stridono.

    Vuoto… quante volte mi sono seduta nella Pieve di Romena quando era vuota, ma piena di quell’energia vitale che permette di affrontare con dignità ogni avvenimento della vita.

    Forse è vero che bisogna fare vuoto fuori e dentro di noi, perdere le nostre certezze e la nostra presunzione di bastare a noi stessi, per permettere a Dio di inondarci con il suo Amore.

    Brunella

  • Chiamami per nome

    Chiamami per nome ogni volta che mi passi accanto
    Chiamami per nome ogni volta che vuoi chiamarmi
    Chiamami per nome quando vuoi stare con me.

    Non chiamarmi diversamente
    Non usare sostantivi neutri
    Non passarmi davanti sfuggendo
    Ma per favore: chiamami per nome.

    E ogni volta che poggi le tue mani su di me….  ti prego…
    Chiamami per nome
    Ogni volta che non posso risponderti con il mio corpo… tu
    Chiamami per nome

    Lo so è faticoso ricordare come mi chiamo….
    Ma l’ amore fa superare ogni fatica.
    Lo so è una perdita di tempo ricordare il mio nome …. 
    Ma so per certo che vivi il tempo ogni volta che mi chiami.

    TU INSISTI E CHIAMAMI PER NOME
    TU PROVA A CHIAMARMI PER NOME
    FORSE NON TI SEI ACCORTO…

    OGNI VOLTA CHE MI CHIAMI
    IO VIVO.

    ( A tutti noi operatori sanitari e a ai nostri incontri )

  • Silenzio

    Nel corso della vita,
    non ho mai pensato di fare silenzio.

    Quando ho voluto farlo,
    non sono stata capace.

    Hanno vinto le parole,
    parole inutili e deleterie, quasi sempre.

    Ho capito che era un’impresa titanica.

    Mi occorreva tanto esercizio e tanta buona volontà.

    Considero questo Tempo,
    un tempo importantissimo, preziosissimo,
    una Prova,
    una prova per migliorarmi.

    Il silenzio è diventato mio amico.

    Mi alleno a far tacere la bocca.

    Alleno la mia voce
    a dare voce solo a parole gentili e sensate.

    Le parole buone sono carezze invisibili.

    E Gesù può trasformarle in carezze celesti,
    visibili all’anima che sta in silenzio.

    Alessandra

    Signa, 23/03/2020

  • In questo momento…

    Buongiorno sono Loredana,
    Voglio ringraziarvi per l’aiuto che date a me e a tante persone in questo momento particolare della storia e sempre.
    E’ da poco che vi ascolto e vi conosco e quello che mi colpisce di ciascuno di voi è l’essenzialità delle parole: poche e dritte al cuore.
    Vorrei anche io ricambiare in qualche modo attraverso la musica, quello che vivo, sento e penso, come cristiana che lavora tra persone malate, delle riflessioni che mi aiutano e chissà potrebbero aiutare tante persone che a volte come me perdono la speranza, in questo momento cosi difficile.
    Grazie se potete un giorno ascoltare e aiutare.

    Loredana

  • E torneremo a fiorire

    Carissimi amici di Romena,

    sono Suor Valeria, una Clarissa francescana missionaria del Santissimo sacramento!
    Mi piace questa vostra iniziativa!  
    Gli occhi oggi esprimono al massimo i nostri pensieri se li posiamo da qualche parte! E mi piace condividere con voi uno scritto…contemplato davanti all’albero delle albicocche in fiore ed espresso in adorazione davanti a Gesu!!!! 

    E TORNEREMO A FIORIRE

    E…Torneremo a fiorire,

    Sì, perché la vita 

    ha un respiro più lungo della morte!

    E con amabile prepotenza 

    torna a sbocciare tante volte,

    e tutte le volte con novità e freschezza!!!

    Torneremo a fiorire

    dopo aver riscoperto

    e riconosciuto noi stessi

    nell’ambiente caldo e intimo di casa!

    Torneremo a fiorire

    dopo aver sofferto,

    perché è dalla sofferenza

    che si riemerge più belli, tutte le volte!

    Nulla insegna più della sofferenza!

    Torneremo a fiorire

    e il profumo che sentiremo

    non sarà più quello di prima,

    ma più intenso, pu vero, più forte!

    Torneremo a fiorire

    e, permetteremo all’altro di fiorire con noi, 

    Ognuno nella usa unica bellezza, ma con

    profonda complementarietà!

    Torneremo, 

    torneremo a fiorire

    in questo mondo, in questo tempo…

    Ma ora…. è tempo di tornare a fiorire,

    dentro di se, dentro la propria casa!

    TORNIAMO A FIORIRE….

    E TORNEREMO A FIORIRE!!!!

    Sr Valeria!

    #Pensieri al tempo del coronavirus! 

    Un abbraccio e un ricordo nella preghiera e speriamo a presto….a Romena!!!!

  • Lasciare andare

    Ho letto il vostro invito a condividere qualche pensiero del periodo.
    Il mio “tempore famis” e’ un po’ particolare perché proprio in questo periodo sto facendo la chemioterapia per un linfoma. Perciò, sperando di non andare fuori tema ho pensato di mandare qualche pagina del mio diario.
    Un caro saluto e un grazie di cuore per la testimonianza che portate, e per tutte le occasioni di crescita spirituale che offrite,

    Marta


    6 Febbraio 2020
    Quella che sto vivendo è una grande occasione, che mi capita a metà (forse un po’ prima..!) della mia vita per fare un nuovo passaggio, per assumere una nuova crescita. Non è il momento di sapere chi sono, penso di saperlo abbastanza oggi come oggi; ma è il momento di fare una sintesi di quello che sono e fiorire un’altra volta, inglobare tutto ciò che sono stata finora e sono, ma rivestendoli di uno spessore nuovo. Che vorrei si chiamasse libertà, e forza, e amore.
    Quindi sarà come aggiungere qualcosa, crescere.
    Spero che affrontare la malattia mi insegni ad affrontare in generale il male, nella vita; spero di imparare a farlo con determinazione, con verità e trasparenza, con gentilezza.
    Spero imparerò di nuovo ad affidarmi, a sentire la Presenza di Dio come terreno solido su cui camminare, come abbraccio ristoratore e salvezza.
    Perché toccherò con mano che pensare di essere autosufficienti, o vivere come se lo fossi, è un’utopia. Che non basto a me stessa, che posso aver anche costruito o messo da parte tanto, ma che nulla conta se non ciò che viene condiviso. Che nulla conta se non l’amore.
    Non so ancora cosa mi aspetta ma, in un certo senso, sono pronta.


    24 Febbraio 2020
    Lasciar andare per ora anche i progetti familiari, le idee da concretizzare, le nuove cose da fare con l’associazione, per il lavoro, in famiglia.
    Lasciar stare – forse – tutto ciò che comporta il “fare”.
    Ma coltivare l’essere, custodire questi progetti nel cuore e farli crescere, pensarli, definirli, prepararli. Per poi farli fiorire quando sarà il momento.
    Coltivare le relazioni semplici, vicine, perché non si può sempre raggiungere tutti e arrivare lontano. Questo è il tempo di crescere nelle piccole attenzioni dell’amore in famiglia, nell’affinare il linguaggio del cuore, dei silenzi e dei gesti. Nell’amare qui e ora, per il poco che posso, tenendo il pensiero all’universale ma le azioni ancorate al particolare. Cambiare e far splendere il mondo che mi circonda, per imparare a farlo, e farlo sempre meglio. Anche con la sola presenza, anche con la sola mia vita. Essere per l’altro. Essere ora deve bastare, per questo voglio crescere e andare sempre più in profondità.
    Tutto c’era già anche prima: il senso, le cose importanti. L’amore e le persone prima di tutto.
    Ma ora ho l’opportunità grandissima di far diventare questo la mia vera vita, che tutto questo diventi vita reale, concreta. Amore speso e spezzato e condiviso davvero. Nelle piccole cose, nei giorni.
    Vivere intensamente e con consapevolezza. Amare dove e come e chi posso, a piccoli passi.
    I grandi progetti si intraprenderanno dopo, e saranno frutto di questa capacità d’amore umile e sottile e nascosta, se l’avrò coltivata bene. Non c’è limite all’amore. L’amore si può sempre fare.

  • Tempore famis

    Salute a voi, amici di Romena,
    ho passato giorni di paura, di oppressione, di sperdimento; tante cose a cui mi sono
    aggrappata e che facevano parte della mia vita mi sono state strappate, come a tutti; ad una ad una le abbiamo dovute lasciare andare.
    Da qualche giorno sono approdata a questa conclusione:
    dobbiamo fare il nostro eremo qua, nelle nostre case, ma veramente, utilizzando il tempo, che è la nostra vita, per creare, studiare, prendersi cura… non lasciandolo semplicemente scorrere; organizziamoci come meglio crediamo, l’importante è che siamo noi a gestire e decidere COSA fare e COME vivere;
    Ho partecipato al primo eremo a Romena nel lontano 1998, e poi tanti altri negli anni, a Romena, a Quorle…dalle esperienze passata mi tornano alla mente frasi e momenti che mi sostengono adesso; le parole di Wolfgang al telefono mi confermano nel mantenere un orientamento positivo; il fatto che ogni giorno sul sito di Romena trovo un video mi aiuta a superare i momenti di sperdimento; il sapere che non siamo
    soli, che ci sono persone come Gigi, come il Papa, che pregano e che si fanno sentire vicini in questa fase delicata e di grande potenza mi fa avere fiducia che tutto possa volgersi al bene; e poi ci sono persone come Franco Arminio che mette il suo numero di telefono a disposizione, Jovanotti, forza della natura, che fa la diretta ogni giorno e tanti altri che mettono a disposizione il loro tempo per gli altri (per non parlare dei medici e del personale sanitario che mettono a disposizione molto più del tempo); quel tempo che è l’unica cosa che abbiamo adesso; tutto questo mi commuove; non voglio dilungarmi oltre, vi abbraccio tutti sognando il momento in cui potremo di nuovo abbracciarci nella nostra meravigliosa Pieve che tutto/i accoglie e tutto cura.

    Michela


    : mi alzo, faccio una piccola meditazione, colazione, mi dedico al lavoro in casa, cucino per i miei figli; leggo, faccio una passeggiata, tolgo le erbacce in giardino, altro periodo per guardare qualcosa di edificante